L'elettricista è stato chiaro: tutti facciamo questo errore in casa che ci costa poi caro in bolletta

In estate, quando si torna a casa accaldati, il gesto viene quasi automatico: telecomando in mano e condizionatore a 19 gradi. Sembra il modo più rapido per trovare sollievo, ma non è così.
In estate, quando si torna a casa accaldati, il gesto viene quasi automatico: telecomando in mano e condizionatore a 19 gradi. Sembra il modo più rapido per trovare sollievo, ma non è così.
L'elettricista è stato chiaro: tutti facciamo questo errore in casa che ci costa poi caro in bolletta

Lo ha spiegato l’elettricista Manuel Amate, intervenuto nei giorni scorsi al programma spagnolo Espejo Público: abbassare così tanto la temperatura non raffredda prima le stanze e rischia solo di far salire la bolletta elettrica. Con il caldo che pesa sulle case e sui consumi, usare bene la climatizzazione diventa una questione pratica: stare freschi, senza esagerare e senza pagare più del necessario.

L’errore è molto comune. Si entra in casa, si sente l’afa addosso e si porta subito il condizionatore a 18 o 19 gradi, pensando di accelerare il fresco. In realtà, ha chiarito Manuel Amate, il climatizzatore non manda aria molto più fredda solo perché il termostato viene abbassato al minimo. Fa un’altra cosa: resta acceso più a lungo. E quindi consuma di più.

Il meccanismo è semplice. La macchina legge la temperatura scelta e lavora finché non la raggiunge. Se l’obiettivo è troppo basso, il compressore continua a girare, l’impianto viene messo sotto sforzo e la stanza può diventare persino troppo fredda. Alla fine il risultato è spesso lo stesso: meno comfort, più consumo elettrico e magari, dopo mezz’ora, si spegne tutto o si alza la temperatura di colpo.

Il messaggio dell’elettricista è diretto: mettere il condizionatore a 19 gradi non vuol dire ottenere più fresco in meno tempo. È un’abitudine diffusa, soprattutto nelle giornate più pesanti, ma non porta il vantaggio che molti immaginano.

La soglia dei 28 gradi: fresco in casa e consumi sotto controllo

Secondo Amate, in estate una regolazione più ragionevole del condizionatore dovrebbe stare vicino ai 28 gradi. Una temperatura che, ha spiegato in tv, permette di mantenere un ambiente gradevole senza spingere troppo sui consumi. “Configurare la temperatura il più vicino possibile ai 28 gradi è ideale per mantenere il comfort senza un consumo energetico eccessivo”, ha detto durante l’intervento.

Mano con telecomando del condizionatore puntato verso uno split a parete in salotto con divano e ventilatore
Telecomando puntato sul condizionatore in un soggiorno estivo, per parlare di comfort e consumi in bolletta.

A chi è abituato a impostare il climatizzatore molto più in basso, il numero può sembrare alto. Però in una casa già protetta dal sole, con le persiane abbassate nelle ore centrali e le porte interne gestite con un po’ di attenzione, può bastare per togliere l’afa e rendere l’aria più stabile. Non serve trasformare il soggiorno in una cella frigorifera.

C’è anche il tema degli sbalzi termici. Passare dalla strada, magari con più di 35 gradi, a una stanza impostata a 19 può provocare fastidi: gola secca, contratture, brividi, quella sensazione di freddo addosso che arriva dopo pochi minuti. Una temperatura più alta ma costante aiuta il corpo ad adattarsi meglio. Meno shock, più equilibrio.

Modo turbo e alette: così il fresco arriva prima senza forzare il termostato

Per sentire fresco in fretta, senza scendere troppo con la temperatura, può essere più utile usare il modo turbo del condizionatore. A seconda dei modelli viene chiamato anche modalità potente o spinta rapida. In pratica, per alcuni minuti aumenta la velocità della ventola interna e muove più aria, così il fresco si distribuisce prima nella stanza.

La differenza si nota soprattutto appena si rientra. Il flusso diventa più deciso, l’aria comincia a circolare e il caldo fermo vicino a pareti, tende e mobili viene smosso. Poi, quando la sensazione diventa più sopportabile, conviene tornare alla modalità normale e lasciare lavorare l’impianto senza tirarlo troppo.

Conta molto anche l’orientamento delle alette del condizionatore. Se il getto punta dritto sul divano, sul letto o sulla scrivania, all’inizio può sembrare piacevole. Dopo un po’, però, dà fastidio. Meglio mandare l’aria verso l’alto o lungo la stanza, evitando ostacoli davanti allo split: una tenda pesante, una libreria alta o una porta lasciata a metà possono bloccare la circolazione.

In una stanza ben organizzata non serve stare sotto il getto per respirare. Il fresco deve girare, non colpire. Sembra un dettaglio, ma in casa cambia parecchio.

Ventilatore e condizionatore: quando usarli per evitare sprechi e notti difficili

Ventilatore e condizionatore non fanno lo stesso lavoro, anche se spesso vengono trattati come alternative. Il condizionatore abbassa davvero la temperatura dell’aria ed è più indicato in saloni, cucine usate a lungo o stanze molto esposte al sole. Il ventilatore, invece, non raffredda la stanza: muove l’aria e aiuta il corpo a disperdere calore.

Per questo, nelle ore meno calde o durante la notte, un ventilatore a basso consumo può essere una scelta efficace. Consuma molto meno di un climatizzatore e, se messo nel punto giusto, migliora la sensazione di fresco senza creare un freddo artificiale. “Un ventilatore consuma dieci volte meno”, aveva ricordato Amate in un altro intervento citato da Xataka Smart Home, parlando proprio di risparmio.

In camera da letto serve ancora più attenzione. Dormire tutta la notte con il condizionatore acceso può seccare la gola, dare fastidio ai muscoli se l’aria arriva diretta e rendere il risveglio poco piacevole. Una via di mezzo è raffreddare la stanza prima di andare a dormire, poi usare il timer, il modo notte o un ventilatore da soffitto a bassa velocità.

Durante un’ondata di calore, certo, il condizionatore può diventare necessario anche di notte. Il criterio però resta lo stesso: non inseguire i 19 gradi, evitare correnti dirette e usare bene gli strumenti disponibili. Così la casa resta vivibile, l’impianto lavora meno e la bolletta della luce non paga il prezzo di un gesto fatto d’istinto, con il telecomando in mano e il caldo ancora addosso.

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