Non significa sparire dai servizi di Mountain View, né rinunciare a Maps, Gmail o Android. Il punto è più semplice: capire quali dati vengono salvati, per quanto tempo restano lì e che effetto hanno su suggerimenti, pubblicità e funzioni legate all’intelligenza artificiale.
La voce Attività web e app, disponibile su myactivity.google.com, è uno dei controlli più sensibili dell’account Google. Qui finiscono le informazioni sulle ricerche, sull’uso di alcuni servizi e, se l’utente ha fatto l’accesso, anche su parte dell’attività in Chrome e sui dispositivi Android. Google spiega che questi dati servono a rendere più rapidi i risultati, migliorare i suggerimenti e collegare meglio l’esperienza tra i suoi prodotti.
Il punto critico, per molti, è proprio questa continuità. Una ricerca fatta al mattino, un comando dato all’Assistente, una pagina aperta dal telefono: tutto può contribuire a disegnare un profilo abbastanza preciso delle abitudini online. Disattivare Attività web e app ferma il salvataggio delle nuove attività, ma non cancella automaticamente quelle già raccolte. Per eliminare anche il passato bisogna scegliere “Disattiva ed elimina attività”, oppure intervenire a mano nella sezione Le mie attività su Google. Un passaggio in più, e spesso è quello che sfugge.
Cronologia dei servizi di ricerca: dati, personalizzazione e addestramento dell’IA
Un’altra impostazione da guardare con attenzione è la Cronologia dei servizi di ricerca, legata ai dati prodotti su servizi come Ricerca Google, Maps, Shopping, Voli, Hotel, Traduttore e News. Negli ultimi anni, anche per effetto del Digital Markets Act dell’Unione europea e dell’arrivo degli strumenti di IA generativa, Google ha cambiato il modo in cui distingue raccolta dei dati e personalizzazione dei servizi.
Tenere attiva questa cronologia significa consentire a Google di usare alcune interazioni per adattare risultati, feed e contenuti mostrati all’utente. Nelle pagine di assistenza, la società precisa inoltre che queste informazioni possono servire a “fornire, sviluppare e migliorare” i servizi, compreso l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale generativa, con possibile intervento di revisori umani in alcune fasi di controllo. In altre parole: non è soltanto un elenco di ricerche già fatte.
Il pannello si trova sempre su myactivity.google.com. Da lì si può disattivare la Cronologia dei servizi di ricerca, scegliere la cancellazione automatica dopo un certo periodo o eliminare i dati già salvati. C’è però un dettaglio da non sottovalutare: per ridurre davvero un feed costruito su misura, va controllata anche la Personalizzazione dei servizi di ricerca. È una voce collegata e può restare attiva anche quando l’utente è convinto di aver già chiuso tutto. Piccola impostazione, conseguenze concrete.
My Ad Center: come limitare gli annunci basati sul profilo personale
La terza area è My Ad Center, il pannello raggiungibile da myadcenter.google.com, dove si gestisce la personalizzazione degli annunci. Google usa dati dell’account, attività di ricerca e segnali demografici per mostrare pubblicità più vicine agli interessi presunti dell’utente. A volte ci prende. Altre volte gli annunci diventano insistenti, o semplicemente indesiderati. “Sembrano sapere troppo” è la frase che molti ripetono davanti a inserzioni nate da ricerche recenti o da interessi appena accennati.
Disattivare la personalizzazione degli annunci, però, non fa sparire la pubblicità dai servizi Google. Gli annunci continueranno a comparire, ma saranno meno legati al profilo personale e più basati su segnali generici, come il contenuto della pagina o l’area geografica approssimativa. Nel pannello Il mio centro inserzioni si possono vedere anche le categorie associate all’account, i marchi mostrati più spesso e gli annunci visualizzati di recente. È una pagina che pochi aprono, ma molto concreta: in pochi clic fa capire quanto possa essere dettagliato il profilo pubblicitario.
Timeline di Maps: quando la cronologia degli spostamenti continua in background
L’ultima impostazione riguarda la Timeline di Google Maps, cioè la cronologia degli spostamenti. Quando è attiva, registra luoghi visitati, percorsi e posizione del dispositivo, anche se Google Maps non è aperta sullo schermo. Google ha spostato via via parte della gestione della Timeline sul dispositivo, ma resta una funzione da controllare bene: può ricostruire la vita fisica dell’utente, tra casa, lavoro, viaggi, soste e parcheggi.
La funzione può essere comoda. Aiuta a ritrovare un ristorante visitato mesi prima, ricostruire un itinerario, ricordare dove è stata lasciata l’auto con Android Auto. Il rovescio della medaglia è chiaro: una mappa personale, giorno dopo giorno. Da myactivity.google.com si può disattivare la Cronologia delle posizioni, eliminare i dati precedenti o impostare l’eliminazione automatica.
Ma serve un controllo in più: se restano attive Attività web e app o la Cronologia dei servizi di ricerca, Google può continuare a registrare segnali meno precisi, come posizione generale e indirizzo IP, quando si cercano meteo, negozi vicini o indicazioni locali. Qui la privacy non dipende da un solo interruttore.