L'autovelox con l'AI arriva in Italia: è in grado di capire anche se stiamo utilizzando WhatsApp

La Città Metropolitana di Firenze ha dato il via libera, nel luglio 2026, a una sperimentazione sulla Fi-Pi-Li, nel territorio di Lastra a Signa: un autovelox con intelligenza artificiale, proposto da Sodi Scientifica, capace di guardare dentro l’abitacolo e provare a riconoscere comportamenti pericolosi alla guida.
La Città Metropolitana di Firenze ha dato il via libera, nel luglio 2026, a una sperimentazione sulla Fi-Pi-Li, nel territorio di Lastra a Signa: un autovelox con intelligenza artificiale, proposto da Sodi Scientifica, capace di guardare dentro l’abitacolo e provare a riconoscere comportamenti pericolosi alla guida.
L'autovelox con l'AI arriva in Italia: è in grado di capire anche se stiamo utilizzando WhatsApp

Non solo velocità, dunque. Nel mirino ci sono smartphone al volante, cintura non allacciata, ma anche controlli su targa, assicurazione e revisione.

La scelta del punto non è casuale. Il dispositivo è stato installato lungo la SGC Firenze-Pisa-Livorno, una delle strade più trafficate della Toscana, nel comune di Lastra a Signa. Ogni giorno, su quel tratto, passano pendolari, camion e veicoli diretti verso la costa. Nei materiali tecnici citati dagli enti territoriali, al km 8,040 sono indicati 43.363 transiti complessivi: 35.275 veicoli leggeri e 8.088 pesanti.

Non è una prova in condizioni comode. La Fi-Pi-Li è una strada vera, con luce che cambia, corsie piene, code improvvise e abitacoli non sempre facili da inquadrare. I mezzi pesanti, poi, possono coprire parte della visuale. Proprio per questo, spiegano fonti vicine alla sperimentazione, quel tratto permette di capire se il sistema regge nel traffico di tutti i giorni. Un test severo, insomma. E poco disposto a perdonare gli errori.

Dietro il progetto c’è Sodi Scientifica, azienda di Calenzano legata da decenni alla storia dell’Autovelox in Italia. La società, nei suoi materiali pubblici, ricorda di aver registrato il marchio Autovelox® nel 1966 e di sviluppare da tempo strumenti per il controllo del traffico e delle infrazioni. Questa volta, però, il salto non riguarda solo la velocità.

Dallo smartphone alla cintura: che cosa può vedere la nuova telecamera

Il dispositivo in prova è pensato per individuare quattro possibili irregolarità: uso del telefono alla guida, cintura di sicurezza non allacciata, assenza di copertura assicurativa e revisione scaduta. Per assicurazione e revisione il controllo passa dalla lettura automatica della targa e dal confronto con le banche dati disponibili. Per telefono e cintura, invece, entra in gioco la telecamera, insieme agli algoritmi chiamati a interpretare ciò che accade dentro l’auto.

Conducente visto da dietro in auto in autostrada, con portale di telecamere sopra la carreggiata e smartphone sul sedile
Vista dall’abitacolo su traffico in autostrada e portale con telecamere, simbolo dei nuovi controlli su guida e dispositivi.

È qui che pesa l’intelligenza artificiale. Il sistema dovrebbe riconoscere, per esempio, un conducente con lo smartphone in mano, lo sguardo rivolto verso lo schermo o la cintura non visibile sul busto. Secondo le schede tecniche diffuse, l’apparato usa anche luce a infrarossi, così da funzionare nelle ore serali e di notte. Un aspetto importante, perché molte infrazioni durano pochi istanti: in coda, durante un rallentamento, magari al semaforo.

Il bersaglio principale resta il cellulare al volante. Nei dati ACI-Istat sugli incidenti stradali 2024, la guida distratta è tra i comportamenti errati più frequenti e pesa per il 13,2% delle circostanze accertate o presunte considerate per i conducenti dei primi due veicoli coinvolti. Una quota rilevante. Anche perché, nello stesso anno, il costo sociale degli incidenti con lesioni a persone è stato stimato dall’Istat in oltre 18 miliardi di euro, quasi l’1% del Pil nazionale.

Niente multe automatiche, almeno per ora: prova, privacy e falsi positivi

Il punto centrale è questo: la sperimentazione, al momento, non porta a multe automatiche. L’autorizzazione della Città Metropolitana di Firenze, in base alle informazioni disponibili, riguarda una fase di prova. Serve a valutare affidabilità, precisione e funzionamento del sistema. La durata prevista è di massimo 90 giorni, con possibilità di rinnovo una sola volta.

Le immagini e i dati raccolti, quindi, servono prima di tutto a capire se l’apparecchio riesce davvero a distinguere un comportamento vietato da un gesto innocuo. Una mano vicino al volto, un riflesso sul parabrezza, un oggetto scambiato per telefono: in strada sono dettagli che possono fare la differenza. “Prima di parlare di verbali servono certezze tecniche”, è il ragionamento che filtra dagli ambienti amministrativi. La linea, per ora, è quella della prudenza.

C’è poi il tema della prova. Un autovelox tradizionale misura la velocità in un punto preciso. Un sistema come questo, invece, interpreta un comportamento attraverso immagini dell’interno del veicolo. Per diventare uno strumento stabile di accertamento dovrà reggere sul piano tecnico, amministrativo e, in caso di ricorsi, anche giudiziario. Restano aperti anche i capitoli privacy, conservazione delle immagini e possibili falsi positivi. Questioni molto concrete, non semplici formalità.

Dal vecchio autovelox al controllo dei comportamenti: cosa cambia per chi guida

La novità della prova sulla Fi-Pi-Li sta nel cambio di prospettiva. L’autovelox classico controlla quanto corre un veicolo. Questa nuova generazione di dispositivi prova invece a capire come si comporta chi è al volante. Non guarda solo al tachimetro, ma anche all’abitacolo: mani, cintura, telefono, postura. È un passaggio più delicato, perché sposta il controllo dalla misura di un dato alla lettura di un’azione.

Intanto le regole sono diventate più dure. Il Codice della strada, modificato dalla legge 25 novembre 2024, n. 177, ha rafforzato il contrasto all’uso del cellulare alla guida. Il Ministero della Salute, richiamando l’articolo 173, indica per chi usa il telefono al volante una sanzione da 250 a 1.000 euro, con perdita di punti e sospensione della patente in alcuni casi. Se la violazione si ripete nel biennio, gli importi aumentano e la sospensione può durare di più.

Per gli automobilisti, però, non è solo una questione di soldi. Un sistema capace di rilevare WhatsApp alla guida, cintura e documenti del veicolo attraverso la targa apre una fase nuova nei controlli stradali. Più prevenzione, nelle intenzioni. Ma anche più attenzione ai limiti dell’automazione. Solo alla fine della sperimentazione si capirà se la tecnologia sarà pronta a uscire dal test e, soprattutto, con quali garanzie.

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