Ne viene fuori un viaggio tra stereotipi al volante, reputazioni dure a morire e dati assicurativi che, non sempre, confermano quello che molti pensano di vedere ogni giorno in strada.
La domanda di partenza è semplice, quasi da chiacchiera al bar o da sosta in autogrill: la marca dell’auto cambia il modo in cui giudichiamo chi guida? MoneySuperMarket ha chiesto agli intervistati di collegare alcuni comportamenti ai marchi più diffusi: guida aggressiva, uso delle frecce, rispetto dei limiti, capacità di parcheggiare. Il risultato è una mappa di luoghi comuni automobilistici, alcuni prevedibili, altri meno netti.
Il punto, però, va tenuto fermo: lo studio racconta soprattutto la percezione degli automobilisti, non stabilisce una verità assoluta su come si comportano davvero i guidatori. “Non è che quando cambio auto cambio anche il comportamento in strada”, ha osservato un lettore commentando il tema, centrando una critica piuttosto diffusa. Eppure gli stereotipi resistono. Chi sfanala in autostrada, chi viaggia piano in corsia centrale, chi lascia l’auto storta davanti al supermercato: prima o poi, nel traffico, tutti finiscono dentro una categoria.
BMW, Tesla e Audi: i marchi finiti nel mirino per la guida aggressiva
Nel sondaggio, BMW è il marchio più spesso associato ai comportamenti considerati rischiosi: il 63% degli intervistati lo collega alla velocità eccessiva, il 44% alla guida aggressiva e il 32% al mancato uso delle frecce. Un ritratto duro, quasi da caricatura, che da anni accompagna una parte dell’immaginario legato alle berline e ai Suv bavaresi. Subito dietro, per la velocità, compaiono Mercedes-Benz con il 51% e Audi con il 46%.
Anche Tesla entra nella parte meno lusinghiera della classifica. Il marchio californiano viene indicato come quello con i guidatori meno bravi nel parcheggio, con il 17% delle risposte, e compare tra i primi cinque anche per guida aggressiva e mancato uso degli indicatori di direzione. Qui la percezione sembra mettere insieme più elementi: l’immagine tecnologica, il prezzo di molti modelli, il dibattito sulle auto elettriche e una certa divisione attorno al marchio. “Tesla demolita”, ha scritto un utente, con la sintesi ruvida tipica dei forum.
C’è poi il capitolo dell’immagine. Secondo gli intervistati, i marchi più legati a un’idea di status sono Mercedes-Benz con il 76%, BMW con il 72% e Audi con il 69%. Tesla, curiosamente, compare sia tra i marchi considerati più desiderabili sia tra quelli giudicati meno “cool”. Segno di una reputazione spaccata: per alcuni è innovazione, per altri ostentazione.
Volvo, Toyota e Kia: l’altra faccia della strada, tra prudenza e rispetto
Dall’altra parte, Volvo conferma la sua immagine legata alla sicurezza stradale. Il marchio svedese è primo per cortesia e rispetto, con il 40% delle indicazioni, e guida anche la classifica sull’uso corretto delle frecce, a pari merito con Hyundai e Toyota al 30%. Non stupisce: Volvo ha costruito per decenni la propria comunicazione sulla protezione di chi viaggia a bordo. E quella reputazione, ancora oggi, resta.
Toyota viene associata a guidatori pratici, razionali e attenti ai limiti: il 41% degli intervistati la mette al primo posto per rispetto della velocità consentita, davanti a Kia e Volvo. Kia, invece, è vista come il marchio dei guidatori più lenti, con il 27% delle risposte. Letto così, potrebbe sembrare quasi un complimento. Ma andare troppo piano, in certe situazioni, può creare problemi, soprattutto sulle strade veloci o in corsia centrale.
Nelle associazioni di personalità, Toyota raccoglie definizioni come pratica, “orientata alla famiglia”, umile e affidabile. Hyundai segue una linea simile, mentre Honda viene spesso collegata a comportamenti corretti e a un’immagine sobria. Sono etichette, certo. Ma dicono qualcosa sul legame tra identità del marchio e immaginario collettivo.
Pregiudizi e dati reali: quando il logo non basta a spiegare chi guida
La parte più interessante arriva quando la percezione viene messa accanto ai dati assicurativi e alle infrazioni registrate. Pur essendo indicati nel sondaggio come i guidatori “più pericolosi”, gli automobilisti BMW risultano meno penalizzati, nel 2025, rispetto a quelli di Tesla, Saab e Land Rover. E per le multe legate all’eccesso di velocità, la classifica citata vede in testa Audi, con il 2,8% delle sanzioni, seguita da Volkswagen, Mercedes e Honda.
Anche su Kia il cortocircuito è evidente: il marchio viene percepito come lento, ma compare nella top 15 dei brand con più infrazioni per velocità. Lo stesso vale, in modo diverso, per Tesla: tra i possessori con più violazioni della media, uno su quattro guida una vettura del marchio. Insomma, il logo sul cofano non basta a spiegare il comportamento di chi sta al volante.
Alla fine, lo studio restituisce più una fotografia dei nostri pregiudizi sulla guida che una sentenza sugli automobilisti. L’auto comunica qualcosa: status, prudenza, tecnologia, razionalità. Poi però contano età, abitudini, chilometri percorsi e rispetto delle regole. In strada, la marca si nota subito. Il guidatore, invece, si capisce solo dopo qualche metro.