Una delle truffe digitali più pericolose può iniziare senza link sospetti o app malevole, semplicemente prendendo il controllo del numero di telefono della vittima.
Da quel momento, codici SMS, recuperi password e accessi bancari possono finire nelle mani sbagliate in pochissimo tempo. Il segnale più importante è spesso improvviso e facile da sottovalutare: il telefono smette di ricevere rete, chiamate e messaggi senza una spiegazione apparente.
Come i criminali clonano la SIM fingendosi il titolare
Il SIM swapping, o scambio di SIM, funziona così: i truffatori riescono a trasferire o clonare una linea telefonica e ne prendono il controllo. Prima, però, raccolgono dati personali della vittima. Possono arrivare da email di phishing, furti di credenziali o informazioni finite online. Damien Bancal, esperto di cyberintelligence e fondatore del blog Zataz, ha spiegato a RMC che i criminali possono chiamare l’operatore “facendosi passare per il cliente” e chiedere una nuova SIM. Oppure possono trasformare la linea in una versione digitale, una eSIM. Bastano una telefonata, qualche dato corretto, un tono convincente. E la pratica può partire.
Non passa tutto dai call center. Secondo Bancal, un altro rischio riguarda le riparazioni: lasciare lo smartphone in assistenza con dentro la scheda SIM o con dati sensibili può esporre a operatori disonesti, anche se si tratta di casi specifici, da valutare uno per uno. In altri episodi il telefono viene invece rubato o manomesso direttamente. La crescita della truffa è legata anche alla diffusione della doppia autenticazione via SMS: nata per proteggere gli utenti, è diventata per i criminali un ostacolo da superare.
Dai bonifici ai profili violati: cosa succede quando il numero passa agli hacker
Quando il numero passa agli hacker, la vittima non perde solo la possibilità di telefonare. Perde un pezzo della propria identità digitale. “L’arnaqueur devient vous”, ha detto Bancal: il truffatore diventa voi. Può ricevere codici, confermare accessi, inviare messaggi, recuperare password. Da lì si spalancano porte diverse: conti bancari, app di pagamento, profili social, caselle di posta.

Smartphone, vassoio SIM e carta bancaria: una scena che richiama i rischi del SIM swapping e dei furti di identità digitale.
Il sito francese 60 Millions de consommateurs ricorda che uno dei rischi principali resta il phishing. Il criminale può presentarsi come banca o operatore e chiedere altri dati alla vittima, o perfino ai suoi contatti. Ma il danno può diventare subito concreto: acquisti autorizzati con codici SMS, bonifici fraudolenti, apertura di nuovi account, chiamate internazionali addebitate al titolare. In alcuni casi citati dagli esperti, le fatture telefoniche hanno superato i 1.500 euro. Tutto parte da un dettaglio piccolo: il numero. Piccolo solo in apparenza.
Segnali d’allarme e prime mosse: operatore, banca e denuncia
I segnali da non sottovalutare sono piuttosto chiari: rete sparita all’improvviso, impossibilità di ricevere SMS e chiamate, app che si disconnettono, password cambiate senza richiesta, notifiche bancarie sospette. In quel momento bisogna agire subito. La prima chiamata va fatta all’operatore telefonico, per verificare se sia stata attivata una nuova SIM. Se c’è stata una frode, bisogna chiederne la disattivazione e riattivare quella originale.
Subito dopo, in caso di movimenti strani, va contattata la banca per bloccare carte, bonifici e operazioni non autorizzate. Poi serve la denuncia alle forze dell’ordine, portando screenshot, orari, messaggi ricevuti e ogni dettaglio utile.
La Gendarmeria della Somme consiglia anche di sostituire, quando possibile, i codici via SMS con app come Google Authenticator o Microsoft Authenticator, oltre a cambiare il PIN della SIM e la password della segreteria telefonica. La regola pratica resta semplice: dare il numero il meno possibile e non cliccare su link sospetti. Sembrano precauzioni banali. Spesso, però, fanno la differenza.