A spingerli, secondo Musk, saranno l’avanzata dell’intelligenza artificiale e una produzione industriale sempre più automatizzata.
Davanti alla platea del Future Investment Initiative, la conferenza internazionale sugli investimenti che si è tenuta nell’ottobre 2024 nella capitale saudita, Elon Musk ha parlato di un cambiamento ormai vicino. Non più solo prototipi da laboratorio o macchine mostrate nelle fiere hi-tech, ma robot pensati per entrare davvero nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. “Penso che entro il 2040 ci saranno probabilmente più robot umanoidi che persone”, ha detto l’imprenditore, con una frase secca, difficile da ignorare.
Musk, proprietario di X e tra le voci più ascoltate — e discusse — della tecnologia mondiale, ha collegato questa previsione alla crescita dell’AI e alla possibilità di produrre macchine capaci di muoversi in spazi costruiti per gli esseri umani. “Ogni Paese avrà una intelligenza artificiale, o più di una, e ci saranno molti robot, molti più degli umani”, ha spiegato. Parole che, nel giro di poche ore, sono rimbalzate sui social e sui siti specializzati.
Robot oltre quota 8,2 miliardi: perché Musk ritiene possibile il sorpasso
Il ragionamento di Musk parte da un punto semplice: se un robot umanoide può essere costruito in serie, aggiornato con il software e usato in molte attività diverse, il vero limite diventa la capacità di produrlo. “Se avete robot umanoidi e non c’è un vero limite al loro numero, e possono funzionare in modo molto intelligente, allora non c’è un vero limite”, ha detto durante l’intervento a Riad.
Oggi la popolazione mondiale supera gli 8,2 miliardi di persone, secondo le stime aggiornate dello U.S. Census Bureau. Il confronto scelto da Musk, dunque, non riguarda qualche milione di macchine nelle fabbriche. Parla di una scala molto più ampia: miliardi di unità, tra aziende, abitazioni, servizi pubblici e infrastrutture. Sembra uno scenario lontano. Ma il 2040 è a circa quindici anni da oggi: un tempo breve per la demografia, molto meno per la tecnologia.
Nel suo ragionamento pesa anche il calo delle nascite in diverse economie avanzate e in parte dell’Asia orientale, dove l’assistenza agli anziani è già un problema concreto. In Giappone, Corea del Sud ed Europa, per esempio, la robotica viene studiata da anni come possibile risposta alla mancanza di lavoratori. Non una sostituzione totale, almeno per ora. Piuttosto, un affiancamento sempre più forte.
AI nazionale e robotica: la partita tra Stati e grandi aziende
La previsione di Musk non riguarda solo le imprese private. Dentro c’è anche il rapporto tra Stati, autonomia tecnologica e intelligenza artificiale nazionale. L’idea espressa a Riad è che ogni Paese finirà per dotarsi di sistemi propri, in grado di gestire dati, sicurezza, infrastrutture e scelte strategiche. In questo quadro, i robot umanoidi diventerebbero il braccio fisico dell’AI.
È un passaggio delicato. Le grandi potenze stanno già investendo in semiconduttori, cloud, supercalcolo e modelli linguistici. L’Unione europea ha scelto una strada più legata alle regole, con l’AI Act. Gli Stati Uniti puntano sulla spinta delle big tech, la Cina su una strategia industriale coordinata, i Paesi del Golfo su capitali e infrastrutture. In mezzo ci sono aziende come Tesla, che con il progetto Optimus lavora da tempo a un robot umanoide pensato, nelle intenzioni del gruppo, prima per le fabbriche e poi per altri usi.
Musk ha spesso indicato Optimus come uno dei prodotti più importanti per il futuro di Tesla. Ma tempi, costi e prestazioni restano tutti da verificare sul campo. In questo settore gli annunci corrono spesso più veloci della realtà. Gli ingegneri lo sanno bene: far camminare un robot, fargli prendere oggetti diversi, renderlo sicuro accanto a una persona sono problemi difficili. E non basta una dimostrazione sul palco per risolverli.
Dal lavoro alla casa: cosa potrebbe cambiare entro il 2040
Se la previsione di Elon Musk dovesse avvicinarsi alla realtà, il primo impatto si vedrebbe nel lavoro manuale e ripetitivo: logistica, magazzini, assistenza, pulizie industriali, agricoltura di precisione, piccola manutenzione. Un robot capace di muoversi in spazi pensati per gli esseri umani — scale, porte, scaffali, utensili fatti per le mani — avrebbe un vantaggio rispetto alle macchine specializzate di oggi. Potrebbe cambiare mansione con un aggiornamento. O quasi.
Nella vita quotidiana, lo scenario evocato da Musk apre domande molto concrete. Chi possiederà questi robot? Quanto costeranno? Saranno controllati da piattaforme private o da sistemi locali? E se ci sarà un errore, un incidente o un abuso, chi ne risponderà? Sono nodi che governi, imprese e autorità di controllo dovranno affrontare prima che il mercato arrivi a numeri così alti.
Per ora resta una previsione. Forte, certo, e firmata da uno degli imprenditori più ascoltati e controversi della tecnologia globale. Ma il segnale è evidente: la robotica umanoide non viene più raccontata come un esperimento da laboratorio. Entra nel linguaggio dell’economia, della sicurezza e della politica industriale. E il 2040, visto da qui, non è poi così lontano.