La previsione di Elon Musk è una svolta radicale per le nostre abitudini: terremoto in arrivo per le nostre finanze

Elon Musk immagina un 2036 senza denaro, o quasi. Lo ha rilanciato il 27 luglio 2026, in un’intervista con Zanny Minton Beddoes, direttrice dell’Economist: secondo il fondatore di Tesla e SpaceX, i progressi di intelligenza artificiale e robotica potrebbero portare le macchine a produrre beni e servizi in quantità superiore ai bisogni umani.
Elon Musk immagina un 2036 senza denaro, o quasi. Lo ha rilanciato il 27 luglio 2026, in un’intervista con Zanny Minton Beddoes, direttrice dell’Economist: secondo il fondatore di Tesla e SpaceX, i progressi di intelligenza artificiale e robotica potrebbero portare le macchine a produrre beni e servizi in quantità superiore ai bisogni umani.
La previsione di Elon Musk è una svolta radicale per le nostre abitudini: terremoto in arrivo per le nostre finanze

A quel punto, sostiene, il denaro perderebbe gran parte del peso che ha oggi. La frase è di quelle pensate per far rumore: “Il denaro non conterà nel 2036”. Musk l’ha detta con il tono secco che spesso accompagna le sue uscite pubbliche. Il ragionamento parte da una domanda elementare: a cosa serve il denaro, se non a comprare cibo, casa, trasporti e intrattenimento? Se questi beni diventassero disponibili in abbondanza, ben oltre la domanda, la moneta finirebbe per contare molto meno.

All’Economist, il miliardario sudafricano ha descritto un futuro “molto, molto diverso dal passato”. Ha aggiunto che, a suo giudizio, non esiste nemmeno una metafora adatta a spiegare la portata del cambiamento. Non una previsione cauta, insomma. Più una scommessa sulla velocità della tecnologia, con una data messa lì senza troppe sfumature: 2036, possibile anno di svolta.

IA e robot al lavoro: la scommessa sull’abbondanza

Il punto centrale, per Musk, è che IA e robot possano arrivare a svolgere quasi ogni lavoro meglio, più in fretta e a costi più bassi degli esseri umani. “L’intelligenza artificiale potrà fare qualsiasi lavoro meglio di qualunque persona, e accadrà molto rapidamente”, ha detto, riferendosi soprattutto alle attività davanti a un computer o a uno smartphone. È lì, secondo lui, che il salto potrebbe arrivare prima.

Addetto con tablet osserva dietro un vetro una linea automatizzata con robot che movimentano scatole
Un lavoratore osserva una fabbrica automatizzata, simbolo di come IA e robotica possano cambiare lavoro e valore del denaro.

Da qui nasce l’idea di un’economia non più fondata sulla scarsità, ma sull’abbondanza. Non una corsa continua per spartire risorse limitate, ma un sistema in cui la produzione automatizzata supera i consumi possibili. È una tesi radicale, discussa da anni da economisti, studiosi del lavoro e tecnologi. Musk però la sposta su un orizzonte molto più vicino: non tra un secolo, ma nel giro di dieci anni.

Dal reddito alto universale al lavoro scelto: salari e consumi alla prova

In questo scenario, Musk non parla solo di reddito universale. Usa un’espressione più forte: “reddito alto universale”. Il lavoro, ha spiegato, potrebbe diventare una scelta personale, un po’ come coltivare un orto: “Non ne hai bisogno, ma magari vuoi farlo”. Una battuta che riassume bene la sua visione: una società in cui l’occupazione non sarebbe più legata alla sopravvivenza economica.

Resta però il nodo più difficile: salari e consumi. Se le persone non pagassero più beni e servizi come fanno oggi, come si reggerebbero imprese e Stati? Musk ha ipotizzato trasferimenti diretti ai cittadini da parte del Tesoro. Secondo lui, l’aumento della produzione potrebbe tenere bassi i prezzi, fino a spingere l’economia verso una fase deflattiva. È una tesi discussa, e con diversi punti scoperti: servirebbero energia disponibile, catene produttive efficienti, controllo delle tecnologie e una distribuzione politica dell’abbondanza che non sarebbe affatto automatica.

Rischi, controllo e lavoro: i nodi della nuova economia

Lo stesso Musk, nell’intervista, non ha presentato questa previsione come una strada senza ostacoli. Ha ammesso i rischi esistenziali dell’intelligenza artificiale, compresa la possibilità che le macchine superino l’intelligenza umana nel suo insieme. Ha anche richiamato la necessità di sistemi di sorveglianza e controllo tra le aziende leader del settore. In quel passaggio il tono cambia: meno visione, più allarme.

Il problema più vicino resta la transizione occupazionale. Se l’automazione corresse davvero alla velocità indicata da Musk, milioni di lavoratori potrebbero vedere cambiare o sparire le proprie mansioni prima che nuovi modelli sociali siano pronti. Ed è qui che il 2036 senza denaro smette di sembrare solo una profezia tecnologica e diventa una domanda politica: chi governa l’abbondanza, se davvero arriverà?

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti
Change privacy settings
×