iPhone, addio ufficiale alle cover: la scelta drastica di Apple cela un motivo importante

iPhone, addio ufficiale alle cover: la scelta drastica di Apple cela un motivo importante

Apple ha tolto dal catalogo ufficiale le custodie in pelle per iPhone nel 2023, a Cupertino, insieme al lancio di iPhone 15.

Una scelta drastica, pensata per ridurre l’impatto ambientale degli accessori e avvicinare l’azienda al traguardo della neutralità carbonica entro il 2030. Dopo dieci anni sugli scaffali degli Apple Store, le cover in pelle sono sparite. E con loro è cambiato anche il modo in cui Apple racconta la fascia alta dei suoi accessori. Non era solo una questione di stile: dietro l’addio alla pelle c’è una linea industriale precisa. Anche se molti utenti non l’hanno presa benissimo.

Addio alla pelle: la svolta ambientale annunciata con iPhone 15

Le cover in pelle Apple erano arrivate nel 2013, insieme a iPhone 5s, e per molti clienti erano diventate quasi un classico: finiture curate, colori sobri, piena compatibilità con i modelli più recenti e, negli ultimi anni, anche supporto MagSafe. Con la gamma iPhone 15, però, Apple ha deciso di chiudere quella stagione. Stop alla produzione, con una scelta estesa anche ad altri accessori, come i cinturini Apple Watch e i portafogli MagSafe in pelle.

La ragione indicata dall’azienda riguarda l’impronta climatica del materiale: la lavorazione della pelle naturale è legata alla filiera zootecnica, settore che, secondo la FAO, pesa per circa il 14,5% sulle emissioni globali di gas serra. Apple, che da anni insiste su alluminio riciclato, terre rare recuperate e imballaggi con meno plastica, ha portato dentro questa linea anche le cover. Una decisione coerente sul piano ambientale. Molto più discussa, però, quando si passa all’uso quotidiano.

Smartphone in cover grigia in tessuto intrecciato, con vecchia custodia in pelle marrone e scatola in cartone sul tavolo

Cover in tessuto e vecchia custodia in pelle a confronto, simbolo del passaggio verso accessori più sostenibili.

Il flop FineWoven: usura precoce, critiche degli utenti e nodo qualità-prezzo

Per prendere il posto della pelle, Apple ha presentato FineWoven, un tessuto in microtwill dalla finitura morbida, descritto come vicino al camoscio e realizzato con una quota alta di materiali riciclati. Il prezzo, però, era rimasto da prodotto premium: 59 dollari per una custodia negli Stati Uniti. Ed è lì che sono cominciati i problemi. Dopo poche settimane dal debutto, molti utenti hanno segnalato graffi visibili, segni difficili da pulire, scolorimenti e una resistenza giudicata inferiore rispetto alle vecchie cover in pelle.

“Bella appena aperta, molto meno dopo un mese”, hanno scritto diversi acquirenti nei forum dedicati ad Apple. Anche alcune recensioni specializzate hanno messo in dubbio il rapporto tra qualità e prezzo. Il punto non era la scelta ecologica in sé, ma il risultato finale: da un materiale premium ci si aspetta durata, non l’impressione di un accessorio già consumato dopo poche settimane di uso normale. Cupertino, almeno pubblicamente, non è tornata alla pelle. Ha scelto un’altra strada.

TechWoven e alternative di mercato: come cambia la scelta delle cover premium

Nel 2025 Apple ha introdotto TechWoven, una nuova finitura in 100% poliestere riciclato, pensata per resistere meglio a macchie, abrasioni e usura quotidiana. Le prime valutazioni di settore l’hanno descritta come un passo avanti rispetto a FineWoven, soprattutto per la capacità della cover di restare ordinata più a lungo. Non imita la pelle pieno fiore, e Apple non sembra volerla vendere come tale. Prova piuttosto a mettere insieme sostenibilità, tatto e durata.

Chi vuole ancora una custodia in pelle per iPhone, quindi, deve guardare fuori dal catalogo ufficiale: marchi come Nomad, Mujjo e Bullstrap continuano a proporre cover compatibili con MagSafe, mentre aziende come OtterBox, Spigen, Caseology, dbrand ed ESR puntano soprattutto su protezione e materiali tecnici. Nel frattempo il mercato si è allargato anche a soluzioni riciclate o biobased. La mossa di Apple, contestata da una parte degli utenti, ha costretto tutto il settore a ripensare cosa significhi davvero “premium” in una cover: non più solo pelle e cuciture, ma anche origine dei materiali, durata e impatto ambientale.

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