Ma nel 2026, tra case piene di dispositivi, abitudini diverse e qualche dubbio sulla salute, non esiste una risposta buona per tutti. La scelta dipende da spazi, uso della rete e qualità del sonno.
La posizione del router conta, eccome. Lo si vede anche senza essere tecnici: basta spostarsi di qualche stanza e il segnale del telefono comincia a calare. Il Wi-Fi viaggia con onde radio e perde forza quando trova muri, mobili, superfici spesse o semplicemente troppa distanza.
Per questo, da anni produttori e operatori ripetono lo stesso consiglio: meglio sistemarlo in una zona centrale della casa, possibilmente in alto e con spazio libero attorno. Non chiuso in un mobile, non nascosto dietro la tv, non incastrato tra libri, lampade e pareti. Un router “libero” lavora meglio e distribuisce il segnale con meno ostacoli. Il risultato si nota nelle videochiamate, nello streaming e nel gaming online, dove anche piccoli cali possono dare fastidio.
C’è poi un punto che spesso si sottovaluta: ogni casa fa storia a sé. Un appartamento lungo e stretto, una casa su due piani o un bilocale con muri portanti possono cambiare parecchio la resa del router Wi-Fi. In questi casi non basta metterlo vicino alla stanza dove si usa di più Internet. Bisogna capire da dove il segnale riesce davvero a muoversi meglio.
Camera da letto o soggiorno: muri, mobili e spazi contano più di quanto sembri
Tenere il router in camera da letto, dal punto di vista pratico, non è per forza un errore. In un monolocale, in un ambiente aperto o in una stanza con pochi mobili, la copertura può essere buona e non dare problemi. Cambia tutto, però, nelle case più tradizionali, dove la camera spesso è piena di armadi, cassettiere, letti contenitore, specchi e oggetti che possono indebolire il segnale.
Il soggiorno, in molte abitazioni italiane, resta spesso la scelta più efficace. Di solito è più centrale, meno chiuso e ospita già smart tv, console, assistenti vocali e dispositivi per lo streaming. “Il router funziona meglio quando respira”, dicono spesso i tecnici durante le installazioni. Una frase semplice, ma rende l’idea: meno barriere ci sono, migliore sarà la copertura.
Non mancano le eccezioni. Se la presa telefonica o la fibra arrivano solo in camera, spostare il router può voler dire passare cavi Ethernet più lunghi, usare canaline o chiamare un tecnico. In alternativa si può pensare a una rete mesh Wi-Fi, utile nelle case più grandi, oppure a un access point collegato via cavo. La decisione, quindi, non riguarda soltanto dove si dorme, ma anche com’è fatta la casa.
Radiazioni Wi-Fi: cosa sappiamo e cosa resta ancora da capire
Il dubbio più comune, quando si parla di router vicino al letto, riguarda l’esposizione ai campi elettromagnetici. I router emettono EMF, cioè campi elettromagnetici a radiofrequenza. Finora, però, le prove scientifiche disponibili non hanno confermato effetti dannosi per la salute ai livelli prodotti dai normali dispositivi domestici.
Uno studio del Berlin Institute of Health, pubblicato nel 2020, ha analizzato l’esposizione al Wi-Fi durante il sonno e non ha trovato prove definitive di effetti importanti sul cervello. Un’altra ricerca, uscita nel 2023 sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, ha studiato gli effetti a lungo termine di un router Wi-Fi sul cervello di topi da laboratorio, senza rilevare conseguenze rilevanti. Gli stessi autori, però, hanno invitato alla cautela: servono altri studi, con metodi diversi e tempi più lunghi.
Questo non vuol dire che ogni timore sia fondato. Ma non significa nemmeno che il tema sia chiuso una volta per tutte. Le autorità sanitarie internazionali continuano a controllare l’esposizione ai campi elettromagnetici, mentre i dispositivi venduti devono rispettare limiti fissati dalle norme. Nell’uso domestico normale, quindi, il problema del router in camera sembra legato più al comfort e al sonno che alle radiazioni.
Luci, sonno e rimedi pratici: cosa fare di notte con il router acceso
Per molte persone il fastidio più concreto non arriva dal segnale, ma dalle luci del router. In una stanza buia, i led possono lampeggiare per ore: alimentazione, connessione, traffico dati, rete wireless. Di giorno quasi non si notano. Di notte, invece, quei piccoli punti verdi, bianchi o blu possono diventare irritanti, soprattutto per chi ha il sonno leggero.
Secondo Sleep.com, l’illuminazione artificiale può interferire con il ritmo circadiano e rendere più difficile addormentarsi o dormire senza interruzioni. Non servono situazioni estreme: a volte basta un led che pulsa sul comodino, magari riflesso su una parete chiara, per disturbare il riposo. Alcuni modelli, come quelli della serie Google Wifi, permettono di ridurre o spegnere le luci dalle impostazioni. Altri, invece, non lo consentono.
Le soluzioni ci sono e sono piuttosto semplici. Si può coprire il led con un piccolo adesivo opaco, sapendo però che sarà meno immediato capire se il dispositivo funziona o se la linea è caduta. Chi vuole ridurre l’attività notturna può disattivare il Wi-Fi dal pannello di controllo, usare l’interruttore fisico se c’è, oppure collegare il router a una presa smart o a un timer meccanico. Occhio però alle funzioni chiamate “Wi-Fi bedtime” o simili: in alcuni casi non spengono davvero il segnale radio, ma bloccano solo l’accesso ad alcuni dispositivi.
Alla fine, la scelta resta molto pratica. Se il router in camera da letto assicura la copertura migliore e non disturba il riposo, non ci sono motivi tecnici per escluderlo. Se invece luci, posizione o mobili peggiorano sonno e connessione, meglio spostarlo in soggiorno o rivedere la rete di casa. Più che un rischio, spesso è una questione di buon posizionamento.