Il problema era nella pompa di calore, che continuava a lavorare anche quando non serviva, facendo salire la bolletta elettrica. La storia, raccontata da Ny Teknik non riguarda un prodotto pronto da comprare e installare. È un intervento privato di domotica e controllo dei consumi, costruito pezzo dopo pezzo, per separare meglio riscaldamento, acqua calda sanitaria e ore in cui l’energia costa di più.
Quando nel 2023 si è trasferito nella nuova casa, Fredriksson-Sten non si aspettava fatture della luce così pesanti. L’abitazione, un chalet costruito negli anni Sessanta, era dotata di una pompa di calore aria-acqua Mitsubishi Ecodan, usata sia per scaldare le stanze sia per produrre acqua calda sanitaria. Fin qui, tutto nella norma. Ma i conti non tornavano. Dopo alcuni controlli, l’ingegnere ha scoperto che l’impianto andava avanti quasi senza pause, anche d’estate e di notte.
Il problema era nel circuito miscelato, che non separava come avrebbe dovuto l’acqua calda dal riscaldamento dei radiatori. In più c’erano un termostato guasto e una valvola difettosa, quella che avrebbe dovuto fermare il passaggio dell’acqua calda verso i radiatori quando la casa non chiedeva calore. Risultato: l’acqua continuava a circolare dove non serviva. “La pompa lavorava molto più del necessario”, ha spiegato Fredriksson-Sten. Un guasto poco evidente, ma capace di pesare parecchio sui consumi. A quel punto ha deciso di metterci mano.
Il preventivo da oltre 5.000 euro e la scelta del fai-da-te assistito
La prima mossa è stata la più ovvia: chiamare un’azienda specializzata in climatizzazione domestica. Il preventivo, però, lo ha spinto a cercare un’altra strada. La riparazione prevedeva la sostituzione dell’accumulatore e il rifacimento di una parte delle tubazioni, per una spesa tra 60.000 e 70.000 corone svedesi, cioè circa 5.400-6.300 euro.
Fredriksson-Sten ha quindi scelto una soluzione diversa, più artigianale ma sotto controllo. Non ha smontato tutto l’impianto e non si è lanciato in collegamenti elettrici improvvisati. Ha studiato invece un sistema per “parlare” con la pompa di calore e farle credere, in certe condizioni, che fosse già presente un’altra fonte di calore. Così l’impianto si fermava, evitando di lavorare a vuoto.
L’ingegnere lo ha definito “un progetto hobby molto divertente”, pur ammettendo di averci passato molte ore. La parte elettrica finale, ha precisato, è stata affidata a un professionista. Prima, però, aveva provato relè e sensori su un banco di test, anche con il supporto di Copilot, per controllare la logica del sistema senza intervenire subito sull’impianto di casa.
Relè smart, sensori e prezzi dell’energia: come funziona il sistema
Al centro della modifica c’è una rete di relè smart e sensori di temperatura collegati via Wi-Fi. Fredriksson-Sten ha installato cinque Shelly Plus 1 Gen4, montati da un elettricista e gestiti con Shelly Smart Control, insieme a sensori piazzati in vari punti della casa. Alcuni leggono la temperatura delle stanze, altri controllano la parte alta e bassa del serbatoio, la mandata e il ritorno del circuito, la temperatura esterna e l’umidità interna.
Non solo: nelle stanze sono arrivati anche termostati Bluetooth e sensori alle finestre, per evitare che il sistema mandi calore quando gli infissi sono aperti. Una casa connessa, sì, ma con un obiettivo molto pratico: impedire alla pompa di calore di accendersi nei momenti sbagliati, senza lasciare la famiglia senza acqua calda sanitaria durante la giornata. Il passaggio più interessante riguarda il prezzo dell’elettricità.
Il sistema consulta in automatico una API gratuita per sapere quanto costa l’energia e regola il funzionamento della pompa in base alle fasce più care e al consumo totale della casa. Se il prezzo sale, o se l’abitazione supera una certa soglia di potenza, l’impianto può essere fermato. Una regola ben impostata, pochi secondi di risposta, e la bolletta cambia direzione.
Risultati, risparmi e limiti: non è un intervento per tutti
Secondo i dati riportati da Fredriksson-Sten, la pompa di calore è passata da un funzionamento quasi continuo a una media di circa tre ore al giorno. Nel periodo preso a confronto, il consumo elettrico della casa sarebbe sceso di circa il 35%, con un risparmio di circa 450 euro in cinque mesi. L’investimento complessivo, ha riferito, è stato di circa 1.160 euro, molto meno rispetto al preventivo iniziale per la riparazione tradizionale. Il beneficio non è stato solo economico.
Una pompa che lavora meno si usura di meno e fa anche meno rumore, cosa non da poco in una casa vissuta ogni giorno. Resta però un limite chiaro: non è una procedura adatta a chiunque. Ogni impianto di riscaldamento è fatto a modo suo, e mettere mano a componenti elettrici o idraulici senza competenze può essere pericoloso. Lo stesso Fredriksson-Sten lo ha detto senza giri di parole: ha studiato il problema, ha fatto prove, poi ha chiamato un elettricista per i collegamenti finali.
La sua esperienza mostra quanto la domotica energetica possa aiutare a ridurre i consumi, ma anche quanto servano metodo, tempo e prudenza. Per molti, il primo passo resta il più semplice: far controllare termostati, valvole e gestione dell’acqua calda, prima che un difetto nascosto trasformi una pompa di calore in una voce pesante della bolletta.