Il tecnico dei condizionatori: "Quando qualcuno ti dice 'spegni il condizionatore, consuma molto', ricorda che..."

Il tecnico dei condizionatori: "Quando qualcuno ti dice 'spegni il condizionatore, consuma molto', ricorda che..."
Il tecnico dei condizionatori: "Quando qualcuno ti dice 'spegni il condizionatore, consuma molto', ricorda che..."
Il tecnico dei condizionatori:

Con il caldo estivo, nelle case italiane torna il solito dubbio: meglio tenere il climatizzatore acceso tutto il giorno oppure spegnerlo quando si esce, per evitare sprechi e una bolletta più salata? Una risposta uguale per tutti non c’è. Come ricordano anche le indicazioni diffuse il 22 giugno 2026 da ClimaConvenienza, contano la durata dell’assenza, la temperatura esterna, l’isolamento della casa e il tipo di apparecchio installato. A fare la differenza, spesso, sono scelte molto semplici: dal termostato regolato bene alla pulizia dei filtri.

Climatizzatore acceso o spento: perché non c’è una regola per tutti

Il punto di partenza è semplice: il climatizzatore consuma di più quando deve raffreddare una stanza ormai molto calda, riportandola alla temperatura scelta sul telecomando. Una volta raggiunto quel valore, mantenere il fresco richiede di solito meno energia, soprattutto se la stanza è chiusa bene e non prende sole diretto nelle ore più calde.

Mano con telecomando puntato verso un climatizzatore sopra una finestra con tapparella abbassata in salotto

Climatizzatore acceso o spento: perché non c’è una regola per tutti-Melablog.it

Detto questo, lasciare l’impianto acceso in una casa vuota per molte ore può diventare solo uno spreco. Il buon senso sta nel mezzo: evitare continui accendi e spegni se si esce per poco, ma anche non raffrescare locali inutilizzati dalla mattina alla sera. “Dipende da quanto si resta fuori e dal modello installato”, riassume la guida di ClimaConvenienza, che invita a valutare ogni caso.

Per assenze brevi, diciamo una o due ore, può essere più conveniente lasciare il climatizzatore acceso a una temperatura moderata, invece di spegnerlo e riaccenderlo poco dopo. In quel tempo la stanza si scalda e, al rientro, l’apparecchio deve lavorare di più per recuperare i gradi persi. Il discorso vale ancora di più nelle giornate con temperature esterne molto alte, attorno ai 35 gradi, quando muri, finestre e mobili trattengono calore e rendono più difficile riportare la casa a una temperatura accettabile. Molto dipende anche dai modelli inverter, pensati per regolare la potenza: quando raggiungono la temperatura impostata, rallentano e consumano meno per mantenerla. Non vanno sempre “al massimo”, insomma. Cambia tutto, però, se porte e finestre vengono aperte spesso o se la stanza resta esposta al sole senza tende, tapparelle o persiane.

Se si esce al mattino per andare al lavoro e si rientra la sera, la scelta più sensata resta spegnere il climatizzatore. Raffreddare stanze vuote per otto o nove ore pesa sui consumi e non porta veri vantaggi. Lo stesso vale, a maggior ragione, per i vecchi apparecchi on-off, quelli che funzionano solo a piena potenza oppure si fermano, senza vie di mezzo. Tenerli accesi a lungo può incidere parecchio sulla bolletta elettrica, perché non riducono gradualmente il lavoro come fanno gli inverter.

Poi c’è la notte. Se fuori la temperatura scende sotto i 24 gradi, aprire le finestre — magari creando un po’ di corrente tra stanze opposte — può bastare per rinfrescare casa senza usare l’impianto. Non sempre è possibile, soprattutto in città, dove l’asfalto resta caldo fino a tardi. Ma quando l’aria esterna aiuta, spegnere l’unità e affidarsi alla ventilazione naturale resta una soluzione pratica.

Termostato, timer, tapparelle e filtri: le piccole mosse che tagliano la bolletta

Più ancora della scelta tra acceso e spento, spesso contano le abitudini di tutti i giorni. Impostare il termostato a 26 gradi invece che a 22 può ridurre i consumi in modo evidente: secondo la guida, ogni grado in meno può far crescere il consumo energetico di circa il 6%. Un dettaglio che si nota a fine mese, soprattutto se il climatizzatore resta acceso molte ore. Utile anche il timer, da programmare mezz’ora prima del rientro, così da trovare la casa fresca senza lasciare l’impianto in funzione per tutta l’assenza.

Nelle ore più calde, chiudere tapparelle, persiane e tende aiuta a bloccare il sole e a evitare che le stanze si scaldino troppo. Infine la manutenzione, spesso dimenticata: i filtri del climatizzatore andrebbero puliti ogni due o tre settimane nei periodi di uso intenso. Se sono sporchi, la macchina fatica di più per ottenere lo stesso risultato. Sembra poco, ma conta. Ed è proprio da queste scelte — temperatura giusta, schermature, programmazione e pulizia — che passa buona parte del risparmio estivo.

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