TIM ritocca al rialzo il servizio “Chi è” sulle linee di telefono fisso: dal 1° ottobre 2026 il canone passerà da 4 a 5 euro al mese. È il servizio che mostra il numero di chi chiama prima di rispondere. L’azienda motiva l’aumento con esigenze economiche legate all’aggiornamento delle piattaforme di vendita.
Dal prossimo autunno il servizio “Chi è” di TIM costerà 1 euro in più al mese. Il canone standard salirà così a 5 euro mensili, Iva inclusa. Parliamo della funzione che, sulle linee fisse compatibili, permette di vedere sul display del telefono il numero del chiamante prima di alzare la cornetta. Un servizio ancora presente in molte case, soprattutto dove il fisso resta un recapito abituale, anche se negli ultimi anni lo smartphone ha cambiato parecchio le abitudini.
L’aumento scatterà in automatico dal 1° ottobre 2026, a meno che il cliente non scelga di recedere o di passare a un altro operatore. Su base annua il rincaro vale 12 euro in più per chi oggi paga già il prezzo pieno. Non è una cifra enorme, presa da sola. Ma nelle bollette di casa, tra canoni, modem e servizi aggiuntivi, anche gli importi più piccoli finiscono per farsi sentire, soprattutto quando si sommano ad altri aumenti.
Chi riguarda l’aumento e quali promozioni restano fuori
La modifica interessa i clienti di telefonia fissa TIM che hanno attivo il servizio “Chi è” al prezzo standard. Per controllare la propria situazione, l’operatore indica tre strade: il Dettaglio dei Costi in fattura, l’area riservata MyTIM oppure il Servizio Clienti 187, gratuito per le verifiche sulla linea.
TIM chiarisce però che le promozioni in corso non saranno coinvolte dal rincaro. In sostanza, chi ha un’offerta speciale con prezzo ridotto o con il servizio incluso a condizioni diverse dovrebbe continuare a pagare quanto previsto dalla propria promozione, secondo quanto riportato nell’informativa dell’azienda. Meglio comunque verificare caso per caso: le fatture non sono tutte uguali e spesso la differenza si nasconde in una voce del dettaglio costi.
Per molti utenti l’avviso è arrivato direttamente nella bolletta di luglio 2026. Chi non lo ha ricevuto può trovarlo sul sito di TIM, nella sezione dedicata alle modifiche contrattuali. In questi casi la regola è semplice: leggere con attenzione il dettaglio della fattura, perché è lì che vengono indicati sia il servizio attivo sia l’eventuale nuovo importo.
Nella comunicazione ufficiale, TIM spiega l’aumento con “esigenze economiche connesse alla sostenibilità degli investimenti per l’aggiornamento delle piattaforme di commercializzazione”. È la formula usata dall’azienda per giustificare la modifica delle condizioni contrattuali: un richiamo agli investimenti interni e alla gestione dei sistemi commerciali, senza ulteriori dettagli tecnici per i clienti.
Il servizio “Chi è” era già stato aumentato in passato. Da aprile 2019 il costo era salito a 3 euro al mese; dal 1° ottobre 2020 era poi passato a 4 euro mensili. Con la nuova modifica prevista per il 2026, il canone arriverà quindi a 5 euro. Per molti utenti, rispetto al 2019, il servizio avrà accumulato un aumento di 2 euro al mese.
La questione non è solo tecnica, ma anche legata alle abitudini. Il telefono fisso è ancora presente in molte abitazioni, anche se viene usato meno di un tempo. Eppure l’identificazione del chiamante resta utile per riconoscere familiari, medici, uffici pubblici o, al contrario, numeri indesiderati. Proprio per questo il rincaro potrebbe spingere alcuni clienti a chiedersi se valga ancora la pena mantenerlo.
Recesso senza penali entro il 31 ottobre: canali, documenti e rate residue
Chi non vuole accettare l’aumento del servizio “Chi è” può esercitare il diritto di recesso senza penali né costi di disattivazione, oppure passare a un altro operatore. La comunicazione deve arrivare entro il 31 ottobre 2026, termine indicato da TIM per opporsi alla modifica delle condizioni contrattuali, come previsto dalle regole sulle variazioni unilaterali.
La richiesta può essere fatta dall’area clienti MyTIM, chiamando il 187, andando in un negozio TIM oppure inviando una comunicazione per posta ordinaria a TIM – Servizio Clienti – Casella Postale 111 – 00054 Fiumicino (Roma). Si può usare anche la PEC all’indirizzo indicato dall’operatore, allegando i documenti richiesti. Per le comunicazioni scritte serve una fotocopia del documento d’identità dell’intestatario della linea e nell’oggetto va inserita la dicitura “Modifica delle condizioni contrattuali”.
Resta da controllare il tema delle rate residue per modem o altri apparati. TIM permette al cliente di continuare a pagarle secondo il piano già previsto oppure di saldare tutto in un’unica soluzione. In caso di modem in pagamento rateale, il cliente può anche restituire l’apparato entro 30 giorni dall’esercizio del recesso, evitando così il pagamento delle rate rimanenti. È un passaggio da valutare prima di inviare la richiesta, perché può incidere sul costo finale dell’uscita dal contratto.