Il menu nascosto di Google che dovresti controllare oggi per scoprire chi ha accesso ai tuoi dati

Chi ha un account Google può controllare subito, dalla pagina di gestione personale, quali app e servizi di terze parti hanno accesso a Gmail, contatti, calendario o file su Drive.
Chi ha un account Google può controllare subito, dalla pagina di gestione personale, quali app e servizi di terze parti hanno accesso a Gmail, contatti, calendario o file su Drive.
Il menu nascosto di Google che dovresti controllare oggi per scoprire chi ha accesso ai tuoi dati

È un passaggio semplice, ma spesso trascurato: permessi concessi mesi fa possono restare attivi anche quando quell’app non viene più aperta. In tempi di furti d’identità e accessi abusivi, la domanda è una sola: chi può vedere i nostri dati? E se qualcosa non torna, meglio intervenire senza aspettare.

La pagina da aprire è myaccount.google.com/connections. È una sezione dell’account Google che molti non visitano mai, ma dove Google raccoglie tutte le connessioni di terze parti autorizzate nel tempo. Dentro ci sono app, siti e servizi collegati: quelli usati per entrare con Google, quelli che sincronizzano dati, quelli che magari hanno ottenuto più permessi del necessario solo per fare prima.

Il menu di Google che in pochi sfruttano veramente

Voce per voce, la pagina mostra che tipo di accesso è stato concesso. Non significa che ci sia per forza un pericolo: un calendario di lavoro, un’app per organizzare le attività o un servizio di backup possono avere ragioni valide per essere lì. Il controllo, però, serve proprio a separare ciò che serve ancora da ciò che è rimasto appeso dopo una prova, un download veloce o un vecchio telefono ormai dimenticato. Google, nelle sue guide, spiega che da questo pannello si possono gestire i servizi collegati all’account e rimuovere quelli non più necessari.

Mani su laptop con schermata sfocata di impostazioni account, smartphone sul tavolo e tazza di caffè
Controllo dei permessi e delle connessioni di app e servizi sull’account per proteggere dati personali e accessi.

I permessi più sensibili sono quelli legati a Gmail, contatti, Google Calendar e Google Drive. Qui possono passare email, documenti, allegati, appuntamenti e rubriche. In certi casi un’app vede solo i dati base del profilo; in altri può leggere o gestire file e messaggi. E la differenza pesa.

Aprendo la scheda di ogni app conviene leggere con attenzione quali dati risultano accessibili. Un servizio per firmare documenti può avere senso se entra in Drive; molto meno normale è un’app sconosciuta con accesso alla posta o ai contatti. Nelle guide di sicurezza di Google il messaggio è chiaro: se non riconosci un’app o non la usi più, rimuovi l’accesso. Occhio anche al pulsante “Accedi con Google”: spesso concede solo nome, email e immagine del profilo, ma non sempre. Per questo i permessi dell’account Google vanno controllati nei dettagli, non fermandosi al nome dell’app.

App sconosciute o inutilizzate: come revocare l’autorizzazione senza perdere l’account

Se nell’elenco compaiono app sconosciute, servizi mai più usati o strumenti che non servono, basta selezionare la voce e scegliere “Rimuovi accesso”.

L’operazione toglie i permessi a quella singola applicazione: non cancella l’account Google, non cambia la password, non elimina email, file o dati personali. Si chiude soltanto quel collegamento. Può succedere che, al prossimo uso, un servizio chieda di nuovo l’autorizzazione. È normale. Se l’app è affidabile e serve ancora, il permesso si può concedere di nuovo; se invece era solo un avanzo di vecchie installazioni, meglio lasciarla fuori.

Un po’ di cautela serve quando si parla di strumenti di lavoro o servizi aziendali: prima di rimuovere un accesso, meglio verificare che non sia legato a backup, calendari condivisi o gestione dei documenti. Per il resto, la regola è pratica: ciò che non si riconosce o non si usa da mesi va controllato.

Dispositivi attivi, Security Checkup e 2FA: le verifiche da fare dopo la pulizia dei permessi

Dopo le app, vale la pena controllare anche i dispositivi attivi sull’account, dalla pagina myaccount.google.com/device-activity. Qui Google mostra telefoni, computer e tablet che hanno effettuato l’accesso. Se compare qualcosa di strano — un vecchio smartphone venduto, un computer pubblico, una posizione che non torna — si può uscire da quella sessione e ridurre il rischio di accessi non autorizzati.

Il passaggio successivo è il Security Checkup, su myaccount.google.com/security-checkup, utile per verificare attività sospette, metodi di recupero, password salvate e impostazioni di sicurezza. Serve a capire se la pulizia dei permessi basta o se c’è qualcosa di più serio: un cambio recente del numero di recupero, per esempio, va guardato con molta attenzione. Se resta anche solo il dubbio di un accesso non autorizzato, la password va cambiata subito.

E conviene attivare la verifica in due passaggi, o 2FA, dalla sezione sicurezza dell’account. Aggiunge un controllo oltre alla password, tramite telefono, app di autenticazione o chiave di sicurezza. Non azzera i rischi, certo. Ma rende molto più difficile prendere il controllo dell’account, anche se la password finisce nelle mani sbagliate.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti
Change privacy settings
×