Il juice jacking è l'ultima frontiera delle truffe online: attenzione a questo dettaglio

Il juice jacking, la truffa informatica che passa dalle porte USB pubbliche, è tornato sotto i riflettori il 29 luglio 2026 dopo l’avviso degli esperti di Panda Security.
Il juice jacking, la truffa informatica che passa dalle porte USB pubbliche, è tornato sotto i riflettori il 29 luglio 2026 dopo l’avviso degli esperti di Panda Security.
Il juice jacking è l'ultima frontiera delle truffe online: attenzione a questo dettaglio

Il rischio riguarda chi ricarica smartphone e tablet in aeroporti, hotel, stazioni e centri commerciali: un gesto normale, spesso fatto al volo durante un viaggio, può aprire la strada al furto di dati o all’installazione di malware se la presa è stata manomessa.

“Quando siamo in viaggio tendiamo a cercare soluzioni rapide”, ha spiegato Hervé Lambert, Global Consumer Operations Manager di Panda Security, “ma collegare il proprio dispositivo a una porta sconosciuta significa anche aprire una possibile via di accesso ai propri dati”.

Il punto, spiegano gli esperti di cybersecurity, è meno banale di quanto sembri: una porta USB non serve solo a caricare la batteria. Dallo stesso cavo possono passare energia e dati. Ed è proprio su questa doppia funzione che si basa il juice jacking. Se la presa è stata modificata da un criminale informatico, appena l’utente collega il telefono può partire una connessione dati non richiesta tra lo smartphone e il sistema dell’attaccante.

Spesso non si nota nulla. Il telefono si carica, lo schermo resta spento, il proprietario magari aspetta al gate con il trolley accanto e guarda soltanto la percentuale della batteria. Intanto, però, una porta compromessa può provare ad accedere ai contenuti del dispositivo o spingere l’utente ad autorizzare il trasferimento dei file con un messaggio sul display. “Il juice jacking dimostra quanto anche un gesto quotidiano come ricaricare il telefono possa trasformarsi in un rischio digitale”, ha detto Lambert.

Aeroporti, hotel e stazioni: dove il rischio è più concreto

Secondo Panda Security, i luoghi più esposti sono quelli dove si cerca una ricarica rapida: aeroporti, hotel, stazioni, centri commerciali, bar e ristoranti. Posti affollati, pieni di prese USB a disposizione di chiunque. E spesso usati da viaggiatori stanchi, turisti o pendolari con il telefono quasi scarico. Una situazione ideale per chi punta su distrazione e fretta.

Smartphone in carica tramite cavo collegato a una porta USB pubblica in una sala d’attesa
Uno smartphone collegato a una porta USB pubblica in un’area di transito, esempio dei rischi di juice jacking.

Il problema non è la porta pubblica in sé, ma la possibilità che sia stata compromessa. In una sala d’attesa, in una hall o vicino ai binari, nessuno sa davvero cosa ci sia dietro quel connettore. Può bastare una modifica hardware, un accessorio dall’aspetto normale, una colonnina alterata. “Aeroporti, hotel, centri commerciali, bar, ristoranti e stazioni possono diventare luoghi a rischio se le porte di ricarica sono state compromesse da cybercriminali”, hanno spiegato gli esperti dell’azienda di sicurezza.

Dati rubati e malware: cosa può succedere allo smartphone

Le conseguenze di un attacco di juice jacking cambiano a seconda del dispositivo, delle impostazioni di sicurezza e del tipo di manomissione. Nei casi più seri, l’attaccante può provare a copiare informazioni personali, contatti, fotografie, documenti, credenziali salvate e altri dati presenti nello smartphone. Non è solo una questione di privacy: oggi nel telefono passano banca, lavoro, identità digitale e conversazioni private.

C’è poi il rischio malware, cioè software malevolo pensato per spiare il dispositivo, intercettare informazioni o aprire altre falle. Secondo le indicazioni degli esperti, l’attacco gioca proprio sulla fiducia che molti utenti hanno nel cavo di ricarica. Si collega il telefono, compare l’icona della batteria, e ci si sente tranquilli. Ma se sullo schermo appare una richiesta di autorizzazione al trasferimento dati, quel messaggio non va chiuso con un tocco distratto. Spesso la differenza si gioca lì.

Caricatore personale, prese elettriche e autorizzazioni USB: le regole per proteggersi

La difesa più semplice, secondo Panda Security, è evitare le porte USB pubbliche quando non si conosce l’affidabilità della postazione. Meglio portare con sé il proprio caricatore personale e usare una normale presa elettrica, oppure affidarsi a un power bank. Sono abitudini semplici, ma riducono molto il rischio. “La prevenzione passa da abitudini semplici: usare il proprio caricatore, preferire prese elettriche tradizionali e proteggere sempre smartphone e tablet con strumenti di sicurezza aggiornati”, ha chiarito Lambert.

Restano poi alcune cautele quotidiane: tenere aggiornati sistema operativo e app, bloccare il dispositivo con PIN, impronta digitale o riconoscimento del volto, leggere con attenzione gli avvisi che compaiono quando si collega un cavo USB. Se il telefono chiede di autorizzare il trasferimento dati davanti a una presa pubblica, la scelta più prudente è negare. Qualche secondo in più, magari la batteria ancora al 12% per un tratto di viaggio. Ma anche un problema in meno.

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