La maggior parte dei contratti di connettività residenziale indica la velocità con la formula “fino a”. Non è una garanzia: è un tetto teorico che in molti casi non viene raggiunto strutturalmente. La connessione FTTC — la cosiddetta “fibra misto rame” venduta sotto nomi generici come “fibra” o “ultra fibra” — ha una velocità massima teorica di 200 Mbps in download, ma le velocità reali si attestano tra 30 e 100 Mbps, dipendendo dalla distanza dell’abitazione dal cabinet stradale. Più si è lontani dall’armadio di distribuzione, meno velocità si riceve — un dato che non compare mai nel materiale pubblicitario.
L’unico strumento con valore probatorio in Italia è Ne.Me.Sys, il software gratuito del progetto MisuraInternet dell’AGCOM, scaricabile da misurainternet.it. Attivo dal 2009, il progetto conta oltre 413.000 utenti registrati e ha rilasciato più di 76.500 certificati. Il test deve essere eseguito tramite cavo Ethernet, non in WiFi: misura esclusivamente il tratto di rete di responsabilità dell’operatore, escludendo i problemi interni all’abitazione.
Velocità internet domestica: come capire se è reale o meno
Prima di misurare, serve sapere cosa cercare nel contratto. Ogni offerta di connettività deve contenere tre valori distinti: la velocità massima, la velocità normalmente disponibile e la velocità minima garantita. È quest’ultima il parametro rilevante per esercitare i propri diritti. La discrepanza è rilevante ai fini della normativa AGCOM quando è continuativa o frequentemente ricorrente — non un singolo episodio isolato.

Velocità internet domestica: come capire se è reale o meno-melablog.it
I test eseguiti tramite il portale dell’operatore tendono a restituire valori più alti rispetto alla realtà, perché i server di misura si trovano spesso all’interno della stessa infrastruttura di rete. Lo stesso vale per chi misura in WiFi confrontando il risultato con la velocità contrattuale: il segnale wireless subisce attenuazioni che possono ridurre le prestazioni del 30-60% anche su una linea perfettamente funzionante, e questo non costituisce un disservizio imputabile all’operatore. La confusione tra le due condizioni è la prima causa di reclami mal indirizzati.
Se il certificato di Ne.Me.Sys documenta uno scarto significativo, l’utente invia un reclamo formale all’operatore. In circa l’80% dei casi il solo reclamo è sufficiente per ottenere il ripristino. Se il problema persiste, una seconda misurazione da effettuarsi tra i 30 e i 90 giorni dalla prima apre due opzioni: recesso gratuito dal contratto senza costi di disattivazione, oppure passaggio a un piano di prezzo inferiore con la stessa tecnologia. L’operatore ha 30 giorni per intervenire dal ricevimento del reclamo. Per le controversie irrisolte, la via obbligatoria prima di procedere legalmente è ConciliaWeb, la piattaforma di conciliazione dell’AGCOM.
A settembre 2025, l’81,8% delle linee broadband italiane era commercializzato a velocità pari o superiori ai 100 Mbit/s, salito dal 59,2% del 2021 (dati AGCOM). Le linee vendute con capacità pari o superiore a 1 Gbit/s sono passate dall’11,5% al 32,4% nello stesso periodo. Il progetto MisuraInternet ha rilasciato 76.500 certificati in quasi quindici anni di attività: meno di 5.500 all’anno in un paese con oltre 18 milioni di abbonamenti fissi.