Chi acquista uno smartphone nuovo trova quasi sempre nella confezione un cavo USB pensato per collegare il telefono al caricabatterie. La maggior parte delle persone lo usa esclusivamente per questo scopo, giorno dopo giorno, senza mai considerare che quello stesso cavo è progettato per svolgere un’altra funzione altrettanto importante: il trasferimento dati.
La differenza tecnica tra un cavo “solo ricarica” e uno completo si gioca sul numero di collegamenti interni presenti. Un cavo USB, che sia dotato di connettore USB-C, micro-USB o Lightning, integra normalmente quattro linee: due dedicate all’alimentazione elettrica e due, chiamate D+ e D-, riservate alla trasmissione dei dati.
A cosa serve il cavo che esce con lo smartphone
I cavi economici venduti separatamente, spesso in confezioni multiple a basso costo, a volte omettono proprio queste ultime due linee per ridurre i costi di produzione, risultando quindi utilizzabili solo per la ricarica. Il cavo incluso nella confezione originale dello smartphone, invece, integra quasi sempre tutte e quattro le linee, proprio perché pensato per garantire entrambe le funzioni fin dal primo utilizzo.

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Questo significa che collegando il telefono al computer con quel cavo, anziché con uno qualsiasi trovato in un cassetto, si dovrebbe poter trasferire foto, video e altri file senza passare da cloud o connessione Wi-Fi, semplicemente selezionando l’opzione “Trasferimento file” tra le impostazioni USB che compaiono sullo schermo del telefono una volta collegato. Su alcune versioni recenti di Android, infatti, il sistema seleziona di default la modalità “Solo ricarica” anche quando il cavo supporterebbe il trasferimento dati, e occorre quindi intervenire manualmente per attivare la modalità corretta.
C’è poi un secondo aspetto, meno noto, legato alla velocità di ricarica. Il cavo da solo non determina quanto velocemente un telefono si ricarica: la velocità dipende dalla combinazione tra il cavo e l’alimentatore a cui viene collegato. Un cavo capace di gestire correnti elevate, se abbinato a un alimentatore generico non pensato per quel telefono, non riuscirà comunque a raggiungere la velocità di ricarica dichiarata dal produttore. Ecco perché, quando possibile, conviene mantenere l’abbinamento originale tra cavo e alimentatore forniti in confezione, piuttosto che mescolare accessori di provenienza diversa nella convinzione che siano tutti equivalenti.
Verificare le reali capacità di un cavo, quando non se ne è sicuri, è comunque piuttosto semplice: basta collegarlo a un computer insieme a un dispositivo che si sa già supportare il trasferimento dati, come un disco esterno, e controllare se viene riconosciuto. In caso contrario, quasi certamente si tratta di un cavo dedicato solo all’alimentazione, indipendentemente da quanto dichiarato sulla confezione.