La regola, dicono i tecnici e confermano le indicazioni dei principali produttori, è meno scontata di quanto sembri: un canale più largo non vuol dire per forza una connessione migliore. Contano la banda usata, i dispositivi collegati, i muri, le reti dei vicini e, in alcuni casi, perfino il radar meteo, quando entra in gioco il DFS.
La larghezza di canale Wi-Fi indica quanta parte dello spettro radio viene usata per trasmettere dati. I 20 MHz sono una corsia stretta ma ordinata; i 40 MHz ne mettono insieme due; gli 80 MHz occupano ancora più spazio. Sulla carta, più il canale è largo, più dati possono passare nello stesso momento. Nella realtà, però, aumenta anche il rischio di sovrapporsi ad altre reti. E quando succede, la velocità promessa dal router resta spesso solo un numero sulla confezione.
Il nodo sono gli overlap, cioè le sovrapposizioni tra canali. Se due reti vicine usano frequenze che si incrociano, i dispositivi devono attendere, ritrasmettere, rinegoziare. Risultato: la rete rallenta. “Quando il canale è troppo largo in un condominio, spesso peggiora tutto”, spiegano gli amministratori di rete nelle installazioni più affollate. Del resto, un router acceso in salotto, magari vicino alla tv e dietro tre pareti portanti, non lavora come un access point montato a soffitto in un ufficio pensato per decine di utenti.
2,4 GHz: perché spesso conviene restare sui 20 MHz
Sulla banda 2,4 GHz, la scelta più prudente resta quasi sempre 20 MHz. È la frequenza più vecchia e più trafficata: la usano router e smartphone, ma anche baby monitor, telefoni cordless, microonde e tanti dispositivi IoT economici. Ha però un vantaggio importante: arriva più lontano e supera meglio muri e ostacoli. Il problema è che lo spazio a disposizione è poco.
La banda 2,4 GHz copre più o meno l’intervallo tra 2.400 e 2.500 MHz e i canali da 20 MHz finiscono facilmente per sovrapporsi. Nei Paesi in cui sono disponibili i canali classici, quelli più usati per ridurre le interferenze sono 1, 6 e 11. Il canale 14, spesso citato nei documenti tecnici, non è utilizzabile ovunque per ragioni regolatorie. Ecco perché impostare 40 MHz su 2,4 GHz può sembrare una scorciatoia per andare più veloci, ma in molti appartamenti si trasforma in un boomerang.
C’è anche il tema della compatibilità. Molti dispositivi meno recenti, dalle stampanti Wi-Fi agli accessori per la domotica, funzionano meglio con 2,4 GHz a 20 MHz. In una casa con stanze lontane dal router, o in un piccolo negozio con sensori e terminali sparsi, la priorità non è il picco di velocità. È restare connessi. Soluzione poco spettacolare, forse, ma spesso è quella che dà meno problemi.
5 GHz e 6 GHz: il difficile equilibrio tra 40, 80, 160 e 320 MHz
Con il 5 GHz il discorso cambia. Questa banda offre più canali non sovrapposti rispetto al 2,4 GHz, meno disturbi e velocità più alte. Di contro, perde colpi quando deve attraversare pareti spesse o raggiungere stanze lontane. Qui i 40 MHz sono spesso il compromesso più sensato: più veloci dei 20 MHz, ma meno esposti ai problemi degli 80 MHz quando intorno ci sono molte reti.
Gli 80 MHz hanno senso se i dispositivi sono vicini al router, se li supportano davvero e se nell’area non ci sono troppe reti concorrenti. È il caso, per esempio, di una console in salotto a pochi metri dall’access point, di uno streaming video ad alta definizione o di un collegamento mesh tra nodi vicini. Ma se il router vede quindici reti dei vicini, il canale largo rischia di diventare un ingorgo. Più spazio occupato, più possibilità di collisioni.
Il salto più netto arriva con il 6 GHz, portato nel mercato consumer da Wi-Fi 6E e poi ampliato con Wi-Fi 7. Negli Stati Uniti la Fcc ha aperto nel 2020 fino a 1.200 MHz di spettro tra 5,925 e 7,125 GHz; in Europa le regole sono diverse e più restrittive. Questa banda è meno affollata e rende più realistico usare canali da 80 e 160 MHz. Con Wi-Fi 7, certificato dalla Wi-Fi Alliance da gennaio 2024, entrano in gioco anche i 320 MHz, pensati per prestazioni molto alte su distanze brevi e con dispositivi compatibili.
Impostazioni automatiche, DFS e scelte pratiche per casa e ufficio
Molti router moderni propongono impostazioni automatiche, come Auto 20/40, oppure scelgono da soli il canale meno disturbato. Per l’utente di casa, se la rete funziona bene, lasciarle attive può essere la scelta più semplice e sensata. Conviene mettere mano alle impostazioni solo davanti a problemi concreti: disconnessioni, ping ballerino, streaming che si blocca sempre alla stessa ora. In quel caso la linea di base è chiara: 20 MHz su 2,4 GHz, 40 MHz su 5 GHz, 80 MHz solo se l’ambiente è poco affollato e i dispositivi sono vicini.
Nelle aziende, invece, serve più pianificazione. Uffici open space, scuole, hotel e magazzini hanno molti dispositivi collegati nello stesso momento. In situazioni del genere, usare 20 MHz sul 5 GHz può garantire più canali disponibili e una rete più stabile, anche se il singolo test di velocità risulta meno brillante. “Meglio una connessione regolare per cento persone che un picco teorico per tre”, è la sintesi che molti tecnici ripetono durante le installazioni.
Occhio anche al DFS, la selezione dinamica delle frequenze richiesta su alcune parti del 5 GHz condivise con sistemi radar, compresi servizi meteo e apparati militari. Se il router rileva un segnale radar, deve liberare il canale e spostarsi. Per qualche secondo, a volte per oltre un minuto, la connessione può interrompersi. Il 6 GHz evita questo problema perché nasce su una porzione di spettro più pulita, ma richiede dispositivi recenti. Alla fine la scelta resta molto pratica: copertura, stabilità e compatibilità vengono prima dei numeri stampati sulla scatola del router.