Google ha cominciato nell’estate 2026 a chiudere l’accesso al Google Play Store sui telefoni Android più vecchi. Restano fuori i dispositivi fermi ad Android 6.0 Marshmallow e alle versioni precedenti. Una scelta tecnica, legata a vecchie compatibilità e rischi di sicurezza, ma che può creare parecchi grattacapi a chi usa ancora uno smartphone datato. Il telefono, va detto, non smette di accendersi. Però perde un pezzo importante della sua vita quotidiana: installare app, aggiornarle e usare i servizi Google senza intoppi.

Google alza il requisito minimo: Play Store solo da Android 7 in poi
Il cambiamento riguarda il requisito minimo per usare i servizi collegati al Play Store. Da quanto emerge da una pagina di supporto aggiornata da Google, segnalata inizialmente da alcuni utenti su Reddit, ora sono supportati solo i dispositivi con Android 7.0 Nougat o versioni successive. Chi ha un telefono fermo ad Android 6.0 Marshmallow, quindi, può ritrovarsi con errori, blocchi o con lo store ufficiale che non funziona più come dovrebbe.
Niente annuncio in grande stile, nessuna comunicazione solenne. Più semplicemente, una modifica silenziosa nella documentazione tecnica. A giugno, secondo diverse segnalazioni online, alcune schermate indicavano ancora Marshmallow tra le versioni compatibili. Nelle indicazioni più recenti, invece, il limite minimo è diventato Android 7. Sulla carta sembra poco. Per chi ha ancora in tasca un telefono del 2015 o del 2016, però, la differenza si sente eccome.
Marshmallow va in pensione dopo quasi undici anni di supporto
Android 6.0 Marshmallow, presentato da Google nel 2015, esce così dall’elenco delle versioni compatibili dopo quasi undici anni. Nel mondo degli smartphone è un’eternità. Molti produttori smettono di distribuire aggiornamenti di sistema dopo pochi anni, mentre batterie, componenti e applicazioni invecchiano spesso prima del telefono.
Marshmallow, in effetti, è durato più di altre versioni storiche di Android. Quando Google aveva interrotto il supporto a Android 5 Lollipop, quel sistema era rimasto in circolazione per oltre nove anni. Marshmallow ha resistito ancora di più, anche se ormai pesava pochissimo sul totale dei dispositivi attivi: secondo i dati citati nell’articolo originale, entro la fine del 2025 gli smartphone con Android 6 o versioni inferiori erano circa lo 0,4% dei dispositivi collegati ai server Google.
Pochi, certo. Ma non zero. Spesso sono telefoni usati come secondo dispositivo, passati a figli o genitori, dimenticati in un cassetto e riaccesi quando serve. In alcuni Paesi, poi, gli smartphone si cambiano meno spesso. Un vecchio Android può restare in uso per anni: schermo graffiato, memoria quasi piena, batteria stanca. Ma ancora buono per chiamate, chat leggere e un po’ di navigazione.
App, aggiornamenti e servizi: cosa diventa più difficile da usare
Per chi viene colpito dalla novità, perdere l’accesso regolare al Google Play Store non vuol dire ritrovarsi con un telefono inutilizzabile da un giorno all’altro. Chiamate e SMS continuano a funzionare. Anche alcune app già installate possono aprirsi ancora. I problemi arrivano dopo: quando un’app chiede un aggiornamento, quando va reinstallata, oppure quando dipende dai Google Play Services per notifiche, accessi, mappe o sincronizzazione.
Diverse piattaforme hanno già alzato l’asticella da tempo. YouTube, per esempio, richiede versioni più recenti di Android per far funzionare l’app in modo completo. In molti casi il requisito minimo è ormai molto lontano da Marshmallow. Gmail e altri servizi possono continuare a funzionare su alcuni dispositivi, ma non c’è una garanzia lunga nel tempo: molto dipende dalle scelte dei singoli sviluppatori.
Il nodo è semplice. Tenere app compatibili con sistemi così vecchi costa di più ed è meno sicuro. Le versioni più recenti di Android hanno introdotto nuove API, controlli sui permessi, strumenti per la privacy e protezioni che sulle vecchie release non esistono. Così un telefono ancora acceso diventa, poco alla volta, meno “smart”: apre meno app, riceve meno aggiornamenti e mostra più messaggi di errore.
Sicurezza, banche e download alternativi: i rischi per chi resta indietro
La conseguenza più delicata riguarda la sicurezza digitale. Senza aggiornamenti dei servizi Google e senza patch recenti, un telefono fermo ad Android 6 può restare esposto a falle già note, quindi più facili da colpire. Non è un rischio astratto: malware, furto di credenziali e app false trovano terreno più facile sui dispositivi non aggiornati.
Le app bancarie sono spesso le prime a chiudere la porta. Molti istituti, per limitare frodi e accessi non autorizzati, bloccano l’uso dell’app su telefoni senza patch di sicurezza recenti o con versioni del sistema operativo non più supportate. Il messaggio, di solito, è netto: dispositivo non compatibile. Per chi usa lo smartphone per bonifici, pagamenti o autenticazione a due fattori, può diventare un problema di tutti i giorni.
Resta la strada dei download alternativi, tramite file APK o store di terze parti. Ma è una scelta rischiosa, soprattutto per chi non ha molta esperienza. Fuori dal Play Store viene meno il controllo automatico di Google Play Protect e cresce la possibilità di installare app modificate o pericolose. E c’è un altro punto: anche scaricando un’app a mano, la compatibilità non si aggira. Se il software richiede Android 7, Android 8 o versioni successive, su Marshmallow non funzionerà comunque.
Per chi ha ancora un vecchio telefono Android, il consiglio pratico è controllare la versione installata nelle impostazioni, verificare se ci sono aggiornamenti ufficiali e usare molta cautela per le operazioni sensibili. Telefonare si può ancora. Gestire conto corrente, password e documenti personali, invece, diventa sempre meno prudente.