Al suo posto, secondo Search Engine Watch e diversi siti specializzati in tecnologia, compaiono scorciatoie legate all’intelligenza artificiale e a Gemini. Se la novità fosse confermata, toccherebbe uno dei simboli più riconoscibili del web: quel bottone essenziale, rimasto quasi identico per anni, da cui sono passate miliardi di ricerche ogni giorno.
Per ora, va chiarito, si parla di un test limitato sulla home page di Google. Lo vedono solo alcuni utenti, anche su browser diversi. Non è un lancio pubblico, né una scelta annunciata ufficialmente da Mountain View. Ma il segnale c’è: al posto del classico “Cerca con Google” compaiono tre scorciatoie dedicate all’AI: “Chiedi informazioni sui file”, “Brainstorming” e “Crea immagini”.
Secondo Search Engine Watch, la prova viene controllata lato server. Tradotto: non dipende da un aggiornamento scaricato dall’utente, né da una particolare versione del browser. Google può mostrarla o farla sparire da remoto, senza avvisi. Nella versione osservata restano invece il pulsante AI Mode e il tradizionale “Mi sento fortunato”. A mancare è proprio il comando più familiare: Cerca. Sullo schermo sembra un dettaglio. Per la storia di Google, però, pesa molto di più.
Da ricerca web a Gemini: cosa cambia per chi usa Google
La nuova impostazione sposta l’attenzione dalla ricerca web tradizionale a un rapporto più diretto con Gemini, il modello di intelligenza artificiale sviluppato da Google. Non si tratta più soltanto di scrivere una parola chiave e ricevere una lista di link. L’utente viene spinto a fare domande, caricare contenuti, chiedere idee o generare immagini. Un cambiamento sottile, certo. Ma tutt’altro che secondario.
Google lavora da anni per portare risposte create dall’intelligenza artificiale dentro la ricerca, anche con funzioni come AI Overviews e AI Mode, già discusse da editori, esperti SEO e osservatori del mercato digitale. La homepage, però, era rimasta il simbolo della semplicità: logo, barra di ricerca, due pulsanti. Toccarla significa intervenire sul primo gesto che molti utenti fanno appena aprono il browser. In sostanza, le testate specializzate dicono questo: Google ci sta pensando. E in quel “pensando” c’è buona parte della partita.
File, brainstorming e immagini: le funzioni AI che entrano in homepage
La prima scorciatoia, “Chiedi informazioni sui file”, permette di caricare documenti o PDF e fare domande sul contenuto. Può servire per contratti, appunti, report, manuali o materiali di lavoro: l’AI può riassumere, spiegare o trovare passaggi specifici. Secondo le informazioni disponibili, questa funzione potrebbe essere usata anche senza un account Google attivo.
La seconda voce, “Brainstorming”, apre invece una modalità più dialogata. Si può chiedere aiuto per sviluppare un’idea, impostare un progetto, scrivere una bozza o ragionare su un problema. Anche in questo caso, secondo le ricostruzioni pubblicate, il login non sarebbe sempre necessario. Diverso il discorso per “Crea immagini”, la terza scorciatoia: per generare contenuti visivi servirebbe entrare con il proprio account. Una scelta che può dipendere dai costi di calcolo, dalla necessità di controllare gli usi e dalle regole di sicurezza sui contenuti generati.
Nelle analisi circolate online, il riferimento tecnico va ai modelli generativi più recenti legati all’ecosistema Gemini, compresi strumenti per immagini indicati in alcune indiscrezioni con nomi sperimentali come Nano Banana. Google, al momento, non ha confermato né un lancio stabile né una data di arrivo. Il test resta quindi una fotografia parziale. Ma abbastanza chiara da far discutere.
Perché Google potrebbe rinunciare al suo pulsante più famoso
La possibile rimozione di “Cerca con Google” racconta un cambiamento più grande: la ricerca non è più soltanto una porta verso il web. Sempre di più diventa uno spazio in cui l’utente resta, conversa e riceve risposte costruite dall’AI. Per Google sarebbe una scelta strategica, anche difensiva. La crescita di strumenti come ChatGPT, Perplexity e altri assistenti conversazionali ha già cambiato le abitudini di una parte del pubblico, soprattutto di chi cerca risposte rapide, sintesi o un aiuto pratico.
Se davvero Google rinunciasse al suo pulsante più noto, non sarebbe un semplice ritocco grafico. Vorrebbe dire suggerire agli utenti che il primo contatto con Google non passa più per forza dalla pagina dei risultati, ma da un’interazione guidata con l’intelligenza artificiale. Resta da capire se il pubblico sia pronto. La forza della homepage di Google, per quasi trent’anni, è stata tutta nella sua essenzialità: scrivi, premi, trovi. Ora quel gesto potrebbe cambiare. Non subito per tutti, forse. Ma il test indica una direzione. E Mountain View raramente mette mano alla sua pagina più famosa senza un motivo preciso.