Finalmente Google ha disattivato questa terribile opzione che ci ha accompato fino ad oggi

Finalmente Google ha disattivato questa terribile opzione che ci ha accompato fino ad oggi

Google ha spento nei primi giorni di agosto 2026, dentro Google Earth, un nuovo generatore di immagini basato sull’intelligenza artificiale. Il motivo è semplice: alcuni utenti e giornalisti erano riusciti a creare scene realistiche ma false, abbastanza credibili da poter essere scambiate per immagini satellitari o ricostruzioni geografiche attendibili. Una funzione potente, insomma. Forse troppo, almeno per come era stata messa in mano agli utenti.

Persona alla scrivania osserva un laptop con mappa satellitare, con smartphone e taccuino accanto

Il debutto lampo di Nano Banana su Google Earth

La novità era nata, nelle intenzioni di Google, come uno strumento utile. Serviva a ricostruire luoghi storici, mostrare progetti urbanistici, aggiungere informazioni a paesaggi e territori. Tutto dentro Google Earth, una piattaforma che da anni molti utenti guardano come una finestra affidabile sul mondo.

Il motore della funzione era Nano Banana, il modello di intelligenza artificiale sviluppato da Google per creare e modificare immagini. Uno strumento avanzato, ma anche molto delicato. Nelle prime prove, come riportato da GIGA riprendendo i test della BBC, il sistema riusciva a produrre scenari credibili nella stessa cornice visiva di Earth: mappe, prospettive, edifici, strade e dettagli urbani con un aspetto molto simile a quello delle immagini che gli utenti consultano ogni giorno.

Il nodo è venuto fuori quasi subito. Quella che poteva essere una funzione per architetti, ricercatori o divulgatori rischiava di diventare un modo rapido per creare immagini geografiche false. Non semplici grafiche generate dall’IA, ma contenuti inseriti in un luogo digitale che gode di grande fiducia. Ed è qui che il problema cambia peso.

Dall’Eiffel danneggiata alla Casa Bianca: i test che hanno acceso l’allarme

A far scattare l’allarme sono stati alcuni esperimenti dei giornalisti della BBC. Hanno generato immagini di luoghi famosi modificandoli in modo realistico. Tra gli esempi citati ci sono una Torre Eiffel danneggiata, una piramide alterata e una finta area verde davanti alla Casa Bianca. Scene inventate, certo. Ma costruite con un linguaggio visivo capace di ingannare chi guarda in fretta.

È questo il punto più rischioso. Una falsa immagine della Torre Eiffel, se esce da un normale generatore grafico, viene spesso percepita come un contenuto artificiale, magari promozionale. La stessa immagine, però, se compare dentro una schermata che ricorda Google Earth, assume tutt’altro peso. Sembra una prova. O qualcosa che le somiglia molto.

Secondo la ricostruzione della BBC, quelle immagini non finivano nella normale vista pubblica di Earth. Restavano contenuti creati dall’utente, accompagnati da avvisi sull’uso dell’IA. Ma il rischio non spariva. Bastava uno screenshot, magari tagliato nel punto giusto e condiviso senza spiegazioni su un social, per trasformare un test in un contenuto ambiguo.

Perché le etichette IA non sono bastate contro gli screenshot ingannevoli

Google aveva previsto etichette per indicare che le immagini erano state create con l’intelligenza artificiale. Una precauzione sensata, almeno sulla carta. Nella pratica, però, non bastava. Secondo quanto riferito dalla BBC, in alcuni casi l’avviso poteva essere escluso o reso poco visibile con un semplice screenshot. Una scorciatoia banale, proprio per questo molto difficile da sottovalutare.

C’è anche un altro punto. Alcuni strumenti di riconoscimento non sarebbero stati in grado di individuare sempre quelle immagini come artificiali. Il risultato è un cortocircuito: da una parte un contenuto falso ma molto plausibile, dall’altra controlli non sempre capaci di smascherarlo.

In una fase segnata da disinformazione, immagini manipolate e notizie che viaggiano in tempo reale, una funzione del genere dentro Google Earth richiede protezioni molto più solide. Non si parla solo di scherzi online. Una finta esplosione vicino a un monumento, un edificio governativo modificato, un quartiere alterato possono creare confusione, allarmi o campagne coordinate. Anche per pochi minuti. E, spesso, pochi minuti bastano.

Le nuove barriere promesse da Google prima di un possibile ritorno

Google ha spiegato di aver sospeso la funzione dopo la comparsa di contenuti che avrebbero violato le sue regole interne. Allo stesso tempo, l’azienda ha difeso gli usi legittimi dello strumento da parte di professionisti e specialisti. Il progetto, quindi, potrebbe non essere chiuso per sempre.

Un eventuale ritorno dipenderà però dalle nuove protezioni. Restano domande pesanti: come impedire che le etichette IA spariscano dagli screenshot? Come rendere riconoscibili le immagini anche fuori da Google Earth? E come evitare che l’aspetto autorevole della piattaforma venga usato per dare credibilità a scene mai esistite?

Per ora non c’è una data per la riattivazione. Google, in base alle informazioni disponibili, vuole lavorare a barriere più severe prima di rimettere lo strumento a disposizione degli utenti. La decisione di fermarlo dopo pochi giorni appare inevitabile: quando un servizio nasce per mostrare il mondo com’è, anche una falsificazione ben fatta può diventare un problema serio.

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