Un intervento da fare subito, soprattutto sui computer usati per lavoro, pagamenti e accesso ai servizi personali. Il nuovo pacchetto porta il browser al ramo stabile Chrome 153 e arriverà in modo graduale “nei prossimi giorni e settimane”, come ha spiegato il team di Mountain View sul blog ufficiale.
Il nuovo Chrome 153 è stato rilasciato da Google sul canale stabile per i principali sistemi desktop: Windows, macOS e Linux. Le versioni indicate sono 153.0.8010.36 per Linux e 153.0.8010.36/.37 per Windows e Mac. Un dettaglio tecnico, sì, ma facile da controllare direttamente dal menu del browser.
Nel comunicato, il team di Chrome chiarisce che l’aggiornamento arriverà un po’ alla volta. “L’aggiornamento verrà distribuito gradualmente nei prossimi giorni/settimane”, si legge nella nota ufficiale. Ma non è il classico ritocco di routine: dentro ci sono 230 correzioni di sicurezza, alcune classificate Critical, molte altre High e Medium. Tradotto: se l’aggiornamento è già disponibile, meglio non rimandare.
Una falla già sfruttata: perché conviene aggiornare subito
Il passaggio più delicato riguarda una vulnerabilità già sfruttata in attacchi reali. Google, come spesso accade in questi casi, non ha diffuso tutti i dettagli tecnici. La ragione è semplice: evitare che altri possano copiare l’attacco prima che la maggior parte degli utenti abbia installato la correzione. Prima si chiude la porta, poi si spiega come era stata aperta.
Tra le falle più gravi compaiono problemi Critical in parti centrali del browser, come WebGL e Cast. Alcune sono vulnerabilità use after free, un tipo di errore noto agli esperti di sicurezza perché può permettere, in certe condizioni, di intervenire sulla memoria del programma. Altre riguardano buffer overflow, out of bounds write e letture oltre i limiti previsti. Termini tecnici, certo. Ma il rischio è molto concreto: una pagina costruita apposta, un contenuto malevolo o una funzione vulnerabile possono mettere in pericolo dati, sessioni di accesso e stabilità del sistema.
WebGL, V8 e autorizzazioni: dove Google è intervenuta di più
Nel bollettino pubblicato da Google, molte correzioni riguardano WebGL, il componente usato per la grafica 3D nel browser, insieme ad ANGLE, GPU, Media, PDFium, V8 e diverse funzioni legate alle autorizzazioni. Non sorprende. Chrome, ormai, non è più soltanto un browser: gestisce video, pagamenti, PDF, applicazioni web, accessi e servizi aziendali. Più funzioni significano anche più punti da proteggere.
Nell’elenco figurano ricercatori esterni, università, laboratori di sicurezza e team interni di Google. Alcune segnalazioni hanno ricevuto ricompense economiche: per esempio 2.500 dollari per la falla critica CVE-2026-87464 in WebGL e 5.000 dollari per una vulnerabilità di gravità media in Core. In altri casi il premio è indicato come “TBD”, cioè ancora da stabilire. È il meccanismo dei programmi bug bounty: chi scopre un difetto lo segnala, l’azienda lo corregge e il problema viene chiuso prima che si allarghi.
Una parte importante delle falle riguarda anche errori di authorization, controlli incompleti, problemi nelle Extensions, in Downloads, FileSystem, ServiceWorker, Payments e WebUI. Sono zone che l’utente vede poco, molto meno della barra degli indirizzi o delle schede aperte. Eppure sono decisive: da lì passano permessi, identità, file scaricati e dati sensibili.
Come controllare la versione e installare l’aggiornamento
Per verificare se Chrome è già aggiornato, basta aprire Google Chrome, cliccare sui tre puntini in alto a destra, entrare in Guida e poi in Informazioni su Google Chrome. In quella schermata il browser cerca di solito l’aggiornamento da solo. Se lo trova, lo scarica e chiede di riavviare. Pochi secondi, ma vanno fatti.
Gli utenti dovrebbero controllare di avere installato Chrome 153.0.8010.36 su Linux oppure 153.0.8010.36/.37 su Windows e macOS, secondo quanto indicato da Google. Chi usa un computer aziendale potrebbe dover aspettare la distribuzione gestita dall’amministratore IT. Anche in quel caso, però, conviene avvisare il reparto tecnico. Meglio chiudere e riaprire subito il browser che lasciare una falla aperta per giorni.