Negli ambienti della cybersecurity c’è chi sostiene che sia arrivato il momento di abbandonare uno dei browser più diffusi al mondo.
Negli ultimi mesi, Google Chrome è stato al centro di numerosi aggiornamenti urgenti per correggere falle anche gravi. Solo di recente sono state individuate e risolte decine di vulnerabilità, alcune classificate come critiche, in grado di consentire persino l’esecuzione di codice da remoto.
Il punto più delicato riguarda i cosiddetti zero-day, difetti sfruttati dagli hacker prima ancora che vengano corretti. Uno dei casi più discussi del 2026 è la vulnerabilità identificata come CVE-2026-2441: bastava visitare una pagina web costruita ad hoc per attivare un attacco.
Non si tratta di episodi isolati. Altri difetti scoperti nel motore interno del browser, come quelli legati a V8, hanno dimostrato quanto sia fragile l’equilibrio tra prestazioni e sicurezza.
Il risultato è chiaro: il browser, proprio perché è il punto di accesso a Internet, diventa anche il bersaglio più esposto.
Il problema nascosto: le estensioni e il rischio invisibile
Oltre alle vulnerabilità tecniche, c’è un altro elemento che sta alimentando la sfiducia: le estensioni.
Indagini recenti hanno individuato centinaia di plugin dannosi distribuiti attraverso lo store ufficiale, capaci di sottrarre dati personali, token di accesso e perfino credenziali.
Il meccanismo è semplice quanto efficace: l’utente installa un’estensione apparentemente innocua, ma questa acquisisce permessi profondi sul browser, arrivando a monitorare la navigazione o intercettare informazioni sensibili.
Anche singoli casi hanno mostrato come alcune estensioni possano accedere a dati che, sulla carta, non dovrebbero essere necessari per il loro funzionamento.
È qui che nasce la vera preoccupazione degli esperti: non è solo il browser in sé, ma l’ecosistema che gli ruota attorno.

Disinstallare Chrome: provocazione o necessità? (www.melablog.it)
L’idea di disinstallare completamente Chrome può sembrare estrema, e in effetti lo è. Tuttavia, nel linguaggio della sicurezza informatica, dichiarazioni di questo tipo servono spesso a lanciare un segnale forte.
Gli esperti non stanno necessariamente dicendo che Chrome sia “insicuro” in senso assoluto, ma piuttosto che il suo utilizzo richiede oggi un livello di attenzione molto più alto rispetto al passato.
Aggiornamenti frequenti, gestione attenta delle estensioni e controllo delle autorizzazioni sono diventati elementi essenziali. Il problema è che la maggior parte degli utenti non applica queste precauzioni, esponendosi a rischi concreti.
Il vero nodo: abitudini degli utenti e sicurezza quotidiana
Il punto centrale non riguarda solo la tecnologia, ma il comportamento.
Molti attacchi non sfruttano vulnerabilità complesse, ma semplici disattenzioni: clic su link sospetti, installazione di plugin poco affidabili, mancati aggiornamenti.
In questo scenario, anche il browser più sicuro può diventare vulnerabile. E Chrome, proprio per la sua diffusione globale, resta il bersaglio privilegiato.
Per questo motivo, il messaggio che arriva dal mondo della cybersecurity è più articolato di quanto sembri: non basta cambiare browser per essere al sicuro.
Una questione aperta
Il dibattito su Chrome è destinato a continuare. Da un lato c’è un prodotto costantemente aggiornato e supportato, dall’altro una superficie d’attacco enorme che cresce insieme alla sua popolarità.
Disinstallarlo può essere una scelta, ma non rappresenta una soluzione definitiva. La vera differenza, oggi, la fa la consapevolezza: sapere cosa si installa, cosa si clicca e quanto si è aggiornati.
Perché la sicurezza, ormai, non passa più solo dal software che si usa, ma da come lo si usa ogni giorno.