Gli unici lavori che sopravviveranno all’intelligenza artificiale secondo Bill Gates

Il dibattito su quali professioni resisteranno all’avanzata dell’intelligenza artificiale torna ciclicamente d’attualità. Una delle previsioni più citate porta la firma del cofondatore di Microsoft, che individua poche aree destinate a restare saldamente umane.
Il dibattito su quali professioni resisteranno all’avanzata dell’intelligenza artificiale torna ciclicamente d’attualità. Una delle previsioni più citate porta la firma del cofondatore di Microsoft, che individua poche aree destinate a restare saldamente umane.
Gli unici lavori che sopravviveranno all’intelligenza artificiale secondo Bill Gates

La previsione risale a una conversazione con il professore di Harvard Arthur Brooks, nel quadro di quella che Bill Gates ha definito l’era dell’«intelligenza gratuita», fatta di progressi rapidissimi resi possibili dall’IA. Secondo Gates, mentre l’automazione assorbirà una quota crescente di mansioni ripetitive, tre professioni manterranno un nucleo difficilmente sostituibile: i programmatori, gli esperti del settore energetico e i biologi.

Il ragionamento sui programmatori è quasi paradossale. Sono loro a costruire i sistemi di intelligenza artificiale e, proprio per questo, servono a correggerne gli errori, perfezionarli e intervenire quando qualcosa si blocca. L’IA genera codice con sempre maggiore disinvoltura, ma fatica ancora sulla precisione e sulla logica necessarie a realizzare software complessi.

Sul versante energetico, Gates osserva che il comparto è troppo articolato perché una macchina lo governi da sola: l’analisi può essere automatizzata, ma le decisioni su sostenibilità e gestione della domanda richiedono competenza e responsabilità umane. Per la biologia, infine, il punto è la creatività: l’IA accelera l’elaborazione dei dati, ma non formula ipotesi né intuisce nuove direzioni di ricerca come fa uno scienziato.

Perché secondo Bill Gates solo loro vinceranno l’AI

Vale la pena segnalare che la stessa previsione circola in versioni leggermente diverse. Alcune testate, riprendendo altri interventi di Gates, affiancano ai tre profili una quarta categoria, quella sanitaria, sul presupposto che i pazienti continueranno a volere un essere umano a prendere le decisioni cliniche. È un’aggiunta che non contraddice l’impianto originario, ma ne allarga il perimetro.

Perché secondo Bill Gates solo loro vinceranno l’AI-melablog.it

Sul fronte opposto, Microsoft ha pubblicato un elenco delle quaranta occupazioni più esposte alla sovrapposizione con l’IA, tra cui interpreti, traduttori, matematici e giornalisti. Qui serve però una precisazione arrivata da Kiran Tomlinson, ricercatore senior della stessa Microsoft: lo studio analizza quali categorie professionali possono usare in modo produttivo i chatbot, non quali verranno sostituite. La differenza non è di poco conto e ridimensiona molte letture allarmistiche.

Il contesto, del resto, è quello di un mercato del lavoro già in movimento. Nel Regno Unito un’analisi di Morgan Stanley ha rilevato che diverse aziende hanno segnalato una riduzione netta degli organici legata all’adozione dell’IA, con un calo dell’otto per cento. In Italia il fenomeno appare meno marcato, ma il dibattito è altrettanto vivo, complice la spinta delle imprese verso gli strumenti generativi nei processi amministrativi e creativi.

Lo stesso Gates invita alla prudenza: le ondate tecnologiche del passato, dall’automazione industriale a Internet, hanno smentito molte previsioni e generato categorie di lavoro che nessuno aveva immaginato. La capacità di adattarsi e di imparare attraverso ambiti diversi, più che l’appartenenza a una singola professione, sembra la variabile destinata davvero a contare.

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