Ha preso il posto dell’analogico, spento definitivamente in Italia il 4 luglio 2012, per liberare frequenze, migliorare il segnale e aumentare i canali disponibili. Dietro un gesto banale — accendere il televisore dal divano, magari all’ora del telegiornale — c’è una rete di ripetitori, frequenze radio, decoder e sistemi di compressione. Una macchina tecnica, certo. Ma ormai fa parte della vita di tutti i giorni.
Il digitale terrestre, chiamato anche DTT o DVB-T, ha mandato in pensione la vecchia televisione analogica trasformando immagini e audio in dati digitali. Il segnale parte dai ripetitori terrestri e arriva alle antenne delle abitazioni. La differenza rispetto al passato è evidente: prima una frequenza portava un solo canale, oggi nello stesso spazio possono passare più programmi, raccolti nei cosiddetti multiplex. In parole semplici: meno banda sprecata e più canali sul televisore.
Con il passaggio al DVB-T2 e al codec HEVC H.265, la trasmissione è diventata più leggera ed efficiente rispetto al vecchio DVB-T. Il sistema comprime meglio il segnale, regge l’alta definizione e, almeno sul piano tecnico, può arrivare anche a risoluzioni più alte, anche se nell’uso quotidiano si parla soprattutto di canali HD. Il segnale digitale, però, non si comporta come quello analogico: niente immagine che peggiora piano piano con il classico “effetto neve”. O si vede bene, oppure si blocca e sparisce. Una soglia netta. Ed è spesso lì che, in casa, cominciano i problemi.
Antenna, decoder e televisore: cosa serve davvero per vedere i canali
Per ricevere il digitale terrestre in casa servono tre cose: una antenna TV, un apparecchio in grado di leggere il segnale e un televisore. Le antenne già installate sui tetti, comprese quelle condominiali, nella maggior parte dei casi vanno ancora bene. Gli impianti più datati, però, possono avere bisogno di un controllo tecnico, soprattutto quando alcuni canali non compaiono o il segnale salta nelle ore serali.
Nei condomìni, poi, gli interventi sull’antenna centralizzata passano di norma dall’amministratore e dall’assemblea. Il ricevitore può essere già dentro il televisore oppure esterno. Dal 1° gennaio 2017, i TV venduti in Italia devono essere compatibili con lo standard DVB-T2. Molti modelli comprati prima, invece, possono richiedere un decoder esterno, collegato di solito con un cavo HDMI. Capirlo è semplice: se il televisore riceve senza problemi i canali trasmessi con il nuovo standard, non serve altro. Se invece non li trova, il decoder resta la strada più veloce, anche per una seconda TV in cucina o in camera.
Canali gratuiti, pay TV e servizi interattivi: cosa si vede oggi
L’offerta del digitale terrestre resta per gran parte gratuita. I canali in chiaro non richiedono abbonamenti specifici, a parte il canone Rai previsto dalla normativa italiana. Accanto alle reti generaliste ci sono canali di informazione, sport, cinema, intrattenimento, programmi per bambini ed emittenti locali. La disponibilità cambia da zona a zona, perché dipende dalla copertura del segnale.
In molte case, dopo una risintonizzazione completa, i canali superano facilmente il centinaio. Sul DTT esistono anche servizi a pagamento, visibili solo con dispositivi compatibili e abilitati alla lettura dei contenuti criptati. Non è però il centro dell’offerta di oggi, che in parte si è spostata verso streaming e app delle emittenti.
Sempre più televisori, se collegati a internet, permettono di affiancare alla TV tradizionale piattaforme come RaiPlay, Mediaset Infinity e altri servizi on demand. Il telecomando resta lo stesso, ma il modo di guardare cambia: non solo il programma in diretta, ma anche quello recuperato più tardi, magari il giorno dopo.
Sintonizzazione, HbbTV e piccoli accorgimenti per un segnale più stabile
Per usare al meglio il digitale terrestre, il primo passo è la sintonizzazione automatica dei canali, attivando la funzione LCN, cioè la numerazione logica nazionale che assegna le posizioni secondo l’ordine previsto. Rai, Mediaset e le principali emittenti finiscono così nei numeri abituali, mentre i canali in alta definizione possono trovarsi nelle prime posizioni o, in alcuni casi, anche oltre il 500.
Se manca qualcosa, conviene ripetere la ricerca in un momento in cui la ricezione è migliore e controllare che il televisore sia aggiornato. Un altro passaggio utile è collegare la TV alla rete di casa: così si attiva la tecnologia HbbTV, che permette di accedere a funzioni interattive, contenuti on demand e servizi aggiuntivi, di solito premendo il tasto rosso del telecomando.
È una funzione ormai comune sulle smart TV, ma ha bisogno di una connessione stabile. Per limitare disturbi e blocchi, invece, meglio tenere decoder e televisore lontani da router Wi-Fi, console, alimentatori e prese troppo cariche. Contano anche dettagli molto pratici: un cavo antenna inserito bene, una presa non ossidata, un amplificatore regolato senza esagerare. Piccole cose, ma spesso fanno la differenza. Solo così il sistema nascosto dietro lo schermo lavora come deve.