Con la serie iPhone 15 Apple non si è limitata ad adottare uno standard universale: i modelli recenti possono anche cedere energia attraverso la stessa porta, una funzione nota come ricarica inversa cablata. La potenza erogata è modesta, fino a circa 4,5 watt, lontana da quella di un caricatore vero e proprio, ma sufficiente in situazioni d’emergenza quando una batteria è agli sgoccioli e non si ha a disposizione né una presa né un power bank. Basta il cavo giusto per trasformare l’iPhone in una fonte di alimentazione tascabile.
Il primo scenario riguarda l’ecosistema Apple. Collegando il telefono ad accessori come AirPods, Apple Watch o un iPad, è possibile trasferire energia verso il dispositivo più scarico. Apple stessa aveva mostrato la cosa già alla presentazione degli iPhone 15 Pro: i dispositivi dialogano tra loro per stabilire chi ha più bisogno di carica e regolano da soli la direzione del flusso, senza alcuna impostazione manuale. In viaggio o in aereo può bastare a guadagnare qualche ora di autonomia per gli auricolari.
Come caricare dispositivi con l’iPhone
Funziona anche da telefono a telefono. Unendo due iPhone con porta USB-C tramite un normale cavo, quello con più batteria inizia ad alimentare l’altro; per i modelli fino all’iPhone 14 serve invece un cavo da USB-C a Lightning. La velocità non è elevata, ma può bastare a recuperare qualche punto percentuale e arrivare a fine giornata. Curioso anche il caso opposto: molti power bank compatibili con lo standard USB Power Delivery gestiscono ingresso e uscita sulla stessa porta, così in alcune situazioni è l’iPhone a ricaricare la batteria esterna.

Come caricare dispositivi con l’iPhone-melablog.it
La compatibilità va oltre il mondo Apple. Grazie alla diffusione ormai universale dell’USB-C, un iPhone può alimentare anche smartphone Android di marchi come Samsung, Google o OnePlus: si collegano i due dispositivi e il protocollo Power Delivery stabilisce da sé chi deve ricevere energia. Sempre con il limite dei 4,5 watt, che però in emergenza regalano minuti preziosi.
Infine, in teoria, qualsiasi gadget a basso consumo con ricarica USB-C può attingere energia dal telefono: lettori ebook come il Kindle Paperwhite, auricolari e cuffie, piccoli speaker wireless, controller da gioco portatili. I limiti restano evidenti, perché la potenza disponibile non è adatta a dispositivi energivori come i notebook, per i quali i tempi diventerebbero impraticabili.
Resta una funzione di nicchia più che un’alternativa al caricatore, e su questo fronte gli smartphone Android offrono da anni la ricarica wireless inversa, più comoda perché senza fili. Ma per chi vive nell’ecosistema Apple è una risorsa pratica: con un semplice cavo USB-C in tasca o nello zaino, l’iPhone diventa all’occorrenza una piccola scorta di energia capace di salvare la situazione quando serve davvero.