Non si tratta però di uno scontro frontale con Bruxelles. La risposta è dentro la stessa norma, che lascia spazio a eccezioni tecniche sufficienti a non cambiare la progettazione dei modelli di fascia alta.
Il punto di partenza è il Regolamento Ue 2023/1670 sull’ecodesign degli smartphone e dei tablet. È uno dei testi con cui Bruxelles punta a rendere i dispositivi più riparabili e più longevi. Dal 2027, i produttori dovranno fare in modo che le batterie dei telefoni siano “facilmente estraibili” e sostituibili, almeno come principio generale. L’obiettivo è evitare che un calo dell’autonomia costringa il consumatore a cambiare tutto il telefono.
La norma rientra nel pacchetto europeo sul diritto alla riparazione, che chiede ai marchi di garantire ricambi, assistenza e interventi tecnici per più tempo rispetto al passato. Non riguarda solo Apple: vale per l’intero mercato, dagli smartphone Android ai modelli premium, fino ai dispositivi di fascia media. Ma il testo, letto con attenzione, è meno drastico di quanto possa sembrare. Bruxelles non impone a tutti, sempre e comunque, il ritorno allo sportellino posteriore dei cellulari dei primi anni Duemila.
La clausola che salva Apple: IP67 e capacità all’80% dopo 1.000 cicli
Il motivo per cui l’iPhone 18 Pro potrà continuare ad avere una batteria non removibile dall’utente sta in una clausola tecnica del regolamento. I dispositivi con certificazione almeno IP67, quindi protetti da polvere e immersione temporanea in acqua, possono essere esentati dall’obbligo più rigido se la batteria mantiene almeno l’80% della capacità nominale dopo 1.000 cicli di ricarica completi.
È qui che Apple trova il suo margine. Stando alle specifiche comunicate negli ultimi anni dalla società, già dagli iPhone 15 le batterie sono progettate per conservare l’80% della capacità dopo 1.000 cicli in condizioni standard. In pratica, Cupertino non deve ripensare da capo la struttura dell’iPhone 18 Pro per rispettare la norma europea: resistenza e durata rientrano già nei paletti previsti.
La certificazione IP67 — e nei modelli di punta spesso anche superiore — è anche uno degli argomenti usati dai produttori per spiegare scocche sigillate, adesivi interni e soluzioni poco accessibili all’utente comune. Il senso della normativa europea è provare a tenere insieme riparabilità e sicurezza del prodotto. Tradotto: la batteria deve poter essere sostituita, ma non per forza dal proprietario, non per forza a casa, con un cacciavite sul tavolo della cucina.
Perché la batteria “facilmente estraibile” non significa ritorno agli smartphone anni 2000
L’espressione “facilmente estraibile” ha creato molte aspettative. Anche perché richiama un gesto che molti ricordano bene: togliere la cover, sfilare la batteria, metterne una nuova. La norma europea, però, ragiona in modo diverso. La batteria può essere rimossa con strumenti disponibili in commercio oppure, se servono attrezzi particolari, il produttore deve fornirli gratis o renderli accessibili secondo le condizioni previste.
Questo cambia parecchio le cose. Non è richiesto che l’utente possa aprire lo smartphone senza competenze. E non è previsto che il retro del telefono torni a chiudersi con semplici clip di plastica. Nei dispositivi attuali, compreso l’iPhone 18 Pro, ci sono display incollati, guarnizioni contro l’acqua, moduli fotografici più grandi e batterie fissate con adesivi. Smontare resta possibile, ma servono tempo, attenzione e un minimo di attrezzatura.
Il punto, quindi, non è riportare in vita i vecchi Nokia o Samsung di vent’anni fa. Il tema è l’accesso alla riparazione. Bruxelles vuole ridurre i casi in cui una batteria ormai degradata rende poco conveniente intervenire sul telefono e spinge all’acquisto di un modello nuovo. Apple, dal canto suo, continua a puntare su assistenza autorizzata, programmi di autoriparazione e interventi presso centri indipendenti qualificati. Una strada meno immediata, certo, ma compatibile con la lettera della regola.
Le eccezioni per wearable, auricolari e dispositivi elettrici: cosa resta fuori dall’obbligo
Il regolamento non tratta allo stesso modo tutti i prodotti elettronici. Alcune categorie restano fuori dall’obbligo pieno di batteria removibile, per ragioni legate a sicurezza, dimensioni o uso previsto. Tra queste ci sono i dispositivi indossabili, come smartwatch e bracciali smart, gli auricolari wireless, alcuni apparecchi medici, i dispositivi usati in ambienti umidi — per esempio gli spazzolini elettrici — e i prodotti destinati ad atmosfere esplosive soggetti alla direttiva ATEX.
Per questo prodotti come Apple Watch e AirPods non dovranno seguire le stesse regole previste per gli smartphone. Le loro batterie potranno continuare a essere sostituite solo da tecnici o tramite procedure specializzate, quando previste. È un dettaglio importante, perché ridimensiona l’effetto concreto della riforma: l’Unione europea spinge verso dispositivi più riparabili, ma lascia comunque spazio a diverse eccezioni.
Il caso dell’iPhone 18 Pro racconta proprio questo equilibrio, non sempre intuitivo, tra regole europee e progettazione industriale. Dal 2027 gli smartphone dovranno essere più facili da riparare e le batterie meno “usa e getta”. Ma per i modelli resistenti all’acqua e capaci di mantenere buone prestazioni dopo 1.000 cicli, la batteria estraibile a mano resterà più un ricordo che un obbligo reale.