Come disattivare l'ACR su un televisore: cambia tutto

Le smart TV vendute nel 2025 da marchi come LG, Samsung, Roku, Amazon Fire TV, Google TV, Sony e Vizio raccolgono, negli Stati Uniti e in altri mercati, dati sulle abitudini di visione degli utenti.
Le smart TV vendute nel 2025 da marchi come LG, Samsung, Roku, Amazon Fire TV, Google TV, Sony e Vizio raccolgono, negli Stati Uniti e in altri mercati, dati sulle abitudini di visione degli utenti.
Come disattivare l'ACR su un televisore: cambia tutto

Lo segnala un’analisi aggiornata di Consumer Reports: quelle informazioni servono per consigli personalizzati, servizi vocali e pubblicità mirata. Spegnere del tutto questa raccolta non è semplice. Però si può ridurre, mettendo mano alle impostazioni di privacy del televisore.

Una smart TV connessa a Internet non mostra soltanto Netflix, YouTube o i canali del digitale. Può registrare quali app vengono aperte, per quanto tempo restano in uso, quali contenuti vengono cercati e, in alcuni casi, anche dati legati alla posizione o all’indirizzo IP.

Consumer Reports, che segue il tema dal 2015 e testa queste pratiche nei propri laboratori dal 2018, ricorda che anche le app di streaming installate sulla TV possono raccogliere informazioni sull’utente. A volte persino senza accesso con un account personale. Poi c’è la voce: quando si usa il microfono del telecomando o dell’app mobile, i comandi possono essere analizzati dal produttore o da servizi collegati, come Alexa, Google Assistant o Bixby.

Il messaggio dell’organizzazione americana è chiaro: spesso l’utente non si rende conto di quante informazioni escano dal salotto e finiscano sui server delle aziende. Per questo conviene controllare le autorizzazioni già alla prima configurazione. Subito. Perché dopo, spesso, i menu diventano meno facili da trovare.

ACR, la tecnologia che riconosce cosa guardi anche da decoder e Blu-ray

Il passaggio più delicato riguarda l’ACR, cioè Automatic Content Recognition. È la tecnologia che prova a capire che cosa compare sullo schermo: non solo dentro le app, ma anche da decoder via cavo, antenna, console, lettori Blu-ray e dispositivi collegati via HDMI. In pratica, la TV può riconoscere un film, un programma o una partita confrontando brevi frammenti audio o video con banche dati esterne.

Mano con telecomando con tasto microfono davanti a una smart TV con menu impostazioni privacy sfocato
Un telecomando puntato verso una smart TV mentre sullo schermo compaiono impostazioni di privacy e tracciamento.

Quei dati possono poi finire in suggerimenti, misurazioni pubblicitarie o profili di consumo. Non è un tema nuovo: nel 2017 Vizio finì nel mirino delle autorità federali e statali statunitensi per la raccolta di dati di visione senza informazioni e consenso adeguati. Da allora i produttori sono più prudenti nel chiedere il permesso.

Ma il consenso, spesso, resta infilato in schermate lunghe, con pulsanti rapidi per “accettare tutto” e opzioni meno evidenti per limitare la raccolta. Così molte famiglie comprano una TV da centinaia o migliaia di euro e, senza farci troppo caso, cedono anche una parte delle proprie abitudini domestiche.

Dove disattivare tracciamento e pubblicità personalizzata su LG, Samsung, Roku, Fire TV e Google TV

I percorsi cambiano a seconda della piattaforma, ma la logica è sempre la stessa: cercare la voce privacy, disattivare l’ACR, limitare gli annunci basati sugli interessi e, quando possibile, reimpostare l’ID pubblicitario. Sulle TV LG con webOS, spiega Consumer Reports, sui modelli recenti si passa da Impostazioni, poi Tutte le impostazioni, Supporto, Privacy e termini: qui si trovano gli accordi utente, l’opzione “Do Not Sell My Personal Information” e il consenso a “Viewing Information”, collegato alla funzione Live Plus.

Sui televisori Samsung con sistema Tizen bisogna invece entrare in Menu, Impostazioni, Tutte le impostazioni, Generale e privacy, quindi Termini e privacy: da lì si possono rifiutare “Viewing Information Services” e “Interest-Based Advertisements”. I servizi vocali restano separati e richiedono l’attivazione del microfono e l’accettazione di regole specifiche.

Su Roku TV, nelle impostazioni di Privacy, la voce “Smart TV Experience” permette di togliere la spunta a “Use Info from TV Inputs”, riducendo il riconoscimento dei contenuti da antenna e dispositivi collegati; nella sezione Advertising si può anche disattivare la personalizzazione e azzerare l’identificativo pubblicitario. Per Amazon Fire TV, il percorso indicato è Impostazioni, Preferenze, Privacy Settings, dove si possono disabilitare “Device Usage Data”, “Collect App and Over-the-Air Usage” e “Interest-Based Ads”.

Dal 2025, sui modelli analizzati, compare anche “Manage Sharing From Apps”, pensato per limitare l’invio ad Amazon di informazioni da app terze. Su Google TV e sui vecchi Android TV, usati da marchi come Sony, TCL, Hisense e Philips, Google sostiene che la piattaforma non usi ACR per identificare contenuti specifici. Raccoglie però dati legati ai servizi Google: nelle impostazioni Privacy e Annunci si può reimpostare o eliminare l’ID pubblicitario, mentre per un controllo più ampio bisogna passare da “My Ad Center” e “Activity Controls”.

I limiti della privacy domestica: cosa resta attivo anche dopo l’opt-out

Disattivare l’ACR e la pubblicità personalizzata non vuol dire bloccare ogni raccolta di dati. Se il televisore resta collegato a Internet, continueranno a funzionare servizi, app, aggiornamenti e account, ognuno con le proprie regole. Consumer Reports lo dice senza giri di parole: non si può fermare tutto, a meno di rinunciare alle funzioni smart e usare la TV quasi come un semplice schermo.

Anche scegliendo l’opzione “Basic TV”, quando c’è, l’esperienza cambia: su alcune piattaforme restano solo TV live, ingressi HDMI e poche app, mentre assistenti vocali, canali gratuiti con pubblicità e consigli personalizzati vengono limitati o disattivati. C’è poi un dettaglio che si tende a dimenticare: le app di streaming possono continuare a raccogliere dati da sole, in base alle proprie informative, a prescindere dalle scelte fatte nel menu del televisore.

Per questo la difesa più concreta resta una piccola manutenzione periodica della privacy digitale di casa: controllare i consensi dopo gli aggiornamenti software, reimpostare ogni tanto l’ID pubblicitario, disattivare il microfono quando non serve e non premere “accetta tutto” durante la configurazione. Sono passaggi semplici. Ma nel salotto connesso possono fare la differenza.

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