La novità è arrivata ad agosto 2026 nei gruppi dell’app di messaggistica ed è stata segnalata da WhatsApp, poi ripresa dalla stampa specializzata tedesca. Serve soprattutto per quei messaggi che non possono perdersi tra vocali, emoji e risposte incrociate: annunci urgenti, comunicazioni di lavoro, organizzazione familiare, gruppi scolastici. In pratica, tutte quelle situazioni in cui il classico “l’ho scritto nel gruppo” ormai non basta più.
Con il nuovo comando @alle, chi scrive in un gruppo WhatsApp non deve più citare i partecipanti uno per uno. Basta inserire il tag nel messaggio e l’app manda una notifica a tutti i membri della chat. Anche a chi ha silenziato il gruppo. Ed è qui il punto: il nuovo avviso supera una delle abitudini più comuni tra chi si ritrova decine di conversazioni attive ogni giorno.
L’idea è semplice: evitare che un messaggio importante venga sepolto nel flusso della chat. Un cambio d’orario per una riunione, una variazione sulla gita scolastica, una scadenza da ricordare al volo. In casi come questi, @alle rende il messaggio più difficile da ignorare. Non cambia tutto, certo. Ma nella gestione quotidiana delle chat di gruppo può fare la differenza.
Gruppi sopra 32 membri: @alle resta in mano agli amministratori
WhatsApp, però, ha messo subito un freno. Perché uno strumento del genere, se usato male, rischia di diventare l’ennesima fonte di notifiche inutili. Nei gruppi con più di 32 membri, il tag @alle potrà essere usato solo dagli amministratori. Una regola pensata per limitare lo spam nelle conversazioni più affollate.
Il dettaglio pesa, soprattutto nei gruppi di condominio, nelle classi scolastiche, nelle associazioni o nelle community locali. Lasciare a tutti la possibilità di richiamare l’attenzione dell’intero gruppo potrebbe trasformare la chat in un continuo squillo. Per questo la soglia è stata fissata a 32 partecipanti: oltre quel numero, decide chi amministra. Chi non vuole ricevere questi avvisi, ha spiegato WhatsApp, può comunque intervenire dalle impostazioni delle notifiche e disattivarli per il proprio account. Una valvola di sicurezza per chi ha già il telefono acceso fin troppo spesso.
Sondaggi WhatsApp: scadenze, anonimato e modifiche entro 15 minuti
L’aggiornamento non si ferma a @alle. Arrivano novità anche per i sondaggi WhatsApp, ormai usati nei gruppi per scegliere date, turni, luoghi d’incontro o prendere decisioni rapide. La modifica più pratica riguarda la possibilità di fissare una data di scadenza per il voto. Così un sondaggio non resta aperto quando la decisione è già stata presa.
C’è anche un intervento sulla privacy: gli utenti possono nascondere i nomi di chi partecipa al voto, rendendo la consultazione meno esposta agli altri membri della chat. Non serve sempre, ma in gruppi di lavoro, associazioni o conversazioni molto numerose può aiutare. In più, WhatsApp introduce una finestra per correggere gli errori: la domanda di un sondaggio può essere modificata entro 15 minuti dalla creazione. Una parola sbagliata, un orario scritto male, una svista. Capita. E adesso non sarà più necessario rifare tutto da capo.
Sottogruppi più rapidi e più privacy: verso i nomi utente senza numero
Tra le funzioni in arrivo c’è anche una gestione più veloce dei sottogruppi WhatsApp. Partendo da una conversazione già esistente, sarà più semplice creare un gruppo ristretto, utile per seguire un tema specifico senza dover aggiungere ogni contatto a mano. L’esempio indicato da WhatsApp è l’organizzazione di una sorpresa, ma lo stesso meccanismo può servire per un progetto di lavoro, una commissione interna o una cena da decidere in fretta.
Sul fronte della privacy, l’app continua poi a lavorare sui nomi utente, pensati per permettere agli iscritti di comunicare senza mostrare sempre il proprio numero di telefono. È una strada già annunciata e in linea con l’evoluzione delle app di messaggistica: più controllo sull’identità visibile, meno esposizione dei dati personali. Negli ultimi aggiornamenti, WhatsApp ha introdotto anche strumenti per liberare spazio e gestire meglio file e contenuti ricevuti. Piccole modifiche, una dopo l’altra, che vanno nella stessa direzione: rendere l’app più ordinata, meno dispersiva e più facile da governare ogni giorno.