iMessage si arricchisce con ChatGPT e arriva una nuova funzione utilissima

iMessage si arricchisce con ChatGPT e arriva una nuova funzione utilissima

OpenAI porta ChatGPT dentro Messaggi di Apple sui Mac con Apple Silicon. Il nuovo plugin permette al chatbot di cercare tra iMessage, SMS e RCS e, se l’utente lo chiede, di preparare anche una risposta. L’idea è semplice: rendere più veloce la gestione delle conversazioni dal computer, senza perdersi tra thread, notifiche e messaggi lasciati indietro. Per ora, però, la funzione non arriva a tutti: riguarda gli utenti di ChatGPT Work e Codex.

ChatGPT cerca nelle conversazioni: basta chiedere con parole normali

Il nuovo plugin permette a ChatGPT su Mac di cercare nella cronologia dell’app Messaggi usando richieste scritte in modo naturale. Niente comandi complicati, niente filtri da impostare a mano. Si può chiedere, per esempio: “trova i messaggi che mi sono perso ieri” oppure “recupera la conversazione con Marco sulla riunione di venerdì”. A quel punto il chatbot prova a individuare il thread giusto tra iMessage, SMS e RCS presenti sul Mac.

La funzione serve soprattutto a evitare la ricerca manuale nelle chat, che può diventare lunga quando le conversazioni sono tante o sparse nel tempo. Secondo quanto spiegato da OpenAI, ChatGPT può usare il contenuto dei messaggi solo quando viene chiamato in causa dall’utente e dopo che sono stati concessi i permessi necessari. Non sarebbe quindi una lettura continua e nascosta di tutte le conversazioni. Almeno secondo quanto dichiarato dall’azienda.

Il vantaggio è chiaro per chi usa Messaggi su macOS anche per lavoro: clienti, colleghi, gruppi, codici di verifica, appuntamenti spostati all’ultimo minuto. Tutto finisce nello stesso posto. E ritrovare una frase precisa, magari scritta due giorni prima alle 18.40, può diventare molto meno faticoso.

Risposte pronte, ma l’invio resta in mano all’utente

Dopo aver trovato la conversazione, ChatGPT può anche preparare una risposta in base a quanto è stato scritto e alle indicazioni ricevute. L’utente può chiedere un messaggio breve, più formale, più diretto, oppure una risposta a una richiesta rimasta in sospeso. È qui che l’integrazione con iMessage diventa più sensibile: non si parla più solo di ricerca, ma anche di messaggi da inviare.

OpenAI ha spiegato che, come impostazione predefinita, il sistema chiede sempre la conferma dell’utente prima di spedire il testo. La verifica riguarda sia il contenuto del messaggio sia i destinatari. È un passaggio fondamentale, perché un assistente in grado di scrivere dentro conversazioni personali o di lavoro deve lasciare l’ultima parola a chi lo usa. Il principio indicato dall’azienda è chiaro: confermare prima di inviare.

In sostanza, ChatGPT non dovrebbe rispondere da solo ai messaggi né prendere iniziative autonome nelle chat. Può proporre una risposta, sistemare il tono, ricostruire il filo della conversazione. Poi si ferma. La decisione finale resta all’utente, che può modificare il testo oppure bloccare l’invio. Una barriera semplice, ma necessaria.

Permessi su macOS e privacy: cosa dice OpenAI

L’integrazione richiede permessi importanti, perché dare accesso a Messaggi su Mac significa aprire uno spazio dove possono esserci dati personali, conversazioni private, informazioni di lavoro e contatti. L’attivazione del plugin è facoltativa: l’utente deve abilitarlo e concedere a ChatGPT l’accesso alla cronologia dei messaggi salvata sul computer.

Secondo quanto riportato, durante la configurazione bisogna anche passare dalle impostazioni di privacy di macOS e concedere all’app l’Accesso completo al disco. Servono inoltre l’accesso ai nomi presenti nei contatti e le autorizzazioni per usare alcuni strumenti di automazione del sistema. Non è proprio un clic da fare distrattamente. Chi attiva la funzione deve sapere che sta permettendo a ChatGPT di entrare in una parte delicata del proprio Mac.

Mani su laptop con chat di messaggistica sfocata e pannello laterale, su scrivania con smartphone, taccuino e tazza

OpenAI ha precisato, anche a Engadget, che il plugin non crea un indice permanente dei messaggi dell’utente. L’accesso ai vecchi thread avverrebbe solo quando l’utente chiede esplicitamente di usare il contenuto delle conversazioni. È un dettaglio importante, anche se non cancella del tutto le domande sulla gestione dei dati. Per ora, la posizione dell’azienda è questa: niente scansione generale delle chat, ma accesso mirato in base alla richiesta.

Disponibilità: si parte da ChatGPT Work e Codex sui Mac Apple Silicon

La funzione, al momento, non è disponibile per tutti. Al lancio, il plugin per Messaggi di Apple riguarda gli utenti di ChatGPT Work e Codex che usano l’app desktop su Mac con chip Apple Silicon, quindi i modelli con processori della serie M. Restano fuori, almeno per ora, gli utenti consumer dell’app ChatGPT e i Mac più vecchi con processori Intel.

La novità va distinta dall’integrazione già conosciuta tra ChatGPT e Apple Intelligence. In quel caso i modelli di OpenAI possono essere richiamati dentro le funzioni di intelligenza artificiale di Apple per completare richieste specifiche. Qui, invece, il plugin lavora direttamente con l’app Messaggi installata sul Mac e con le conversazioni presenti al suo interno.

Non è chiaro quale sia stato il coinvolgimento diretto di Apple nello sviluppo dell’integrazione. Engadget ha segnalato che non si sa se OpenAI abbia lavorato con Cupertino per realizzare il plugin. Il segnale, però, è evidente: ChatGPT si sta spostando sempre più oltre la semplice finestra della chat e comincia a entrare nelle app del computer, dove messaggi, documenti e attività di ogni giorno si incrociano. Più comodità, certo. Ma anche qualche cautela in più da tenere presente.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti
Change privacy settings
×