ChatGPT down, cosa sta accadendo e come risolvere

Quando uno strumento diventato ormai quotidiano smette improvvisamente di funzionare, la prima reazione è quasi sempre la stessa: pensare a un problema del proprio dispositivo o della propria connessione. Nelle ultime ore, però, a saltare è stato il servizio stesso, con disagi segnalati da utenti di tutto il mondo.
Quando uno strumento diventato ormai quotidiano smette improvvisamente di funzionare, la prima reazione è quasi sempre la stessa: pensare a un problema del proprio dispositivo o della propria connessione. Nelle ultime ore, però, a saltare è stato il servizio stesso, con disagi segnalati da utenti di tutto il mondo.
ChatGPT down, cosa sta accadendo e come risolvere

ChatGPT, il chatbot sviluppato da OpenAI, ha attraversato un fine settimana particolarmente complicato dal punto di vista tecnico. Il primo grave disservizio si è verificato sabato 25 luglio, quando a livello globale gli utenti non riuscivano più a caricare le conversazioni, comprese quelle salvate in precedenza, con messaggi di errore legati a un sovraccarico di richieste simultanee. OpenAI ha confermato il problema attraverso la propria pagina di stato, parlando di tassi di errore elevati sia su ChatGPT sia sulle proprie API, e riportando il servizio alla normalità nel giro di qualche ora.

ChatGPT non funziona: come risolvere

Il malfunzionamento non è rimasto isolato: pochi giorni prima, il 23 luglio, un’altra interruzione aveva coinvolto ChatGPT, la piattaforma di sviluppo Codex e le API, richiedendo quasi 24 ore per essere risolta del tutto. E proprio lunedì 27 luglio si sono aggiunti nuovi disagi, questa volta legati principalmente alla generazione di immagini, con la pagina di stato di OpenAI che ha confermato ufficialmente il problema: chi prova a generare un’immagine riceve un messaggio di errore che segnala l’impossibilità di completare l’operazione.

ChatGPT non funziona: come risolvere-melablog.it

Nello stesso pomeriggio sono aumentate anche le segnalazioni relative a lentezza, errori di accesso e prompt che non vanno a buon fine, anche se in questo caso, al momento della scrittura, OpenAI non ha ancora confermato un nuovo disservizio esteso a tutte le funzionalità.

Per capire se il problema riguarda davvero il servizio e non il proprio dispositivo, il primo passo è consultare il sito di stato ufficiale di OpenAI (status.openai.com), che riporta in tempo reale eventuali disservizi su ChatGPT, API e strumenti collegati. Un secondo riferimento utile è DownDetector, la piattaforma che raccoglie le segnalazioni degli utenti in tutto il mondo: un’impennata improvvisa di segnalazioni è di solito il primo segnale di un problema diffuso, prima ancora della conferma ufficiale dell’azienda.

Sul fronte pratico, se ChatGPT risulta bloccato o particolarmente lento conviene provare, nell’ordine, ad aggiornare la pagina o chiudere e riaprire completamente l’app, verificare la propria connessione internet con un altro sito o servizio, svuotare la cache del browser nel caso si utilizzi la versione web, e attendere qualche minuto prima di inviare nuovamente una richiesta, dato che molti di questi disservizi derivano da un sovraccarico temporaneo dei server piuttosto che da un guasto duraturo. Nei casi più gravi, in cui il problema riguarda l’intero servizio, non resta che attendere l’aggiornamento della pagina di stato ufficiale, senza continuare a inviare richieste ripetute che rischiano solo di aggravare il sovraccarico.

Non è la prima volta che OpenAI si trova a gestire una sequenza ravvicinata di disservizi: proprio in seguito agli episodi di fine luglio, l’azienda ha scelto di ripristinare i limiti di utilizzo degli utenti coinvolti, restituendo le richieste consumate durante i blackout. Una scelta che non ha del tutto placato le proteste di chi lamenta di aver ricevuto il ripristino troppo tardi, o dopo aver già esaurito la propria quota giornaliera in attesa che il servizio tornasse disponibile: un segnale di quanto, ormai, l’affidabilità di questi strumenti sia diventata un fattore critico per chi li utilizza quotidianamente per lavoro, studio o programmazione.

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