L’idea è dare a cittadini, Comuni e amministrazioni uno strumento più chiaro per orientarsi tra antenne 5G, impianti radio-tv e limiti di legge.
La novità arriva dal MIMIT, che ha affidato alla Fondazione Ugo Bordoni la realizzazione di un servizio pensato per rendere più accessibili dati finora molto tecnici. Cartoradio nasce con questo obiettivo: portare su una mappa pubblica le stime di esposizione ai campi elettromagnetici, un tema che spesso accende il confronto nei territori, soprattutto quando si parla di nuove antenne per telefonia mobile o di copertura 5G.
Il servizio è gratuito e si consulta online. Può usarlo un cittadino che vuole capire cosa risulta nella propria zona, un Comune chiamato a dare spiegazioni, oppure chi, davanti a un traliccio o a un impianto vicino casa, cerca prima di tutto un quadro di partenza. Per il ministero il senso è quello della trasparenza. Ma attenzione: Cartoradio non è un certificato sul singolo balcone. È un punto decisivo.
Trenta milioni di celle per leggere il territorio: dati, antenne e criteri di calcolo
La mappa Cartoradio divide il territorio nazionale in oltre 30 milioni di celle, ognuna grande 100 metri per 100 metri. Per ogni quadrato il sistema calcola il contributo stimato delle diverse sorgenti radioelettriche presenti nell’area: antenne di telefonia mobile, impianti radiofonici, trasmettitori televisivi e altre strutture che usano frequenze radio.
Il calcolo tiene conto di diversi elementi tecnici. Ci sono, tra gli altri, la frequenza utilizzata, la potenza trasmessa, l’orientamento dell’antenna, l’altezza dell’impianto e la forma del territorio. Una zona urbana, piena di palazzi e ostacoli, non viene trattata come una campagna aperta. Ed è proprio lì, in un passaggio che può sembrare solo tecnico, che si gioca una parte importante dell’affidabilità della stima.
Per la telefonia mobile, Cartoradio usa i dati del Catasto delle sorgenti radiomobili, aggiornato periodicamente dagli operatori. Le informazioni riguardano parametri come larghezza di banda, tipo di antenna, altezza, direzione e potenza. Il ministero precisa che i dati vengono trattati in forma aggregata: sulla mappa non sono associati ai singoli gestori. Una scelta pensata per tenere insieme consultazione pubblica e riservatezza industriale.
Non sono misure sul posto: perché i dati possono cambiare rispetto ai rilievi ARPA
Il punto più delicato riguarda che cosa indicano davvero i valori mostrati. Cartoradio non misura sul posto i campi elettromagnetici: li stima con modelli matematici, partendo dai dati disponibili e dalle caratteristiche del territorio. In pratica, il numero che compare sulla mappa non equivale a una rilevazione fatta davanti a una scuola, sul terrazzo di un condominio o nel cortile di un’abitazione.
Le misurazioni reali restano compito delle ARPA, le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, che fanno controlli con strumenti sul campo e seguendo procedure precise. Per questo un valore stimato da Cartoradio può non coincidere con quello rilevato durante un sopralluogo. Non è una smentita: è un metodo diverso.
A fare la differenza possono essere molti elementi concreti: edifici, alberi, muri, riflessioni del segnale, schermature, variazioni della potenza usata dagli impianti in base al traffico della rete. Un’antenna mobile, per esempio, non lavora sempre alla stessa intensità. Di notte può trasmettere meno, nelle ore di punta di più. Solo una misura diretta, in un luogo preciso e in un momento preciso, può fotografare quel dato.
Colori, soglie e limiti di legge: come leggere la mappa senza equivoci
La piattaforma mostra i livelli stimati attraverso cinque fasce di colore. Il verde indica valori tra 0 e 1 V/m, mentre il rosso segnala valori superiori a 20 V/m. In mezzo ci sono le gradazioni intermedie, pensate per rendere comprensibile a colpo d’occhio la distribuzione dei campi elettromagnetici sul territorio italiano.
Il MIMIT chiarisce che i valori più alti sono di solito collegati alle immediate vicinanze delle sorgenti, come impianti radio-televisivi, radar o antenne, spesso in aree tecniche non aperte al pubblico. Nei luoghi normalmente frequentati dalle persone valgono invece limiti più cautelativi: il valore di attenzione per il campo elettrico è fissato a 15 V/m, secondo la normativa vigente.
La mappa, quindi, va letta per quello che è: uno strumento di consultazione. Serve a farsi un’idea della presenza di sorgenti radioelettriche e dei livelli stimati nella propria zona. Non sostituisce i rilievi delle ARPA e non basta, da sola, a stabilire il valore esatto dentro una casa o accanto a un edificio pubblico. Aiuta a orientarsi. E può servire anche a discutere di 5G e campi elettromagnetici partendo da dati più chiari, non da impressioni raccolte al volo.