Dietro la semplice scritta Bluetooth si nascondono tecnologie che funzionano in modo diverso, anche se sullo smartphone finiscono quasi sempre nello stesso identico menu.
La distinzione diventa sempre più importante con cuffie wireless, smartwatch, sensori e dispositivi domestici che devono bilanciare prestazioni e autonomia. Capire cosa cambia aiuta anche a spiegare perché alcuni accessori possono funzionare per mesi con batterie minuscole mentre altri richiedono molta più energia.
Bluetooth classico e Bluetooth LE: uno resta connesso, l’altro si accende solo quando serve
Il Bluetooth classico è la tecnologia senza fili che da anni collega smartphone, computer, cuffie, speaker, tastiere e accessori. Usa onde radio nella banda dei 2,4 GHz, la stessa in cui lavorano anche il Wi-Fi e molti dispositivi di casa. Per evitare disturbi e interferenze, passa rapidamente da una frequenza all’altra: è il cosiddetto frequency hopping. In pratica, salta di continuo per tenere stabile il collegamento.
È nato per scambiare dati senza interruzioni: una chiamata, una canzone, un file trasferito da un dispositivo all’altro. Il Bluetooth LE, cioè Low Energy, fa un lavoro diverso. Non resta sempre attivo. Si sveglia per pochi istanti, manda i dati necessari e poi torna in riposo profondo.
Detto senza troppi tecnicismi: il Bluetooth classico tiene aperta la conversazione, il Bluetooth Low Energy interviene solo quando c’è qualcosa da dire. Ed è qui che cambia davvero l’esperienza per chi usa dispositivi senza fili tutti i giorni.
Perché Bluetooth LE consuma meno e dove fa davvero la differenza
Il punto forte del Bluetooth LE è il consumo ridotto. Si vede soprattutto nei dispositivi piccoli, con batterie limitate e compiti ripetitivi. Un fitness tracker, per esempio, non deve mandare audio senza sosta: conta i passi, rileva il battito, mostra notifiche, raccoglie qualche dato sul sonno e poi invia brevi pacchetti allo smartphone.

Auricolari, tracker e sensore su una scrivania: un colpo d’occhio sui dispositivi che usano Bluetooth classico e Bluetooth LE.
Lo stesso vale per sensori smart home, serrature connesse, termometri, tag per ritrovare oggetti e alcuni dispositivi medici. In questi casi, lavorare a impulsi può voler dire settimane o mesi di autonomia, non poche ore.
Il Bluetooth tradizionale, invece, resta più adatto quando serve una comunicazione stabile e continua, come è stato per anni con cuffie e altoparlanti wireless. “Il punto non è quale sia migliore in assoluto, ma quale sia adatto al compito”, spiegano spesso gli ingegneri del settore audio quando parlano di consumi e latenza. Anche perché tenere attive connessioni inutili può pesare sulla batteria, anche se sui telefoni più recenti l’effetto è in genere meno pesante di quanto si pensi.
LE Audio, Auracast e HDT: cosa cambia per cuffie, hearing aid e audio pubblico
La novità più importante si chiama LE Audio. Il Bluetooth Special Interest Group l’ha annunciata nel 2020 e l’ha definita nelle specifiche complete nel 2022. Con il codec LC3, pensato per offrire buona qualità con consumi più bassi, il Bluetooth LE ha iniziato a superare uno dei suoi vecchi limiti: l’audio continuo.
Alcuni smartphone, tra cui modelli delle serie Google Pixel 7 e 8 e diversi Samsung Galaxy recenti, hanno introdotto il supporto insieme ad auricolari compatibili come Galaxy Buds 2 Pro ed Earfun Air Pro 3. Il passo successivo guarda al 2027, quando il Bluetooth High Data Throughput, o HDT, dovrebbe portare la velocità massima teorica del Bluetooth LE dagli attuali 2 Mbps fino a 7,5 Mbps, lasciando più spazio all’audio ad alta risoluzione.
Poi c’è Auracast, forse la funzione più visibile per il pubblico: permetterà a cuffie e apparecchi acustici compatibili di collegarsi direttamente a flussi audio trasmessi in aeroporti, cinema, palestre o sale conferenze. Senza app intermedie, almeno nelle intenzioni dello standard.
Su Windows 11 il supporto si può verificare cercando l’opzione “Use LE Audio when available” nelle impostazioni Bluetooth. Sugli smartphone, invece, conviene controllare la scheda tecnica o le opzioni sviluppatore. Perché non tutti i dispositivi “Bluetooth” fanno le stesse cose. Ed è proprio questo il punto.