Blocco auto dal 1° ottobre, queste non potranno circolare: i modelli coinvolti

Dal 1° ottobre 2026 scatterà il blocco dei diesel Euro 5 nei grandi centri urbani del Bacino Padano, tra Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. L’obiettivo è tagliare le emissioni di PM10 e biossido di azoto, dopo i richiami arrivati dall’Europa sulla qualità dell’aria.
Dal 1° ottobre 2026 scatterà il blocco dei diesel Euro 5 nei grandi centri urbani del Bacino Padano, tra Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. L’obiettivo è tagliare le emissioni di PM10 e biossido di azoto, dopo i richiami arrivati dall’Europa sulla qualità dell’aria.
Blocco auto dal 1° ottobre, queste non potranno circolare: i modelli coinvolti

La misura, attesa da anni e più volte rinviata, riguarda soprattutto le auto a gasolio immatricolate tra il 2011 e l’agosto 2015. Ma non sarà uguale dappertutto: alcune Regioni vanno verso lo stop, altre cercano soluzioni diverse. Nel mezzo restano milioni di automobilisti, pendolari e piccoli imprenditori che, a ridosso dell’avvio, vogliono capire una cosa molto concreta: potranno ancora usare la propria auto?

Il divieto di circolazione per i diesel Euro 5 partirà dal 1° ottobre 2026 nei giorni feriali, quindi dal lunedì al venerdì, nelle fasce diurne fissate dalle singole ordinanze locali. La soglia dei Comuni interessati è stata portata a 100.000 abitanti, non più 30.000 come previsto all’inizio. La platea si restringe, ma le Regioni potranno comunque estendere le limitazioni anche ad altri centri.

La stretta nasce dal decreto-legge 12 settembre 2023, n. 121, poi convertito nella legge n. 155/2023. Il provvedimento serve anche a rispondere alla procedura europea aperta per il superamento dei limiti di PM10 e NO₂ fissati dalla direttiva 2008/50/CE. La Pianura Padana, per com’è fatta, per il traffico e per la forte presenza di attività produttive, resta una delle zone più delicate d’Europa. E da Bruxelles, negli anni, i richiami non sono mancati.

Il blocco riguarda solo i veicoli alimentati a gasolio. Le auto a benzina non rientrano nella misura. Tangenziali, autostrade e superstrade resteranno percorribili anche quando attraversano Comuni sottoposti a restrizioni. “Non è un fermo totale dell’auto”, spiegano fonti tecniche regionali, “ma una limitazione mirata nelle aree urbane più critiche”. Una differenza che pesa, soprattutto per chi ogni mattina entra in città alle 7.45.

Bacino Padano, la mappa dei divieti tra Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna

La mappa del blocco diesel Euro 5 riguarda quattro Regioni: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. In Lombardia il quadro, al momento, è il più chiaro. Dal 1° ottobre 2026 lo stop scatterà nei Comuni sopra i 100.000 abitanti: Milano, Brescia, Monza e Bergamo. Il divieto varrà dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30, e non sarà limitato ai soli mesi invernali. Dal 2027 e dal 2028, poi, il calendario regionale prevede nuove estensioni ad altre categorie di veicoli.

Utilitaria diesel parcheggiata vicino a un cartello di divieto in una strada urbana con autobus, bici e pedoni
Un’auto diesel ferma all’ingresso di una zona a traffico limitato, simbolo dei divieti Euro 5 in arrivo nelle città del Nord Italia.

Resta aperta la possibilità del MoVe-In, il sistema di controllo già usato in Lombardia. Chi aderisce installa una scatola nera a bordo e può circolare entro un limite massimo di chilometri annui, stabilito in base alla classe ambientale e alla categoria del mezzo. In sostanza, non contano solo giorni e orari, ma anche quanti chilometri si percorrono davvero. Una via utile per chi usa poco l’auto. Molto meno per chi, ogni settimana, macina chilometri.

Il Piemonte ha scelto una linea diversa. La Giunta guidata da Alberto Cirio, con l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati, ha aggiornato il Piano regionale per la qualità dell’aria inserendo misure alternative al blocco generalizzato. Tra queste, secondo quanto comunicato dalla Regione, ci sono 14 milioni di euro per favorire l’uso di biocarburanti HVO su mezzi pubblici e vetture diesel Euro 5 ed Euro 6, con carte carburante da 50 a 100 euro l’anno, e altri 14,4 milioni per interventi sugli impianti di riscaldamento più inquinanti.

In Veneto ed Emilia-Romagna la situazione è ancora in movimento. Il Veneto ha avviato l’iter per sospendere il divieto, che avrebbe riguardato almeno 150.000 veicoli nei Comuni sopra i 100.000 abitanti e negli agglomerati urbani. In Emilia-Romagna, se non arriveranno misure alternative, lo stop dovrebbe coinvolgere circa 250.000 veicoli, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 18.30, fino a marzo 2027, in città come Bologna, Modena, Parma, Reggio Emilia, Rimini, Ravenna, Forlì e Piacenza.

Dalle Fiat ai SUV tedeschi: le auto diesel Euro 5 più a rischio

Secondo i dati ACI, in Italia circolano circa 3,7 milioni di diesel Euro 5, pari all’8,8% del parco auto nazionale. Sono vetture spesso comprate usate, ancora considerate affidabili e in molti casi usate per lavoro o per il tragitto casa-ufficio. L’età media, secondo un’analisi CarFax sui controlli targa effettuati nei primi mesi del 2026, è di circa 12 anni. La percorrenza media arriva a 146.000 chilometri.

I modelli più esposti sono quelli immatricolati tra il 2011 e l’agosto 2015, anni in cui il diesel pesava ancora molto nelle vendite italiane. Tra i marchi più presenti, secondo CarFax, ci sono Fiat con il 13%, Audi con il 10%, BMW con il 9%, poi Mercedes e Volkswagen, entrambe all’8%. Numeri che fanno capire perché il tema non riguardi solo vecchie auto ormai ai margini, ma una parte consistente del mercato.

Tra i modelli più colpiti compaiono Fiat Panda, Fiat 500, Alfa Romeo Giulietta, Volkswagen Golf e diversi SUV BMW della gamma X. Per molti proprietari la sorpresa arriva quando controllano il libretto: la classe ambientale è indicata alla voce V.9, ma si può verificare anche sul Portale dell’Automobilista. “L’ho comprata usata tre anni fa, pensavo di tenerla ancora”, ha raccontato un automobilista milanese davanti a un’officina in zona Lambrate. E non è certo l’unico.

Multe, patente e usato che perde valore: cosa rischia chi continua a circolare

Chi circolerà con un diesel Euro 5 nelle aree e negli orari vietati rischierà una sanzione amministrativa prevista dall’articolo 7, comma 13-bis, del Codice della Strada. La multa va da 168 a 679 euro. In caso di recidiva nell’arco di due anni può scattare anche la sospensione della patente da 15 a 30 giorni.

Ma il problema non si esaurisce con la contravvenzione. Per chi usa l’auto tutti i giorni, soprattutto nei tragitti verso Milano, Torino, Bologna, Verona o Padova, il blocco può voler dire cambiare abitudini in fretta: mezzi pubblici, car sharing, smart working quando possibile, oppure sostituzione anticipata del veicolo. Non tutti, però, possono permetterselo. Ed è qui che la questione ambientale diventa anche sociale.

C’è poi il nodo della svalutazione dell’usato. Un’auto diesel Euro 5, ancora utilizzabile fuori dalle zone con restrizioni, potrebbe perdere valore nei territori dove il blocco sarà più rigido. I concessionari lo sanno già: la domanda cambia, i prezzi scendono, le permute diventano più complicate. E molti automobilisti rischiano di accorgersi davvero del costo della nuova stagione antismog solo al momento di vendere.

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