La temperatura interna? Attorno ai 24 °C. L’obiettivo è semplice: tagliare consumi, costi in bolletta e impatto sul riscaldamento climatico, senza rinunciare al comfort.
Per anni i 26 °C sono stati considerati il punto di equilibrio: abbastanza freschi per stare bene, non troppo bassi per evitare sprechi. Ora il riferimento cambia. Non perché quella temperatura sia sbagliata in sé, ma perché l’uso del climatizzatore va valutato caso per caso: contano la temperatura esterna, l’isolamento della casa, l’esposizione al sole e il tipo di impianto.
Il punto, spiegano gli esperti citati da Presse-citron, è non andare in automatico. Se fuori ci sono 23 o 24 °C, accendere la clim spesso è inutile. Meglio aprire le finestre nelle ore giuste, creare corrente d’aria, abbassare le tapparelle quando il sole picchia. Diverso, invece, quando il termometro sale e il caldo inizia a pesare su concentrazione, sonno e dispositivi elettronici.
Gli studi lo dicono da tempo: il calore negli ambienti interni può ridurre la produttività, soprattutto negli uffici e nelle stanze poco ventilate. Non è solo una questione di fastidio. Dopo una certa soglia lavorare al computer diventa più faticoso, l’attenzione cala e anche le macchine — portatili, monitor, router — tendono a scaldarsi di più.
La nuova indicazione: climatizzatore a 24 °C solo dai 25 °C esterni
La raccomandazione è chiara: quando fuori ci sono 25 °C o più, il climatizzatore può essere impostato a 24 °C. Sotto quella soglia, meglio prima provare soluzioni meno energivore, perché il vantaggio reale rischia di non valere il costo in corrente.
Non è una regola scolpita nella pietra. Una casa esposta a sud, all’ultimo piano, con grandi finestre e poco isolamento, si scalda molto più in fretta di un appartamento ombreggiato al piano basso. Lo stesso vale negli uffici: una stanza piena di postazioni, monitor accesi e poca aerazione può diventare pesante anche quando fuori il caldo non è ancora estremo.
Il principio, però, resta lo stesso: raffreddare meno significa consumare meno. Tenere il climatizzatore a 24 °C quando all’esterno si superano i 25 °C permette di avere un ambiente vivibile senza trasformare casa o ufficio in una cella frigorifera. E senza quegli sbalzi termici che si sentono subito appena si esce o si passa da una stanza all’altra.
Bolletta e consumi: quanto pesa davvero abbassare i gradi
Il nodo resta la bolletta elettrica. Più si abbassa la temperatura interna, più il compressore del climatizzatore lavora. E i consumi energetici salgono. Quanto? Dipende dalla classe dell’apparecchio, dai metri quadrati da raffreddare, dalla pulizia dei filtri e dal contratto di fornitura. Non tutti gli impianti, insomma, pesano allo stesso modo.
Secondo le stime richiamate dagli esperti, una differenza di circa tre gradi può far aumentare i costi fino al 15%. Un dato da prendere con prudenza, perché entrano in gioco molti fattori: efficienza del climatizzatore, tecnologia inverter, dispersione termica dell’edificio e prezzo dell’energia applicato dal proprio fornitore. Il senso, però, è netto: più si raffredda, più si paga.
C’è poi la manutenzione, spesso dimenticata. Filtri sporchi, unità esterne sotto il sole pieno o apparecchi troppo vecchi possono far crescere i consumi senza migliorare davvero il comfort. Conta anche dove si trova lo split: se l’aria fredda viene bloccata da mobili, tende o pareti troppo vicine, l’impianto resta acceso più a lungo per ottenere lo stesso risultato.
Prima della clim: finestre, tapparelle e termostati smart
Prima di accendere il climatizzatore, conviene guardare fuori. Se la temperatura scende la sera, aprire le finestre nelle ore più fresche e creare un passaggio d’aria può abbassare la temperatura interna senza consumare corrente. Di giorno, invece, spesso funziona il gesto più semplice: chiudere tapparelle, persiane e tende nelle stanze esposte al sole.
Anche le zanzariere fanno la loro parte, perché permettono di arieggiare di notte senza far entrare insetti. In estate, nelle città, la finestra utile è spesso stretta: dalle 22 alle prime ore del mattino, prima che asfalto e muri restituiscano il calore accumulato durante il giorno. È allora che conviene riaprire, far respirare le stanze e poi richiudere prima che il sole salga.
Un aiuto arriva dai termostati smart e dalle tapparelle automatizzate, ormai presenti anche in prodotti di fascia media. Regolano la temperatura in tempo reale, evitano accensioni troppo lunghe e possono rinfrescare casa poco prima del rientro, senza lasciare il climatizzatore acceso per ore. Per computer e smartphone, infine, vale una regola pratica: niente sole diretto, nemmeno attraverso il vetro. Il calore può danneggiare le componenti e aumentare i consumi, soprattutto con monitor esterni e portatili già sotto sforzo.