Finisce così, dopo poco più di un anno, l’esperimento con cui il gruppo aveva provato a riportare nello streaming qualcosa di molto simile alla televisione tradizionale: un palinsesto già pronto, titoli scelti dal catalogo e nessuna decisione immediata da prendere davanti alla schermata iniziale.
La conferma arriva dal portale di settore DWDL ed è stata ripresa dalla stampa tedesca. Il canale era partito nell’aprile 2025: l’idea era semplice, accenderlo e guardare, senza scegliere subito tra film, serie, show o sport.
Prime Video spegne Prime dal 1° agosto: cosa cambia per gli utenti
La novità, per gli abbonati tedeschi, è netta: Prime, il canale lineare di Amazon, sparirà dall’area Live di Prime Video con l’inizio di agosto. I contenuti già passati sul canale, però, non spariranno. Film, serie e programmi resteranno nel catalogo on demand della piattaforma, come ha comunicato Amazon secondo quanto riportato da DWDL.

Una TV con schermata di streaming in salotto, immagine simbolo della fine di un canale lineare dentro Prime Video.
Non è quindi un taglio dei contenuti, ma la chiusura di un modo diverso di guardarli. Chi entrava nella sezione live e si lasciava portare da un flusso già costruito dovrà tornare alla scelta manuale, oppure spostarsi sugli altri canali disponibili nell’app. Per una parte del pubblico non è un dettaglio: davanti a cataloghi sempre più pieni, c’è ancora chi preferisce trovare un palinsesto già deciso.
Film, serie, show e sport: cosa c’era nel canale Prime
Il canale Prime era stato lanciato nell’aprile 2025 con un obiettivo preciso: trasformare una parte del catalogo Prime Video in una programmazione continua, sul modello di una rete televisiva. Dentro il palinsesto c’erano film, serie, show prodotti o distribuiti da Amazon e anche alcuni contenuti sportivi, compresi eventi legati a NFL, calcio e tennis.
La mossa non era casuale. Amazon provava a mettere insieme due abitudini diverse: da una parte lo streaming, fatto di scelta immediata e personale; dall’altra la vecchia logica del “vediamo cosa c’è”. Il canale compariva anche nelle guide ai programmi come una rete tradizionale. Un segnale chiaro dell’ambizione: rendere Prime Video più familiare anche a chi non ha voglia di muoversi tra menu, categorie e suggerimenti automatici.
In pratica, Prime era una vetrina interna. Serviva a dare ordine e orario a titoli già presenti nel servizio. Più una guida alla visione che un vero canale autonomo, dentro una strada che molte piattaforme hanno provato negli ultimi anni: ridurre la fatica della scelta.
Ascolti senza numeri ufficiali: il punto rimasto in sospeso
Resta la domanda principale: quante persone guardavano davvero il canale Prime? Al momento non ci sono dati pubblici e ufficiali sulla sua audience. In passato, l’allora responsabile tedesco di Prime Video, Christoph Schneider, aveva fatto capire che una misurazione dei risultati sarebbe potuta arrivare più avanti. Quel passaggio, però, non si è mai concretizzato.
Senza numeri, leggere la decisione di Amazon diventa più difficile. Non è chiaro se lo stop sia legato a risultati sotto le attese, a un cambio di rotta sulla parte live o a motivi di costi e gestione del palinsesto. L’azienda, finora, non ha spiegato nel dettaglio le ragioni della chiusura.
Il tema pesa anche fuori dal caso specifico. Le piattaforme streaming cercano da tempo un equilibrio tra cataloghi on demand, eventi dal vivo e canali lineari digitali. Ma senza dati certificati è complicato capire se un esperimento come Prime abbia funzionato oppure no. Su questo punto, Amazon ha scelto una linea asciutta: poche informazioni e nessun numero pubblico.
FAST, ARD e ZDF: dove si sposta la strategia live di Amazon
La chiusura di Prime non vuol dire che Amazon stia lasciando il live. In Germania, Prime Video continuerà a offrire canali pubblici come ARD, ZDF e le emittenti regionali direttamente dentro l’app. Restano anche più di 500 canali FAST, cioè canali gratuiti sostenuti dalla pubblicità e organizzati con una programmazione lineare.
È qui che sembra spostarsi il peso dell’offerta. Più che puntare su un solo canale proprietario, Amazon pare voler mantenere una proposta live più ampia, fatta di contenuti di terzi, canali tematici e flussi gratuiti. Una strada meno esposta e forse più vicina alle abitudini di chi apre l’app non solo per scegliere una serie, ma anche per guardare qualcosa al volo.
Il caso Prime Video conferma una tendenza ormai evidente: lo streaming continua a prendere in prestito strumenti dalla televisione classica, ma non sempre riesce a copiarne le regole. Il canale Prime era nato per semplificare la visione. Dal 1° agosto resterà un esperimento chiuso, mentre Amazon continuerà a cercare la sua formula tra on demand, sport, dirette e canali digitali.