Il tema è tornato d’attualità dopo le recenti scosse sentite anche in Venezuela. L’azienda chiarisce subito un punto: non si tratta di prevedere i terremoti. Il sistema usa una rete di telefoni, il GPS e gli accelerometri già presenti nei dispositivi per riconoscere i primi segnali di un sisma e avvisare chi si trova nelle zone potenzialmente interessate.
Il servizio di allerta terremoto Google è disponibile sui telefoni con Android 10 e versioni successive. Non serve avere uno smartphone costoso, né installare dispositivi esterni. Camila Domínguez Posada, direttrice Android per l’America Latina ispanofona in Google, ha spiegato a Infobae che “la grande maggioranza degli utenti dispone oggi di dispositivi compatibili”, purché la funzione sia attiva nelle impostazioni.
Il percorso può cambiare un po’ a seconda della marca del telefono, ma il passaggio è semplice: aprire le Impostazioni Android, usare la barra di ricerca interna e scrivere “allerta terremoto”, “rilevamento terremoti” oppure “avvisi”. Da lì si controlla se l’opzione è attiva. Va tenuta accesa anche la posizione del telefono: il sistema deve sapere in quale area si trova l’utente per decidere se inviare o meno la notifica. Un dettaglio pratico, ma fondamentale.
Allerte terremoto su Android 10: come si attivano davvero
Il cuore del sistema sta in una combinazione di software e componenti già presenti nello smartphone: gli accelerometri, i sensori che rilevano movimenti e vibrazioni, e la localizzazione tramite GPS. Quando molti telefoni nella stessa zona registrano un movimento compatibile con le prime onde di un terremoto, i dati arrivano ai server di Google. Lì vengono confrontati in tempi rapidissimi.

Allerte terremoto su Android 10: come si attivano davvero-Melablog.it
Le prime onde intercettate sono le onde P, più veloci e di solito meno percepibili dall’uomo rispetto alle onde S, quelle che provocano il movimento più forte e potenzialmente più pericoloso. In pratica, i telefoni vicini all’epicentro fanno da sensori, mentre quelli più lontani possono ricevere l’avviso. In mezzo c’è il controllo automatico: il sistema deve capire se si tratta davvero di un sisma e non di un telefono caduto, di un urto o di vibrazioni locali. Solo dopo parte la notifica.
Google insiste su questo punto: le allerte terremoto Android non prevedono i terremoti. “Non prevediamo i sismi, è scientificamente impossibile”, ha chiarito Domínguez Posada. L’avviso viene mandato quando la scossa è già iniziata, ma prima che le onde più forti raggiungano alcune zone. La differenza è sottile, ma decisiva. Il tempo a disposizione dipende dalla distanza dall’epicentro.
Chi si trova molto vicino al punto di origine del terremoto può ricevere l’avviso quasi insieme alla scossa, oppure non riceverlo affatto se non c’è margine. Chi è più lontano può invece guadagnare qualche secondo, in alcuni casi tra 10 e 30, secondo le spiegazioni tecniche di Google. Può bastare per abbassarsi, allontanarsi da una finestra, ripararsi sotto un tavolo. Poco, certo. Ma in quei momenti può fare la differenza.
La ricezione dipende anche dall’intensità stimata nella zona in cui si trova l’utente: se il sistema ritiene che la scossa non rappresenti un rischio concreto per quell’area, il telefono può non suonare. Per questo, durante lo stesso terremoto, alcune persone ricevono la notifica e altre no, anche a pochi chilometri di distanza.
Le notifiche previste da Google sono due. La prima è l’allerta “Pro attenzione”, pensata per scosse più lievi: informa l’utente senza interrompere in modo troppo invasivo l’uso del telefono e serve soprattutto a segnalare che è stato rilevato un evento sismico nelle vicinanze. La seconda è l’allerta “Azione”, riservata ai terremoti più forti o considerati pericolosi per l’area interessata. In questo caso lo smartphone emette un suono più riconoscibile e insistente, in grado di superare anche la modalità “Non disturbare”.
Sullo schermo compaiono istruzioni brevi, come “mettiti al riparo” o “proteggiti”, pensate per essere lette subito, magari di notte, magari mentre il pavimento inizia a muoversi. Dopo la scossa, la notifica può rimandare alla Ricerca Google con informazioni su epicentro, magnitudo e consigli di sicurezza aggiornati. Il sistema è già attivo in molti Paesi e Google lo presenta come parte dei suoi avvisi di emergenza, insieme agli strumenti per alluvioni e temporali intensi sviluppati con autorità locali e centri scientifici. L’idea resta la stessa: usare dati diffusi e telefoni comuni per dare alle persone un piccolo vantaggio. Nei terremoti, spesso, quel vantaggio si conta in secondi.