Sony ha comunicato che, a partire da gennaio 2028, non produrrà più dischi fisici per i nuovi videogiochi delle console PlayStation. Da quella data, i nuovi titoli saranno distribuiti esclusivamente attraverso il PlayStation Store oppure, nei negozi fisici, tramite confezioni contenenti solo un codice di download — lo stesso schema già annunciato da Rockstar Games per GTA VI, la cui assenza di disco ha fatto molto discutere proprio perché impedisce la rivendita del gioco sul mercato dell’usato.
È fondamentale chiarire cosa non cambia: la decisione riguarda solo i giochi che usciranno dopo gennaio 2028. Tutti i titoli già pubblicati, o in uscita prima di quella scadenza, continueranno a essere venduti, giocati e collezionati esattamente come oggi, senza alcuna modifica retroattiva. Sony ha anche comunicato, separatamente, la chiusura graduale del PlayStation Store per PS3 e PS Vita, con inizio ad agosto 2026 in alcuni mercati e conclusione globale entro luglio 2027 — un segnale coerente della strategia di concentrare le risorse sulle piattaforme di generazione più recente.
Che fine faranno i giochi fisici Playstation?
I dati alla base della scelta sono netti: secondo l’ultimo report aziendale, nel 2024 le vendite su supporto fisico hanno rappresentato solo il 3% delle vendite complessive della divisione videogiochi di Sony, contro un 20% di vendite digitali dirette e la restante quota generata da abbonamenti e altri servizi. Complessivamente, si stima che circa l’80% dei giochi PlayStation venga già acquistato in formato digitale, contro il 90% su Xbox.

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Per i collezionisti, la conseguenza più discussa è quella legata al valore futuro delle copie fisiche già in circolazione: con la produzione che si fermerà per i nuovi titoli, la disponibilità di dischi diventerà necessariamente finita, un meccanismo di scarsità che storicamente ha fatto salire il valore da collezione di supporti fisici più vecchi (cartucce, edizioni limitate, prime stampe). Va detto con chiarezza, però, che si tratta di una dinamica di mercato possibile, non di una certezza: il valore da collezione dipende da domanda, rarità reale e stato di conservazione, e non tutti i titoli diventeranno automaticamente pezzi pregiati solo perché il formato sparisce.
Non stupisce, in questo contesto, che le azioni di Sony abbiano reagito positivamente all’annuncio: nei giorni immediatamente successivi alla comunicazione, il titolo ha guadagnato oltre il 4% in borsa, segno che gli investitori guardano con favore al maggior controllo e ai margini superiori garantiti dalla distribuzione digitale rispetto a quella fisica. Un approccio diverso è stato invece adottato da Nintendo per la sua console Switch 2, che utilizza un sistema ibrido: alcune cartucce non contengono il gioco vero e proprio, ma una chiave di licenza digitale che permette di scaricarlo e, a differenza di un acquisto puramente digitale, di essere comunque trasferita ad altre persone.
Nel frattempo, resta una finestra di poco meno di due anni e mezzo per chi vuole continuare ad acquistare le uscite più attese in formato fisico, prima che la produzione si fermi definitivamente per i nuovi giochi — mentre una petizione dei giocatori più affezionati al disco chiede a Sony di tornare sui propri passi.