Il classico casello con sbarra, biglietto e fila potrebbe diventare sempre meno familiare su alcune autostrade italiane.
Il sistema che sta guadagnando spazio si chiama Free Flow e permette di attraversare i punti di pedaggio senza fermarsi: telecamere e sensori riconoscono automaticamente il veicolo mentre procede normalmente. Il vantaggio è evidente, soprattutto nei momenti di traffico intenso. Ma proprio l’assenza della barriera nasconde un dettaglio che chi viaggia senza telepedaggio deve conoscere molto bene.
Il pedaggio si paga senza fermarsi al casello
Il Free Flow utilizza portali installati sopra la carreggiata che identificano la targa, la classe del veicolo e l’eventuale dispositivo di telepedaggio presente a bordo. Non ci sono quindi corsie da scegliere, biglietti da ritirare o sbarre che obbligano a rallentare. Il transito viene registrato automaticamente e il pedaggio resta comunque dovuto, anche se durante il viaggio non viene richiesto alcun pagamento immediato.
In Italia il sistema non è una novità assoluta. Autostrada Pedemontana Lombarda è stata la prima rete autostradale italiana senza caselli fisici e utilizza da anni questo metodo. Il modello sta però trovando spazio anche altrove. Sulla A33 Asti-Cuneo il Free Flow è operativo dal 2024 e nel 2026 è stato ulteriormente esteso: dal 4 maggio sono entrati in funzione anche i portali sulla tratta Cherasco-Roddi, portando a sette i varchi attivi.
Per chi possiede Telepass o un altro dispositivo compatibile cambia poco: il portale riconosce l’apparato e l’importo viene addebitato secondo il contratto sottoscritto. Anche sistemi legati direttamente alla targa possono automatizzare l’operazione. La vera attenzione serve invece quando si attraversa il portale senza alcun sistema automatico di pagamento.
La trappola è dimenticarsi di pagare dopo il viaggio
Sulla A33 Asti-Cuneo, chi non utilizza il telepedaggio deve saldare il transito entro 15 giorni. È possibile farlo tramite l’app FreeFlow A33, la piattaforma online, Conto Targa oppure attraverso i punti fisici messi a disposizione dal concessionario. I transiti diventano normalmente visibili entro 24 ore dal passaggio, quindi non è necessario pagare mentre si sta ancora guidando.

Un portale con telecamere monitora il passaggio delle auto in autostrada, simbolo del pedaggio free flow senza barriere.
Una regola simile vale sulla Pedemontana Lombarda: anche qui il pagamento deve essere effettuato entro i 15 giorni successivi al transito quando non esiste un metodo automatico associato. Ed è proprio questo il passaggio che può ingannare chi percorre per la prima volta un’autostrada senza barriere. Non essendoci una sbarra che impedisce di proseguire, si può avere la sensazione che non ci sia nulla da pagare.
Superato il termine, invece, possono partire le procedure di recupero. Sulla A33 viene inviato un sollecito al quale possono aggiungersi costi di riscossione, visura e postalizzazione; possono inoltre trovare applicazione le sanzioni previste dall’articolo 176 del Codice della strada. Anche Pedemontana avverte che il mancato pagamento può portare al recupero forzoso del credito e alle relative conseguenze amministrative.
La regola da ricordare quando spariscono le sbarre
Il Free Flow ha vantaggi concreti: elimina code ai caselli, evita frenate e ripartenze e rende più fluido il traffico. Ma richiede anche una nuova abitudine. Se si vede la segnaletica relativa al pedaggio senza barriere e non si dispone di un dispositivo automatico, conviene annotarsi subito la tratta percorsa e controllare il sito o l’app ufficiale del concessionario.
L’attenzione è ancora più importante con auto a noleggio, aziendali o intestate ad altre persone, perché eventuali comunicazioni possono arrivare al proprietario del mezzo e soltanto successivamente al conducente. Il casello del futuro, quindi, diventa quasi invisibile: si passa senza fermarsi e senza cercare monete o carte. Ma il pedaggio non scompare affatto. La vera trappola è semplicemente dimenticarsi che quel passaggio è stato registrato.