A partire da Luglio milioni di persone che acquistano online pagheranno di più

Le regole dello shopping da fuori dall'Unione europea stanno per cambiare, e l'impatto si farà sentire soprattutto sui piccoli acquisti quotidiani.
Le regole dello shopping da fuori dall'Unione europea stanno per cambiare, e l'impatto si farà sentire soprattutto sui piccoli acquisti quotidiani.
A partire da Luglio milioni di persone che acquistano online pagheranno di più

Una novità che riguarda da vicino chi ordina abitualmente dalle grandi piattaforme di e-commerce extraeuropee.

Per anni chi comprava un oggetto da pochi euro su un sito extraeuropeo non pagava alcun dazio doganale: sotto la soglia dei 150 euro di valore le spedizioni godevano di una franchigia che le esentava da questo tipo di prelievo. Quella soglia sta per sparire. Con il regolamento di esecuzione (UE) 2026/1200, pubblicato l’8 giugno nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, Bruxelles ha definito le regole operative di un dazio fisso di 3 euro destinato a colpire proprio le piccole spedizioni provenienti da Paesi terzi.

Scattano gli aumenti da Luglio

La misura scatta il 1° luglio e resterà in vigore almeno fino al 1° luglio 2028, in attesa che diventi pienamente operativo l’EU Customs Data Hub, il sistema digitale che dovrebbe gestire i flussi doganali del commercio elettronico. Riguarda le vendite a distanza verso i consumatori finali, cioè le transazioni in cui un venditore extra-UE spedisce direttamente a un privato cittadino dell’Unione un pacco di valore non superiore a 150 euro. Trattandosi di un diritto doganale, l’importo è inoltre soggetto a IVA.

Scattano gli aumenti da Luglio-melablog.it

Il dettaglio che genera più confusione è il modo in cui si conta. I tre euro si applicano per articolo, ma il termine ha qui un significato tecnico che coincide con la voce tariffaria della merce, non con il singolo pezzo fisico. Nelle sue FAQ la Commissione lo spiega con un esempio: cinque magliette dello stesso tipo, classificate sotto la stessa voce, pagano un solo dazio da 3 euro; una maglietta e un orologio spediti insieme ne pagano sei, perché appartengono a due voci distinte. Il costo, quindi, cresce con la varietà del contenuto del pacco più che con la quantità.

L’obiettivo dichiarato è duplice. Da un lato riequilibrare la concorrenza tra gli operatori europei e le piattaforme che spediscono dall’estero; dall’altro rafforzare i controlli sulla sicurezza dei prodotti e contrastare la diffusione di merci contraffatte o non conformi agli standard comunitari. I numeri spiegano l’urgenza: solo nel 2024 sono arrivati nell’Unione oltre 4,6 miliardi di piccoli pacchi, in larghissima parte articoli a basso costo legati all’export cinese.

Per l’Italia si aggiunge un capitolo a parte. La legge di bilancio aveva previsto un contributo nazionale da 2 euro sulle stesse spedizioni, una misura attualmente sospesa e introdotta e rinviata più volte negli ultimi mesi. La misura è congelata fino al 30 giugno: se dovesse entrare in vigore in contemporanea con il dazio europeo, il sovrapprezzo per ogni singolo pacco potrebbe arrivare a 5 euro, una cifra che su un acquisto da pochi euro pesa in proporzione molto più che su un ordine consistente. A queste voci vanno poi sommate l’IVA all’importazione e le eventuali spese di gestione applicate dai corrieri.

Dal 1° luglio prende avvio anche l’introduzione dei Product identifiers, codici destinati a identificare in maniera univoca i prodotti commercializzati online. Per chi è abituato a riempire il carrello con tanti piccoli acquisti spediti separatamente, la conseguenza pratica più immediata sarà valutare se convenga ancora frammentare gli ordini o accorparli in un’unica spedizione.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti
Change privacy settings
×