
Sembra che le voci che circolano sui prossimi MacBook Pro si stiano concretando in una visione comune degli analisti del settore. The Wall Street Journal ha pubblicato un articolo nel quale l’analista Ben Reitzes di Barclays Capital assicura che durante il prossimo WWDC a giugno sarà presentata la nuova linea di Mac con Retina Display:
Reitzes dice che è probabile che la linea dei Mac faccia uso della tecnologia retina-display usata per l’iPad, così come dei nuovi processori 4-core Ivy Bridge quad-core processors della Intel Corp. Reitze stima anche che il nuovo sistema operativo di Apple, chiamato Mountain Lion, e i nuovi MacBook Air arrivino sul mercato prima dei primi laptop Ultrabook con MS Windows 8 previsti per l’autunno prossimo.
Da qualche settimana, numerosi altri analisti -come Richard Shim di DisplaySearch- hanno annunciato il prossimo lancio della linea di MacBook Pro e MacBook Air con Retina Display. Altri rumors concordano su un MacBook Pro da 15″ supersottile, privo di disco ottico e di porta Ethernet, dotato di USB 3.0 e anch’esso con uno schermo Retina Display. La tecnologia Retina Display potrebbe anche applicarsi ai prossimi iMac, come ha detto Joanna Stern di ABC News le cui fonti parlano della presenza di iMac con Retina Display ad alta risoluzione pronti sulla catena di montaggio, ma la cui data di messa in vendita è ancora sconosciuta.

Tra tutti i CEO di tutte le grandi società degli Stati Uniti, Tim Cook è quello che nel 2011 si è portata a casa più soldi. Lo ha stabilito un’inchiesta del Wall Street Journal in collaborazione con Hay Group.
A differenza di Steve Jobs, che percepiva formalmente 1 dollaro l’anno di emolumenti, Cook guadagnava la bellezza di 900.000$ l’anno già prima di prendere le redini di Cupertino. Tant’è che, col passaggio di consegne, il suo salario è salito fino a 1.400.000$, in modo dissimile a quello di Eddy Cue, Peter Oppenheimer e Scott Forstall, che invece è passato da 700.000$ a 800.000$.
A questo però c’è da aggiungere una qualche altro spicciolo, per così dire:
Cook ha ottenuto il suo posto di CEO ad Agosto, quando il co-fondatore di Cupertino, Steve Jobs, fece un passo indietro per via del cancro; Jobs è deceduto ad ottobre. Apple premiò Cook con 1 milione di azioni vincolate per un valore totale di 376,2 milioni di dollari. Al prezzo di chiusura dello scorso venerdì, tali azioni valevano più di 530 milioni di dollari. Se aggiungiamo anche i 900.000$ annuali e gli incentivi, l’indennità totale di poco meno di 378 milioni di dollari gli guadagna facilmente il primo posto nella classifica annuale Wall Street Journal/Hay Group sugli stipendi dei CEO delle 300 più grandi società private americane, almeno per quanto concerne le entrate effettive.
Al secondo posto, e come metro di paragone, c’è un altro CEO che non riceve neppure un dollaro l’anno di stipendio: è il co-fondatore ed attuale amministratore delegato di Oracle Larry Ellison. Nel 2011 Ellison ha ricevuto un bonus da 13,3 milioni di dollari e stock option per 62,7 milioni, per un totale di 76 milioni di dollari. Noccioline, verrebbe quasi da dire, in confronto a Cook.

Grazie a un codice “particolare” presente negli annunci pubblicitari Google ha monitorato la navigazione di milioni di utenti iPhone bypassando le impostazioni privacy di Safari.
Ancora una volta il tema privacy torna incandescente, dopo l’ennesima scoperta che smaschera sistemi che gestiscono in maniera tutt’altro che trasparente i dati personali degli utenti o il loro comportamento online. Contattato dal Wall Street Journal, Google ha immediatamente rimosso il tracking code e risposto in maniera ufficiale:
[…] Abbiamo sfruttato funzionalità di Safari ben note per fornire servizi attivati dagli utenti che hanno effettuato l’accesso in Google. È importante sottolineare che questi cookies generati dagli annunci pubblicitari non raccolgono informazioni personali.
Su Downloadblog viene spiegato come Google installasse cookie a lungo termine nonostante le impostazioni privacy del browser di Apple non lo permettano. Ma davvero Apple non permette questo tipo di tracking per il bene dei propri utenti?
Continua a leggere: Google ha violato la privacy di milioni di utenti iPhone. E Apple?

In un interessante articolo sulle sfide che Cook, in qualità di nuovo CEO Apple, si troverà ad affrontare, il Wall Street Journal parla esplicitamente di una “nuova tecnologia per portare il video in televisione,” salvo poi nicchiare sui dettagli della faccenda. E il pensiero, manco a dirlo, torna alla famosa HDTV reinventata da Cupertino di cui si vocifera da anni.
Non è semplicemente un’indiscrezione; secondo il prestigioso quotidiano, è una delle questioni che Cook dovrà dirimere:
Una sfida immediata per il Sig. Cook sarà quella di portare avanti i piani di Apple su una delle chiavi di volta della crescita, ovvero il video digitale. Apple è al lavoro su di una nuova tecnologia per portare i video alle televisione e, secondo le persone vicine ai fatti, è da tempo che discute se tentare di lanciare un servizio di abbonamento TV. Diversamente da iPod e musica, dove Apple è in posizione di vantaggio, la battaglia per il controllo del video online resta tutta da vedere per via della feroce concorrenza sul mercato.
Come già detto, l’autore lesina -volutamente?- sui particolari, e poco si può inferire se non l’ovvia conclusione che non si parla di AirPlay ma di una tecnologia totalmente differente. E’ già dal lontano 2009, poco dopo l’acquisizione di Lala, che qualcuno parlava del progetto di Cupertino di creare una sorta di pacchetto TV in abbonamento con “il meglio della televisione”; tuttavia, dopo un iniziale interessamento di CBS e Disney, il tutto si è risolto in un nulla di fatto, principalmente per lo scarso coinvolgimento ostentato dalle media company. Una refrattarietà oramai piuttosto cristallizzata che, tra bassi margini e competitività mortale, ha tenuto lontano la mela del settore. Almeno fin ad oggi.
Dopo l’articolo del Wall Street Journal che in un certo senso ufficializzava la notizia di Bloomberg secondo la quale Apple sarebbe al lavoro su un iPhone nano sono comparsi in rete i primi mockup di questo dispositivo.
Il Wall Street Journal afferma che:
Il nuovo dispositivo dovrebbe essere circa la metà dell’iPhone 4.
…
La persona che ha visto il prototipo del nuovo iPhone dice che il dispositivo è notevolmente più leggero dell’iPhone 4 ed ha uno schermo touchscreen che va da spigolo a spigolo, inoltre dispone di una tastiera virtuale e di un sistema di navigazione vocale.
Quasi tutti i mockup prevedono quindi una cornice molto sottile, anche nella parte superiore e inferiore dell’iPhone, priva del bottone home, ma per quanto riguarda le dimensioni si assestano più sui tre quarti che sulla metà, con una dimensione dello schermo intorno ai 2.8 pollici.
Personalmente ho preso alla lettera l’indicazione sulle dimensioni, la metà dell’iPhone 4, giungendo alla conclusione che un dispositivo così piccolo potrebbe avere uno schermo di circa 2 pollici, troppo piccolo per essere tenuto in mano, ma altrettanto compatto da poter essere indossato al polso.
Alcuni lettori hanno fatto notare che solo Melablog ha interpretato l’indiscrezione dell’iPhone nano con il mockup di un iWatch, ma poi in fondo anche questo è Think Different.

Qualche giorno fa Bloomberg ha riacceso le indiscrezioni su un ipotetico iPhone nano, con prezzo senza contratto intorno ai 200 $. A molti è sembrato il solito rumor che puntualmente si ripropone dal giorno in cui fu presentato il primo iPhone, ma adesso arrivano ulteriori dettagli dall’autorevolissimo Wall Street Journal, che in passato ha sempre dimostrato di conoscere esattamente cosa bolle in pentola a Cupertino.
Il nome in codice del nuovo iPhone sarebbe secondo il Wall Street Journal N97 e dovrebbe avere dimensioni pari alla metà di un normale iPhone 4, con la cornice molto sottile e priva di bottone home. Un simile dispositivo potrebbe quindi avere un display da 1.7 pollici, leggermente più largo di quello da 1.3 pollici dell’iPod nano di sesta generazione, e potrebbe avere la risoluzione originaria dell’iPhone di 480 x 320 pixel, ma con una diagonale così ridotta avrebbe una densità di pixel prossima al Retina Display.
Un iPhone così piccolo avrebbe più o meno le dimensioni ipotizzate nel nostro mockup, tanto piccolo da poter essere indossato al polso e governato tramite comandi vocali, insomma Apple sembra che stia veramente lavorando al fantomatico iWatch.
Sempre secondo il Wall Street Journal questo iPhone nano sarebbe venduto con contratto a 49 $, mentre il servizio MobileMe verrebbe reso gratuito per distribuire in modalità cloud tutti i servizi di storage di cui avrà bisogno questo dispositivo munito di una scarsa dotazione di memoria interna.
[via engadget]

Se ancora ce ne fosse bisogno, ecco l’ennesimo rumor su iPad 2, riportato questa volta dal Wall Street Journal e ricavato da una fonte anonima e attendibilissima, secondo cui la prossima generazione di tablet con la mela farà sfoggio di una forma più sottile e di una fotocamera frontale. Sfuma invece l’ipotesi del Retina Display o diavoleria equipollente.
Niente tecnologie iperboliche, ma solo una sano speed bump con una leggera revisione a peso e form factor. L’unica novità sopra al cofano, insomma, resterà l’invisibile fotocamera frontale:
Il nuovo dispositivo sarà più sottile, leggero e arriverà con un processore più veloce, una maggiore quantità di memoria e un processore grafico più potente, hanno confermato persone informate sui fatti. Disporrà di una inedita fotocamera frontale utile per funzionalità come le videoconferenze, ma la risoluzione del display dei nuovi iPad sarà paragonabile a quella dei primi modelli, hanno affermato.
Inoltre prendendo a prestito alcune tecnologie chiave dell’iPhone 4 di Verizon (che a livello hardware supporterebbe anche le reti GSM), iPad 2 sarà nativamente compatibile con le reti GSM/UMTS e CDMA2000. Infine, sebbene l’articolo non fornisca dati tangibili -o verificabili- sulle consegne, pare che i nuovi dispositivi siano già in produzione. Cosa che non appare affatto peregrina, anzi.

Solleticato dalle domande di Mossberg, oltre alle indiscrezioni sulla gestazione di iPhone ed iPad, l’iCEO ha sorvolato diversi argomenti satellite che, negli ultimi tempi, sono oggettivamente assurti a veri e propri tormentoni nel mondo della mela. Tra le tante cose, si parla del complicato rapporto con Google, di Adobe Flash, di Foxconn e della morte dei Personal Computer.
Riguardo Flash, Jobs confessa che non aveva in mente di iniziare una guerra con Adobe; dal suo punto di vista, credeva di operare semplicemente una scelta tecnica:
Talvolta, quando ci sbarazziamo delle cose, la gente ci chiama pazzi. Ma qualche volta è meglio tenersi solo i cavalli di battaglia, quelli proiettati in avanti. E Flash ha avuto il suo momento di gloria, ma è HTML5 che sta emergendo. Il video è migliore e funziona meglio, e non si ha bisogno di un plugin per vederlo. Cerchiamo solo di fare prodotti grandiosi.
Come dire, la questione con Adobe ricorda parecchio l’abbandono del floppy sui Mac; e considerando che allo stato attuale Apple vende qualcosa come un iPad ogni 3 secondi, forse i clienti stanno dando ragione all’iCEO. Molto interessante anche il punto di vista su Foxconn e la serie di suicidi che hanno funestato il produttore cinese negli ultimi mesi:
Foxconn non sfrutta i propri dipendenti. Hanno ristoranti e piscine. Per essere una fabbrica, è una fabbrica molto bella. [circa i suicidi] abbiamo inviato della nostra gente e qualcun altro esterno per dare un’occhiata più da vicino alla faccenda.
Continua a leggere: D8: Jobs parla di Flash, Google e della morte dei pc
Volete una dimostrazione che l’iPad non è semplicemente “un enorme iPod touch”? Basta dare un’occhiata alle prime stime e cifre sugli incassi di software e servizi esclusivi per il nuovo tablet di Apple. Sono elementi utili a capire che l’App Store per iPad alza la posta in gioco, e di molto.
Cominciamo con una stima, relativa ai tre programmi della suite iWork per iPad. Le edizioni “tablet” di Pages, Numbers e Keynote sono proposte dall’azienda di Cupertino in forma singola, a 9,99 dollari cadauno per un totale di (quasi) 30 dollari contro i 79 del pacchetto Mac.

Per ora Apple non ha divulgato cifre ufficiali ma si presume che poco più di un mese di vendite abbiano generato un introito di tre milioni di dollari; e che nel giro di un anno potrebbero divenire quaranta milioni. Non è affatto improbabile: nelle prossime settimane agli acquirenti USA si aggiungeranno quelli degli altri paesi e l’ultimo aggiornamento dei tre programmi include già la localizzazione in altre otto lingue, tra cui l’italiano.
Continua a leggere: Software e servizi per iPad: tutto un altro mercato
Non si è fatta attendere la reazione di Adobe alla lettera aperta di Steve Jobs sulla tecnologia Flash. In un’intervista esclusiva al Wall Streeet Journal, trasmessa in live blogging, Shantanu Narayen risponde a quello che definisce uno “straordinario attacco” contro Adobe.
L’esternazione del direttore generale di Apple non è piaciuta affatto a Narayen, che difende la posizione della sua compagnia. Adobe, dice Narayen, ha come missione aiutare la gente a dialogare con molteplici sistemi operativi. Più che credere agli slogan, in questo scontro fra Apple e Adobe è interessante vedere confrontarsi due visioni diverse del mercato: lo sviluppo di flessibili sistemi multipiattaforma da un lato e la difesa delle peculiarità che fanno la qualità e l’unicità dei propri prodotti, dall’altro.
Vantando i prodotti della propria casa, Narayen vuole evidenziare la “cortina di fumo” sparsa da Steve Jobs quando parla di problemi tecnologici legati a Flash. Difatti, prima che Apple restringesse l’uso dei linguaggi d’implementazione per sbarcare su App Store, più di 100 applicazioni disponibili per iPhone facevano uso di software Adobe. Le restrizioni di Apple su App Store, “non hanno nulla a che vedere con la tecnologia”, accusa Narayen.

Il business model ideato per iPad da istituzioni del giornalismo americano come il Wall Street Journal, bisogna ammetterlo, aveva lasciato perplessi diversi di noialtri osservatori, soprattutto se italiani. Più di 17 dollari al mese (17,29, per la precisione) per abbonarsi all’edizione digitale di un quotidiano, per quanto autorevole e prestigioso, ma consultabile da un solo dispositivo, ci erano sembrati un po’ molti.
Fatto sta che dal lancio di iPad (secondo fonti del Journal, naturalmente) sono stati sottoscritti circa 3.200 abbonamenti, per un ricavato mensile di 55.000 dollari in più per l’editore del quotidiano.
Oltre ai nuovi, anche 30.000 utenti iPad già abbonati ad altri servizi digitali del Journal hanno scaricato l’app, senza però evidentemente trovare di proprio gradimento la prova gratuita della stessa. In questo caso, i numeri del successo indicano che, anche su una piattaforma innovativa e potente graficamente come iPad, senza contenuti di qualità non si va da nessuna parte. Non a caso, l’app del Wall Street Journal è una delle più conservatrici, dal punto di vista dell’interfaccia, almeno fra quelle già distribuite da testate giornalistiche di pari livello.

A due settimane dal lancio definitivo di iPad, Apple è ancora alle prese con le società televisive ed i detentori di diritti per strappare prezzi migliori e veicolare più contenuti possibile sul suo tablet. E nel frattempo, iPad si vende praticamente da solo.
Le solite fonti ben informate sui fatti hanno confidato al Wall Street Journal che Apple avrebbe già piazzato qualcosa come centinaia di migliaia di dispositivi, richiesti da persone che non ne hanno mai visto uno dal vivo in vita loro. Secondo le voci, solo nei primi tre mesi di disponibilità sul mercato, il numero di iPad venduti potrebbe potenzialmente superare quello degli iPhone nei primi tre mesi del debutto, nel lontano 2007. Le stime più aggiornate raccontano di 180.000 tablet già prenotati, con una media che si attesta sulle 10.000 prenotazioni al giorno.
Eppure, nonostante un’aspettativa tanto grande da parte del pubblico, curiosamente Cupertino sente di non essere ancora adeguatamente pronta, e questo tanto a ridosso del rilascio ufficiale. Trattative sono in corso non soltanto per definire al ribasso i prezzi degli show televisivi (l’idea dell’abbonamento ha destato scarso interesse tra le media company), ma sembra addirittura che Apple stia facendo pressioni per una collaborazione attiva con gli editori nell’organizzazione visiva dei contenuti. Come dire, le cose devono essere perfette sin dall’inizio, no matter what.
Ancora una volta, insomma, assistiamo ai timori già visti in generale con la distribuzione musicale in iTunes:
Continua a leggere: WSJ: migliaia di iPad venduti, e ancora trattative per i contenuti