
Diego Pizzocaro è un ragazzo italiano che da più di 4 anni vive a Cardiff in Regno Unito. Lì sta ultimando il suo dottorato di ricerca in Informatica al quale è brillantemente riuscito a coniugare lo sviluppo di applicazioni iOS. La sua esperienza e la sua storia mi hanno subito colpito ed ho pensato di intervistarlo per voi lettori di melablog. Non mi dilungo ulteriormente e lascio spazio all’intervista. Godetevela!
Ciao Diego, spiegaci chi sei e cosa fa la tua applicazione.
Ciao a tutti, prima di tutto grazie mille per questa intervista e per l’interesse al nostro lavoro. è ormai dal 2005 che vi seguo ed è un onore essere vostro “ospite”! Mi chiamo Diego Pizzocaro e sono un dottorando in Computer Science alla Cardiff University nel Regno Unito. La mia ricerca si focalizza su sistemi intelligenti distribuiti in grado di dare supporto ad operazioni umanitarie e militari, come disastri naturali e attacchi terroristici. Il nostro progetto è finanziato dal dipartimento di difesa americano e dal ministero della difesa del Regno Unito.
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Con un comunicato stampa, Apple ha annunciato ufficialmente di aver registrato oltre 300 milioni di download dal catalogo gratuito di iTunes U.
Per quanto in Italia se ne parli ancora molto poco, iTunes U è una delle risorse più interessanti e ricche per le nostre orecchie. Si tratta di una raccolta di lezioni tenute da docenti delle più prestigiose università mondiali, come Harvard, il MIT, Cambridge o Oxford. Non mancano le lezioni di università non americane e, a rappresentare l’Italia, da qualche tempo c’è anche l’Università Federico II di Napoli.
Attualmente oltre 800 università in tutto il mondo hanno siti iTunes U, e quasi metà di queste istituzioni rende pubblici i propri contenuti attraverso iTunes Store (in alternativa è possibile proteggerli con una password e un ingresso privato). Nei casi di condivisione pubblica le lezioni non sono scaricabili solo dagli studenti dei corsi, ma da chiunque nel mondo, costituendo un database del sapere davvero interessante. In totale sono disponibili pubblicamente oltre 350.000 file audio o video, che spaziano in qualunque campo del sapere.
“iTunes U rende semplice per le persone la scoperta e l’apprendimento grazie a contenuti resi pubblici da molte delle migliori istituzioni al mondo,” ha affermato Eddy Cue, vice president Internet Services di Apple. “Con una selezione così ampia di materiali didattici, stiamo di fatto fornendo agli utenti iTunes un modo incredibile di imparare sui propri computer, iPhone, iPod o iPad.”
Il rapporto di Apple con le università è fruttuoso e di lunga data. Anche in Italia si registrano molte collaborazioni e partnership, tra cui ad esempio possiamo citare gli accordi Apple On Campus stretti con le università di Bologna, Bolzano, Como, Varese, Milano, Padova, Roma e Venezia.

A partire dal prossimo Autunno assieme a libri, quaderni e penne, gli studenti di giornalismo dell’Università del Missouri dovranno acquistare un iPod touch o un iPhone come supporto didattico. Niente favoritismi o fanatismi, rassicurano dall’istituzione, ma solo un modo spiccio di affrontare un problema.
Interrogato a riguardo, il rettore Brian Brooks spiega che nessuno studente sarà forzato all’acquisto, né ci saranno sanzioni per gli studenti che non lo acquisteranno; è soltanto uno strumento caldamente raccomandato che aiuterà gli studenti a rivedere le lezioni registrate, ed il fatto averlo reso in qualche modo (e almeno ufficialmente) necessario alla didattica fa in modo che l’iPhone possa essere fornito anche agli studenti meno facoltosi:
Il motivo per cui ne abbiamo fatto un “must” è per aiutare gli studenti con difficoltà economiche. Se necessario, può ora essere incluso nelle spese rimborsate dai prestiti di studio. Se non lo avessimo ufficialmente richiesto, non avrebbero potuto includerlo tra le spese.
Le aspre critiche scagliate sul progetto sono certamente comprensibili; dopotutto, un’istituzione non dovrebbe mai suggerire l’acquisto di un brand a scapito di un altro. Tuttavia, è anche vero che nel suo genere un iPod touch è unico (pensiamo ad iTunes U e alle iniziative che vi orbitano attorno) e relativamente poco costoso (soprattutto rispetto ad un computer, richiesto nella maggior parte delle Università). E poi, diciamo la verità, nella facoltà di giornalismo dell’Università del Missouri Apple è già decisamente di casa.