
Apple è in trattativa con le maggiori case discografiche per offrire una quantità sempre maggiore di brani liberi da DRM su iTunes Store. Un’indiscrezione che rimbalza sulla rete da parecchio tempo e che ora è stata riportata alla luce da CNet che sostiene di aver ricevuto informazioni a riguardo da due fonti interne al mondo delle grandi case discografiche.
Le trattative sarebbero in corso con Universal Music Group, Warner Music Group, e Sony BMG. In particolare, come si ipotizzava nei giorni scorsi, Apple potrebbe già avere concluso un accordo con Sony che sarebbe pronta a distribuire la propria musica senza DRM in breve tempo.
Un eventuale accordo potrebbe rafforzare notevolmente la posizione dominante che iTunes Store occupa già adesso e potrebbe spingere i servizi concorrenti a inventarsi qualcosa di nuovo o di più competitivo; sicuramente a vantaggio dell’utenza.
Ricordo che, al momento, l’unica grossa casa discografica ad aver abbracciato il progetto iTunes Plus è EMI che, già da un anno e mezzo, distribuisce i propri contenuti senza protezione Fair Play e a maggiore qualità (file AAC a 256 kbps).

I cinesi, popolo di grande tradizione ma anche di grande superstizione, inorridirebbero al solo pensiero, ma il “4″ è il numero fortunato del Macworld di quest’anno.
E’, infatti, impressionante la profusione di tale numero nel corso del keynote di Steve Jobs, ripetuto più e più volte negli ambiti più diversi.
4 sono i milioni di iPhone venduti dalla sua introduzione. 4 i miliardi di canzoni vendute su iTunes Store. 4 le novità introdotte. 4 volte minore è il volume del MacBook Air in confronto all’attuale MacBook Pro. E potremmo andare avanti ancora a lungo, se credessimo veramente alla cabala e alla numerologia ma, lo ammetto, “la regola del 4″ è solo una scusa, un modo per introdurre un breve riflessione sulle novità di questo Macworld, sulle aspettative e sulla realtà dei fatti.
Ma andiamo con ordine.

Era abbastanza scontato che l’affaire Apple/NBC avrebbe dato un bello scossone a tutto il mondo del multimedia digitale: l’uscita di uno dei maggiori produttori di contenuti dal principale distributore è un evento che non può non avere strascichi.
Dopo il primo mese dal divorzio la situazione sembra finalmente delinearsi, ma lo scenario è tutt’altro che positivo, per tutti.
Da un lato, pur continuando a vendere bene i contenuti delle altre major, la mancanza di musica, film e show TV di successo col marchio NBC ha fatto incassare molto meno ad iTunes Store, pur restando invariata la sua quota di mercato.
NBC, dal canto suo, alla mancanza di introiti provenienti da iTunes deve aggiungere le conseguenze dello sciopero degli sceneggiatori e le opache performance di molti suoi spettacoli televisivi (costringendola addirittura a rimborsare gli inserzionisti per la perdita di spettatori), non dimenticando i costi derivanti dagli accordi con altre aziende per cercare di contrastare Cupertino.
Dunque se Atene piange, Sparta non ride: e i bilanci si fanno sempre più pesanti.
Resta incomprensibile l’atteggiamento di entrambe le aziende: NBC arroccata su un modello di business (DRM+fruizione limitata nel tempo) che il mercato ha già decretato perdente, Apple priva della volontà (o della capacità) di mediare tra le richieste della major e le aspettative dei propri clienti.
Se ne parlerà a lungo, stiamone certi…

Cominciano a vedersi i primi frutti della nuova strategia di Universal, la major che, dopo aver rotto il contratto con Apple, ha pianificato una serie di contromosse che vanno a costituire il suo Total Music Plan.
Il primo passo è stato fatto assieme a Nokia, lanciando congiuntamente il programma Comes with Music.
In pratica coloro che acquisteranno, da metà 2008, un telefono compatibile potranno scaricare per un anno l’intero catalogo musicale Universal.
Detto così, sembrerebbe essere l’affare del secolo, ma ci sono alcune cose che lo rendono un po’ meno appetibile di quanto si potrebbe pensare.
In primo luogo, la musica scaricata non si possiede, ma se ne usufruisce in una sorta di “comodato d’uso”. I brani, poi, non sono trasferibili su altri dispositivi e sono protetti da DRM; se si desidera masterizzarli su CD (solo CD audio) è necessario pagare una certa quota, non ancora comunicata.
Alla fine del primo anno, poi, non sarà più possibile scaricare nuova musica, a meno di non acquistare un nuovo telefonino Nokia (!?!).
Ed ecco che, comprendendo le “righe piccole”, la faccenda perde molto del suo appeal, andando ad assomigliare al più classico degli specchietti per le allodole.
A tutto questo, infine, va aggiunto il fatto che Nokia paga una certa quota a Universal per ogni dispositivo venduto, cifra che la casa scandinava spalmerà sul prezzo di vendita dei propri telefoni e che, di conseguenza, sarà pagato da tutti gli utenti, che usufruiscano o meno del servizio.
Questo scenario sembra il paradiso terrestre per la major, andando a soddisfare tutte quelle esigenze alle quali Apple non ha voluto sottostare.
Non so voi, ma a me questo scenario non convince per nulla: non solo quando spendo quattrini voglio possedere ciò per cui pago, ma mi sembra che, qui, chi ci guadagni non siano certo gli utenti…
Con un nuovo mese incominciato da un paio di giorni, termina di fatto la partnership tra il colosso americano NBC Universal e Apple, in particolare mi riferisco alla vendita di contenuti multimediali presso iTunes Store.
Il mese di novembre appena concluso è stato l’ultimo del vecchio contratto che legava il negozio multimediale di Apple ai contenuti video prodotti dal gruppo (e non trasmesso dai canali) NBC Universal.
La rottura dei rapporti, di cui vi avevamo parlato qui, decreta la sparizione di una lunga lista di canali prodotti dal colosso multimediale americano, tra i tanti troviamo Bravo, mun2, NBC, NBC News (con CNBC), NBC Sports, Sci Fi, Sleuth, Telemundo e USA. Di questi, però, alcuni programmi televisivi rimarranno ancora disponibili su iTunes Store USA poiché prodotti da studios differenti, come ABC, 20th Century Fox, ecc.
Continua a leggere: Rimossi tutti i contenuti NBC dall'iTunes Store

Quando ci si avvicina alla fine dell’anno ci sono 2 appuntamenti immancabili: gli eventi salienti dell’anno appena trascorso e le classifiche delle persone, nell’ordine, più belle, più ricche e più influenti.
Comprensibilmente ci occupiamo solo dell’ultimissima categoria, dato che la rivista Fortune ha stilato la lista degli uomini d’affari più influenti dell’anno.
Al primo posto troviamo una persona a noi piuttosto nota: Steve Jobs, classe 1955, fondatore di Apple, ex-presidente di Pixar, membro del C.d.A. di Disney.
Secondo il periodico americano è lui l’uomo più importante del mondo degli affari americano e, traslando, del globo.
Per un quadro più preciso, Jobs è davanti a Rupert Murdoch (tycoon australiano dell’informazione, secondo), i “3″ di Google (i fondatori più Eric Schmidt) e Bill Gates (solo settimo, ma qui il conto in banca non… conta).
Chissà se questa classifica sarà passata sotto gli occhi di Doug Morris, CEO di Universal Music Group, balzato agli onori delle cronache per la sua ferma opposizione al modo di agire medievale (cit.) di Cupertino, e completamente assorbito per il lancio di Total Music, strategia di vendita digitale a tutto campo basata su due pilastri fondamentali: abbonamenti e DRM….
D’altronde, e non a caso, il motto scelto da Fortune come corsivo alla sua classifica è: “Some are empire builders. Others are hired guns“.
[Grazie per le segnalazioni]

Era facile immaginare che avremmo ancora sentito parlare della querelle tra Apple e NBC/Universal.
Per carità, niente strascichi legali, non conviene a nessuna delle due aziende, almeno non quanto tirarsi addosso un po’ di veleno.
Ieri, sul prestigioso Wasington Post, è apparsa l’intervista ad una anonima fonte di NBC che rivela scottanti (ma non confermati) retroscena sulla trattativa tra la major e Cupertino, secondo i quali quest’ultima non si sarebbe comportata in modo proprio cristallino.
Secondo questa fonte, Apple avrebbe sostenuto dati di vendita non veritieri, con le percentuali di vendita attribuite a Universal volutamente ritoccate verso il basso per strappare condizioni più favorevoli. Quando NBC/Universal ha segnalato a mezzo posta questa violazione del contratto, le trattative si sarebbero interrotte. Trattative che, tra l’altro, sarebbero state già in fase di stallo, in quanto Apple non era intenzionata ad accettare prezzi, per gli show televisivi, variabili tra $0,99 e $2,99.
Continua a leggere: Per Apple e iTunes Store si apre la stagione dei veleni
Continua il botta e risposta mediatico tra Apple e NBC-Universal, a seguito della rottura del contratto per la vendita dei contenuti video su iTunes Store.
Al comunicato stampa di Cupertino, che aveva sostanzialmente stigmatizzato l’ingordigia della major, contrattacca Cory Shields, vicepresidente esecutivo di NBC-Universal: “Non abbiamo mai chiesto di raddoppiare il prezzo di vendita dei nostri show televisivi ma, anzi, il nostro negoziato si proponeva di aumentare la flessibilità dei prezzi, compresa la possibilità di confezionare pacchetti di prodotti che fossero ancora più attrattivi per i nostri clienti“.
Shields aggiunge: “E’ chiaro che la strategia dei prezzi voluta da Apple mira a trainare le vendite dei suoi dispositivi portatili” per poi sferrare il colpo finale “e, dal momento che si stima che l’iPod medio contenga un significativo numero di materiale scaricato illegalmente, Apple dovrebbe finalmente prendere contromisure adeguate contro la pirateria“.
Se la prima parte dell’intervento è piuttosto scontata, da leggere in un quadro di differente visione strategica (leggi: tirare l’acqua al proprio mulino, da parte di entrambi) stupisce davvero l’attacco sulla pirateria, soprattutto se si pensa ai concreti passi in avanti fatti da Apple in collaborazione con EMI.
Nel 2007 è ormai chiaro a tutti che la pirateria non si combatte introducendo limitazioni alla fruizione dei contenuti ma, al contrario, la battaglia si può vincere solo creando un prodotto che possa competere con l’equivalente piratato: ovvero che sia ugualmente libero e a basso prezzo.
Ma questo, probabilmente, NBC-Universal non l’ha ancora capito…
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Se la querelle riguardante i brani musicali era stata glissata dai vertici di Apple, l’annuncio della rottura del contratto con NBC-Universal ha scatenato una dura reazione da parte di Cupertino.
In un fiammeggiante comunicato stampa, Apple annuncia che, nella prossima stagione, non verranno venduti i contenuti video di NBC (che valgono il 30% del mercato) su iTunes Store e che i contenuti attualmente in catalogo rimarranno disponibili solo fino alla fine dell’anno.
Eddy Cue, vice president of Applications and Internet Services per Apple, ha commentato: “Siamo profondamente delusi nel vedere NBC lasciare iTunes perchè non abbiamo accettato il sostanziale aumento dei prezzi da loro preteso. Noi speriamo che tornino sui loro passi e rendano disponibile il loro catalogo alle decine di milioni di utenti di iTunes“.
Nelle tanto asciutte quanto aspre parole del manager di Cupertino si possono ritrovare i due nodi principali che hanno scatenato questa situazione, ovvero la differente visione sulle politiche dei prezzi (che NBC vorrebbe non tanto superiori in generale, ma diversificati, per sfruttare meglio i contenuti di maggiore successo) e la condizione di egemonia sul mercato di iTunes, punto di forza per Apple, fonte di preoccupazione per la major.
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Non c’è proprio più sintonia tra Apple e Universal.
Dopo la rottura del contratto per la fornitura di brani Universal Music su iTunes Store e l’ipotesi della messa in vendita dei file DRM-Free solo sugli altri negozi, ora sono a rischio anche i contenuti video di NBC-Universal.
La sussidiaria americana di Vivendi, che fornisce il 40% degli show tv venduti sullo store multimediale di Apple, ha annunciato che non rinnoverà il contratto con Apple, limitandosi ad accordi temporanei sulla falsariga della condotta intrapresa con i brani musicali.
Sono le condizioni economiche, ritenute inaccettabili dal colosso francese, il nocciolo della questione, unitamente alla paura di essere la parte contrattualmente debole nei confronti di un iTunes Store monopolista.
A questo punto c’è da aspettarsi che una posizione analoga venga presa anche per la distribuzione dei film, il cui contratto è in scadenza ugualmente a dicembre.
La domanda è sempre la stessa: chi ha più da perdere, Apple o Vivendi?
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Universal, la major musicale più refrattaria alla rimozione delle protezioni antipirateria dai brani, alla fine è capitolata e dal prossimo gennaio 2008 inizierà la vendita di brani DRM-Free.
Nulla di eclatante, fin qui.
Ma c’è di più: manca ancora l’annuncio di un accordo di distribuzione con Apple per la vendita di questi brani su iTunes Store e Universal, alla conferenza stampa di annuncio ha accuratamente evitato di citare Apple tra i suoi distributori.
Sappiamo che è in corso, ormai da tempo, un braccio di ferro tra le due aziende, che sono animate da una visione del business musicale totalmente differente, così come agli antipodi sono le richieste: Apple vorrebbe poter preticare prezzi più bassi e differenziati, Universal vorrebbe più soldi. Inconciliabili.
E così non si è trovata la soluzione per un contratto a lungo termine e si vivacchia con accordi di qualche mese di durata.
Continua a leggere: Universal: venderemo DRM-Free, ma forse non su iTunes
La Mac Business Unit di Microsoft, per bocca del suo general manager Craig Eisler, ha annunciato lo slittamento dell’uscita di Office 2008, la nuova versione (nativa per Mac Intel) della suite produttiva di Redmond attesa per la seconda metà di quest’anno.
La versione attualmente in beta testing è ancora troppo acerba per poter essere messa in commercio, e Eisler ha addotto il passaggio di Apple ad Intel come causa principale dei ritardi.
Le motivazioni fornite da Eisler sono, tuttavia, un po’ traballanti, visto che il passaggio da PPC ad Intel è avvenuto da ormai due anni, ed il precedente general manager della MBU, Roz Ho, aveva dichiarato che Office 2008 sarebbe stato un progetto totalmente nuovo, nato appositamente per essere Universal Binary.
Secondo le dichiarazioni ufficiali, la nuova data di rilascio di Office:Mac 2008 dovrebbe coincidere con il Macworld di gennaio.