Think Different. Quante volte avete visto e sentito parlare di quello che nel corso del tempo è diventato un vero e proprio marchio di fabbrica per Apple? Sappiate che inizialmente proprio il Think Different non piaceva a Steve Jobs, al punto da portare l’ex CEO della società di Cupertino a definirla spazzatura.
Lo riporta su Forbes Rob Siltanen, presidente e chief creative officer di Siltanen and Partners, evidenziando così quelle che sarebbero state alcune incongruenze con la biografia ufficiale di Jobs, scritta da Walter Isaacson e stravenduta in tutto il mondo:
“Steve era coinvolto altamente nella pubblicità e ogni parte del business Apple. Ma la sua non fu la mente dietro il rinomato spot di lancio. Infatti fu spudoratamente duro con la pubblicità che diventò poi di primo piano per aiutare Apple a diventare una delle società più grandi nella storia del commercio.”
Al tempo, Siltanen era creative director TBWA/Chiat/Day, il quale ufficio di Los Angeles fu nel 1997 proprio il creatore dello slogan Think Different: lo stesso Jobs chiese alla società di creare una nuova campagna pubblicitaria, chiedendo una bozza preventiva per garantire loro il contratto. Erano tempi particolarmente difficili per Apple, ben lontani da quelli di ora, per cui l’idea di dare a essa una “nuova direzione” con la pubblicità Think Different sembrò particolarmente indovinata all’art director Craig Tanimoto.
Continua a leggere: Think Different: la campagna pubblicitaria che non piaceva a Steve Jobs
Con l’annuncio delle dimissioni di Steve Jobs in qualità di CEO, si sono scatenate le analisi sulla situazione Apple e le nostalgie riguardo ai periodi d’oro di Jobs. Oltre alle citazioni e ai discorsi celebri, voglio ricordarvi una delle campagne pubblicitarie più belle di sempre: Think Different.
“Think Different” è lo slogan creato per Apple Computer nel lontano 1997 dall’agenzia pubblicitaria TBWA, utilizzato per spot televisivi e poster fino al 2002. Nato sul gioco di parole legato al motto “IBM Think” pensato da Thomas J. Watson, lo slogan ha letteralmente caratterizzato un’era e lanciato un nuovo modo di comunicare all’utente.
Quello che trovate in apertura è uno degli spot italiani, con la voce di Dario Fo. Ricordo molto bene la prima volta che vidi questo spot: mi colpì per i toni, per le immagini forti, per il paragone con grandi personalità. Sono sempre stata una ribelle, una piantagrane, e questa pubblicità mi ha parlato, raccontandomi come assecondare una natura diversa da quella della massa possa premiare. C’era la voglia di comunicare qualcosa di forte, di far leva sulle emozioni, di dimostrare che anche il piccolo può diventare un gigante.
Solo ieri Apple ha registrato, con il brevetto numero 77882684, l’oramai mitica espressione “Think Different”. Essa fu utilizzata per la prima volta il 28 settembre 1997 e per più 12 anni è diventata l’effige poetica della filosofia fortemente innovatrice dell’azienda di Cupertino.
Da pochi mesi, la frase è ritornata sulle confezioni dei nuovi iMac e potrebbe benissimo essere utilizzata per iPod ed iPhone. Il punto della questione è proprio il riutilizzo di tale espressione. Pare che fonti vicine a TBWAChiatDay, la società che ha dato vita alla campagna Think Different, confermino che si cominci a parlare della sua rinascita.
Dopo essere diventata il baluardo dell’era Steve Jobs, poi accantonata nel 2002 per la serie di pubblicità Switch, è probabile che la campagna pubblicitaria possa rinascere in occasione della presentazione del nuovo computer Tablet.
[Via TUAW]

E’ una voce diversa, nuova, quella che risuona dal palco dello Yerba Buena Center di San Francisco. Una voce che non è semplicemente rotta dall’emozione di un minuto di standing ovation, ma racconta una storia, un’avventura umana che supera di gran lunga le sfide del business, della comunicazione, del marketing.
E’ una voce che agli osservatori più anziani, coloro che seguono le cose di Apple da qualche lustro e cominciano ad avere qualche capello bianco sulla testa, ricorda la metà degli anni’90.
Ricorda l’umiltà e la determinazione con cui Steve Jobs trasformò il fallimento commerciale di NeXT, l’azienda che aveva fondato dopo aver abbandonato Cupertino a metà degli anni ‘80, in un arrembante marcia di salvataggio e rifondazione.
Allora, grazie al supporto di ex-nemici e di amici, Jobs rimise in discussione la storia personale di migliaia di persone fornendo loro nuovi stimoli e una visione del futuro talmente forte da non avere precedenti nella storia della Silicon Valley.
Capì, e riuscì a trasmettere con straordinaria energia, che il futuro non poteva passare per i soli bit e byte, ma doveva essere alimentato da una filosofia rivoluzionaria, da una visione totalmente nuova del mondo e del business.

In occasione del 25esimo anniversario del Macintosh, in California si è riunito un gruppo di persone davvero speciale: coloro che costituivano la Macintosh Division di Apple, la squadra che ha creato il Macintosh 128k.
Da Barbara Koalkin (Marketing Manager della division) a Randy Wigginton (il “papà” di MacWrite), da David Beaver (al tempo assistente personale di Steve Jobs) a Guy Kawasaky, leggendario Mac Evangelist e “cronista” della reunion, volti più o meno noti, c’era buona parte del team originale, che ha scritto un pezzo importante della storia dell’informatica.
Il report di Kawasaki è davvero particolare e permette di comprendere quanto speciale fosse la Macintosh Division, quanto della filosofia Think Different fosse già presente allora.
Suggestiva la chiosa di Kawasaki: “Spero che tutti possano avere nella vita almeno una occasione di lavorare ad un progetto così grandioso con gente così speciale, come la Macintosh Division“.
[via]

Con la presentazione della nuova gamma notebook Apple ha di fatto concluso quella che si può definire una vera e propria “transizione ecologica”: continuando sulla scia degli iMac e degli iPod, anche durante la progettazione dei nuovi MacBook è stato tenuto in gran considerazione il tema ambientale.
Nei nuovi portatili non è presente arsenico nei vetri degli schermi e non ci sono tracce di PVC né ritardanti di fiamma bromurati. Se si esclude il case dell’iPhone 3G, praticamente tutti i prodotti della società di Cupertino possiedono, inoltre, un guscio in alluminio e parti in vetro, materiali altamente riciclabili.
Oggi sono davvero tanti gli utenti ad affermare che l’attuale Apple è sempre più lontana dal suo vecchio slogan “think different”. Questo può essere vero in tanti settori, ma non in tema ecologico nel quale la società della mela si sta dimostrando sempre più fuori dal coro di chi si riempie la bocca di parole ma non fa nulla di concreto.
Parlavo pochi istanti fa con Nicola D’Agostino, di Storie di Apple, che mi ha prontamente ricordato ben tre anniversari molto importanti della storia di Apple, che si sono presentati proprio in questi giorni. Parliamo dei compleanni della campagna “Think Different” (29 settembre 1997), di iSync (30 settembre 2002) e dei Developer Tools (30 settembre 1997).
Apparentemente queste sono non notizie, informazioni storiche su eventi passati di poco valore. Eppure, a dieci anni dal Think Different, è curioso notare come proprio questi tre aspetti, in ordine, abbiano ribaltato notevolmente le sorti dell’azienda alla quale è dedicato questo blog.

Oggi, 4 luglio 2007, nel cinquantenario della presentazione della prima Fiat 500, la casa torinese presenta l’attesissima erede del modello che contribuì a motorizzare l’Italia.
Il motivo per cui ne parliamo qui è dovuto ad una intervista di Sergio Marchionne su La Stampa.
L’AD di Fiat Auto dichiara, infatti, di essersi ispirato chiaramente ad Apple ed alla campagna “Think Different” per quella della nuova 500, volendo farne l’iPod di Fiat.
Ecco alcune citazioni del Marchionne-pensiero:
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