
Il conflitto tra Apple, Amazon, Microsoft e tante altre aziende circa il marchio “App Store” si fa sempre più infuocato e una delle conseguenze è che Apple alza ulteriormente il tiro per rafforzare quello che a Cupertino ritengono essere il loro marchio. In questo caso una startup chiamata Amahi è stata denunciata, poiché rea d’aver utilizzato il termine App Store sul proprio sito web, nella sezione dedicata ad alcune applicazioni vendute.
In quella povera startup qualcuno dev’essersi sentito male. Come biasimarli? Non deve essere piacevole ricevere una lettera dai minacciosi avvocati di Apple. Il punto è che questa startup non ha neanche i soldi per poter affiancare Amazon nella difesa. Sparare ad una mosca con un cannone, il tutto per una sequenza di 9 caratteri (spazio compreso).
Per il momento ad Amahi hanno reagito chiedendo ai clienti quale possa essere un nuovo nome da utilizzare e bandendo un mini-concorso. Vedremo come si evolverà la situazione.
[Via Amahi Blog]
In questi giorni diversi autorevoli tecnologici statunitensi hanno fornito una risposta pressoché unanime all’annosa domanda che leggete nel titolo. A prescindere dalla quantità di utenti che aspettavano il nuovo iPad per acquistare il loro primo tablet, c’è un’altra inaspettata clientela: quella dei possessori della prima versione.
John Gruber senza mezzi termini ha scritto sul suo blog che per tutti i possessori di iPad 1 non avrebbe molto senso acquistare il nuovo modello, a meno che non si senta un irrefrenabile impulso biologico. A quel punto saresti tra quelli che utilizza ogni dispositivo Apple per un solo anno e corre subito a comprare l’ultimo gadget di Cupertino. Per quello che può valere, sappiate che John Gruber vi odia.
Walt Mossberg è stato un tantino più preciso dichiarando che il passaggio al nuovo tablet avrebbe un senso sotto determinate premesse. Se siete degli assidui video-giocatori oppure avete intenzione di utilizzare applicazioni grafiche allora l’acquisto è giustificato. Se utilizzate il vostro tablet prevalentemente per libri, posta elettronica e web, il giornalista vi consiglia di tenervi stretto il vostro attuale dispositivo, regalandovi tempi di risposta migliori semplicemente aggiornandolo all’ultimo firmware: iOS 4.3.
[Via Daring Fireball | AllThingD]
Le dichiarazioni di Apple a sostegno della tecnologia Retina Display per iPhone 4 non sono completamente vere, ha dichiarato oggi l’esperto, nonché ricercatore in ottica, Raymond Soneira.
La dichiarazione incriminata, che omisi quando scrissi il post di presentazione perché sembrava anche a me esagerata, è quella fatta da Steve Jobs sul palco del Moscone Center circa il fatto che 300 pixel per pollice (PPI) sia il limite percettivo della retina umana e che il nuovo iPhone lo abbia superato vantando una densità di pixel pari a 326PPI.
Il presidente di DisplayMate ribatte che la densità dovrebbe essere almeno di 477PPI per essere davvero paragonabile a quella dell’occhio umano. Le dichiarazione di Apple sarebbero vere solo se si guardasse il display da almeno 45cm. Il ricercatore, molto correttamente, ha ribadito che non è sua intenzione sminuire la qualità del display che a suo dire è il migliore sul mercato ma solo correggere un’affermazione palesemente falsa.
In questa corsa alla perfezione, com’è messa la concorrenza? Il Motorola Droid è uno dei dispositivi noti per avere la risoluzione più alta (854×480) con un display da 3,7 pollici ma con una densità di pixel di soli 265PPI. HTC Evo 4G, con una risoluzione di 800×480 ed una grandezza di ben 4,3 pollici ha una densità di 217PPI.
[Via Electronista]
[Courtesy of Engadget]
Alle tante novità del nuovo iPhone 4, Steve Jobs ne ha presentata una estremamente importante e rivoluzionaria. Il numero di pixel visualizzati sui nuovi iPhone aumenterà di 4 volte.
Si passa a ben 326 pixel per pollice con un conseguente aumento di definizione. Aumentare il numero di pixel a parità di immagine significa poterla definire meglio e visualizzare maggiori dettagli.
Per chiarire il concetto, il CEO di Apple ha mostrato una serie di slide (le trovate tutte dopo il salto). La visualizzazione di un carattere è molto più nitida, l’anti-aliasing è migliore e ne beneficia anche la profondità dei colori.

Luke Reimer, web project manager di Fluid Media, ha pubblicato su Smashing Magazine un interessantissimo post che spiega come Flash ed HTML5 non siano affatto due tecnologie mutuamente esclusive e soprattutto come Flash non potrà affatto morire in virtù dell’adozione di HTML5.
Mr. Reimer scrive con cognizione di causa: è stato web developer per le più grandi aziende di telecomunicazioni al mondo ed ha alle spalle più di 10 anni nel mondo dello sviluppo per il web. Secondo lui Flash e HTML5 hanno ambiti di competenza molto diversi.
Flash non è affatto utilizzato solo nel web, la sua principale e più innovativa vocazione è quella delle applicazioni di learning, training ed applicazioni Intranet. Sebbene questa tecnologia possa sembrare semplicistica ed annoiare sul web, la sua capacità di interazione con i database, la forte integrazione con PHP, l’utilizzo di XML, l’adozione di Actionscript 3 e le funzionalità di import/export per i plug-in lo rendono uno strumento molto potente e robusto per la produzione di contenuti corporate.
Continua a leggere: Flash vs. HTML5: non è una guerra e Flash non morirà

Visa e DeviceFidelity sono al lavoro assieme per creare un cosiddetto sistema di contactless payment su iPhone. Il progetto, certificato da Cupertino e non troppo dissimilmente da esperimenti simili, descrive un sistema per pagare i servizi in una frazione di secondo ed in modo sicuro. In arrivo tra pochi mesi.
Nelle intenzioni di Visa, in futuro gli utenti pagheranno il loro conto al ristorante o la tariffa del taxi (o molto altro ancora, le possibilità sono infinite) semplicemente sfiorando il terminale di pagamento con il loro iPhone 3G o 3GS. Sul telefono tuttavia sarà presente un case protettivo che ospita una secure memory card ed una applicazione dedicata, chiamata Visa payWave, il cui avvio volendo può essere protetto da una password. E’ chiaro che, in caso di smarrimento di quest’ultima, occorrerà contattare la banca e bloccare immediatamente telefono e codice: il sistema corrisponderà infatti in tutto e per tutto ad una carta di credito tradizionale.
Questa tecnologia funzionerà oltretutto con qualsiasi altro smartphone dotato di uno slot per la memory card; in linea puramente teorica, qualunque telefono sufficientemente evoluto in cui viene inserita la secure memory card può infatti servire allo scopo, e qualcosa del genere è già esistente e funzionante in paesi come Malesia e Giappone.
Il sistema sarà pronto entro l’estate, ma attualmente non sono noti né i costi né i dettagli tecnici; e inoltre, occorrerà aspettare di vedere questo particolare case per iPhone.

Un nuovo brevetto depositato dagli ingegnosi ingegneri di Cupertino descrive una tecnologia che in futuro potrebbe consentire di visualizzare comandi virtuali proiettati direttamente sulla scocca di un MacBook, MacBook Pro o MacBook Air. Tutto basato su un innovativo meccanismo di luce e sensori.
Immaginate la tecnologie che sottende il Magic Mouse, quel connubio di sensori e hardware in grado di interpretare gesture e clic delle dita, ed implementatelo in un portatile ai lati del trackpad, oppure su un mouse. Poi, esattamente sopra quei sensori, immaginate di praticare delle microperforazioni che emettono luce, e che formano sulla scocca dei dispositivi proiezioni di comandi virtuali: una ghiera in stile iPod, manopole e pulsanti, insomma comandi specifici per interagire con ogni singola applicazione.
Questo è ciò Apple potrebbe decidere di implementare prima o poi su portatili e lettori multimediali. Costa e consuma meno di un display LCD e, limitatamente ai comandi più elementari, dovrebbe garantire anche un’usabilità simile. Nei progetti depositati Cupertino ipotizza persino una tastiera in cui i tasti fisici sono sostituiti da equivalenti fatti completamente di luce; in questo modo, conclude il brevetto, “il design senza soluzione di continuità diventa realtà”.

Non c’è pace in terra per Adobe né, quanto a questo, per noi utenti. Dopo la lunga missiva che Jobs ha pubblicato sulle remore nei confronti di Flash su iPhone ed iPad, arriva immancabile la risposta del CEO di Adobe Shantanu Narayen. “L’ho incontrato in parecchie occasioni” afferma ai giornalisti del Wall Street Journal riferendosi all’iCeo, ma quello che ha scritto proprio non gli va giù.
Innanzitutto, secondo Narayen ,non si può dire che quella Apple sia una piattaforma aperta, soprattutto se posta in contrapposizione con Adobe e la tecnologia Flash; “onestamente lo trovo divertente. Flash possiede specifiche aperte”. Ed è polemica anche sulla decisione di impedire agli sviluppatori l’uso di tool di terze parti per la creazione di software per iPhone; e in effetti, poter utilizzare la stessa suite per creare applicazioni multipiattaforma è una bella comodità, il problema semmai, secondo Cupertino, è che si rischia di produrre prodotti poco integrati e di scarsa qualità.
Scaramucce anche sul fronte stabilità. Se Flash è la causa principale dei crash di Mac OS X, la colpa non è certamente di Adobe, “c’è qualcosa che non va nel Sistema Operativo di Apple”, afferma Narayen. E non si risparmia neppure la stoccata sulla convinzione di Jobs che Flash prosciughi le batteria dei dispositivi mobili. Non soltanto sarebbero calunnie ma, “brevetti alla mano, è una falsità“.
Insomma, la visione delle cose che hanno i due CEO è molto diversa , afferma Narayen, “noi siamo per la visione multipiattaforma”. E, per carità, è probabilmente vero che alcune delle posizioni di Jobs siano un filo estremiste, ma le sue preoccupazioni sono certamente fondate e ragionevoli. Flash su Mac è motivo d’odio per gli utenti, ed è sotto gli occhi di tutti che con Youtube aperto la batteria di un MacBook (non recentissimo, magari) cala a vista d’occhio. Quella che Adobe porta avanti appare sempre più una guerra per il mantenimento di posizioni che ormai vacillano per ragioni storiche. E allora, forse ad Adobe converrebbe sul serio cominciare a recepire i consigli di Jobs, e iniziare a produrre “grandiosi strumenti HTML5 per il futuro”.
La startup Kooaba, specializzata in tecnologie di riconoscimento delle immagini, ha rilasciato le API che meritano sicuramente un’attenzione particolare da parte degli sviluppatori più attenti. L’azienda svizzera mette a disposizione il suo database di oltre 10 milioni di immagini, che variano dalle copertine degli album a libri e poster dei film, e fornisce l’accesso a questi dati in maniera completamente cloud.
Kooaba si augura che il rilascio delle API susciterà l’interesse degli sviluppatori di terze parti e promuoverà lo sviluppo di più applicazioni mobili, per iPhone OS ed Android, o in generale strumenti capaci di dialogare con i sistemi di social networking più diffusi, come Facebook, Twitter e così via.
Maggiori informazioni, sulla tecnologia e sui termini di utilizzo della stessa, sono disponibili sul sito ufficiale di Kooaba.
[Via TechCrunch]

Il sito di Virgin America, la compagnia aerea statunitense, è ora totalmente privo di contenuti Flash. L’opera di pulizia è stata operata per consentire anche agli utenti che navigano con dispositivi mobili di usufruire dei servizi del sito.
A quanto pare, ricerche interne all’azienda avrebbero rilevato che un numero sempre più crescente di utenti si collega al sito attraverso iPhone OS o in generale dispositivi palmari e smartphone. I contenuti Flash sono stati rimpiazzati da un uso più sapiente di CSS (Cascading Style Sheet).
Il CIO dell’azienda, Ravi Simhambhatla, ha anche aggiunto che “Flash è una tecnologia accettabile ormai solo dagli utenti desktop; molti visitatori impiegano il 40% della loro CPU per il plug-in di Adobe”. Il concetto è fin troppo chiaro: anche se i notebook da un punto di vista software appaiono come dei desktop, anche per questo segmento la tecnologia Flash non è gradita per via dell’eccessivo consumo di batteria. Come dargli torto?
[Via Electronista]

Apple sta tentando di registrare un concept chiamato Joint Venture, come rivela il documento d’archivio. Una vittoria potrebbe conferire ad Apple diritti in ben quattro differenti International Classes. La prima, 035, riguarda “servizi di vendita al dettaglio con l’uso di computer, computer software, periferiche per computer, e dispositivi elettronici” mentre il 037 riguarda “manutenzione, installazione e riparazione di hardware, periferiche, reti di computer e dispositivi elettronici” così come “informazione, servizi di consulenza”.
Le classi 041 e 042 parlano di “servizi didattici e di addestramento” e “supporto tecnico e servizi di consulenza” in relazione ai computer, diversi altri dispositivi elettronici mentre nel caso specifico dello 041 si citano anche cose come “servizi online” e “web design”. Quest’ultima classe di servizi è la stessa delle newsletter. La combinazione delle quattro classi potrebbe suggerire che Apple intenda fornire un servizio di supporto per aziende, semplificando per le aziende l’adozione della piattaforma Mac o la migrazione. Sebbene Apple già fornisca supporto alle aziende, ha a lungo preferito non fornire servizi simili a quelli di Microsoft o Dell.
[Via 9to5Mac]

Il chip A4 dell’iPad potrebbe non essere affatto quel concentrato di fantascientifica tecnologia che tutti si aspettavano. Qualcuno azzarda infatti che nel gingillo Apple batta un cuore di ARM Cortex A8 a singolo core, e quindi derivato direttamente da quanto troviamo già in iPhone 3GS ed iPod touch.
Da principio in molti abbiamo creduto possibile l’implementazione di una qualche versione rivista e corretta da Cupertino dell’A9, magari a doppio core, il che avrebbe pure giustificato il salto prestazionale compiuto con l’iPad. Poi abbiamo appreso che in realtà il tablet di Cupertino utilizza la medesima famiglia di GPU dell’iPhone e dell’iPod touch, integrato nel chip in cui trova posto anche la CPU.
Ora, invece, Jon Stokes afferma che ci troviamo davanti ad un semplice A8:
Mentre guardavo i video e leggevo le notizie sull’iPad in azione durante il lancio, ero profondamente convinto che il dispositivo integrasse un Cortex A9 fuori dall’ordinario, magari in versione dual-core. E invece l’A4 è un semplice SoC ad 1GHz composto da un singolo Cortex A8 ed una GPU PowerVR SGX. Il fatto che A4 usi un A8 a singolo core non è stato reso pubblico, ma ho sentito da svariate fonti che è esattamente così che sono andate le cose.
Secondo Stokes, le (apparentemente) eccezionali prestazioni dell’iPad derivano direttamente dalle scelte ingegneristiche fatte: hanno cioè tagliato fuori tutte le funzionalità e gli I/O non necessari, come ad esempio quelli dedicati all’elaborazione video della webcam, e in controtendenza ai prodotti concorrenti che solitamente hanno liste chilometriche di features. Ciò consente di dedicare gran parte del potere computazionale al Sistema Operativo e alle applicazioni, che poi è anche la chiave della “magia” in iPad. Come dire, non cercate mirabolanti innovazioni nell’hardware, perché è nel software che stanno tutte.