
Il team di ingegneri di Twitter ha introdotto un framework open-source che aiuta gli sviluppatori nella realizzazione di interfacce per Mac OS X. Lo standard, battezzato TwUI, trae ispirazione da UIKit dei dispositivi iOS, consentendo agli sviluppatori di utilizzare a pieno l’accelerazione GPU per interfacce interattive. L’azienda ha realizzato TwUI tramite Core Animation, mutuando l’interazione da AppKit.
“Consente tutto quello che gli utenti Mac si aspettano, incluso il drag & drop, eventi del mouse, tooltip, selezione del testo in stile Mac, e via discorrendo” hanno scritto gli ingegneri di Twitter in un post del blog ufficiale. “E, dal momento che TwUI non è limitato dai vincoli di API esistenti, gli sviluppatori possono sperimentare nuove funzionalità come layout e drawRect basati su blocchi”.
TwUI servirà come fondamento per il Mac client ufficiale di Twitter. L’azienda promette che continuerà ad aggiungere nuove caratteristiche e migliorare costantemente le librerie.
[Via Electronista]

Apple ha finalmente rilasciato le registrazioni video relative alle sessioni didattiche del WWDC 2011. Gli sviluppatori registrati al programma Apple possono cominciare sin da subito a fruire di questa preziosa fonte di conoscenza relativa al mondo dello sviluppo su Mac. Come? Direttamente tramite il sito nella sezione Apple Mac Developer oppure tramite iTunes.
Questa volta si parla dell’attuale sistema operativo, anziché di quello che tra qualche mese si proporrà come standard Apple. Parliamo di Snow Leopard. L’ultima sua build, Mac OS X 10.6.8, è stata rilasciata agli sviluppatori questa mattina. Non ci sono problemi noti e porta con sé la raccomandazione di focalizzare gli sforzi di test sulle stesse aree della precedente: AirPort, Networking, Driver Grafici, Mac App Store, QuickTime e VPN.
Il nome in codice è 10K540 e per il momento non ci sono indicazioni su quando possa essere definitivamente rilasciata al pubblico. Mac OS X Lion arriverà il prossimo mese e ciò fa pensare che questo possa essere uno degli ultimi major update di Snow Leopard.

La storia è cominciata il 13 maggio quando alcuni sviluppatori di applicazioni per dispositivi iOS si sono visti recapitare una lettera da Lodsys, una società che sostiene di detenere un brevetto che ricorda il meccanismo di acquisto in-app, nella quale viene richiesto di regolarizzare la licenza entro 21 giorni, pena l’avvio di una causa legale per la violazione del brevetto.
Gli sviluppatori hanno ovviamente denunciato il fatto ad Apple, dato che il meccanismo di in-app purchase è una funzionalità dell’App Store che può essere attivata in qualsiasi applicazione.
Bruce Sewell, senior vice president ed avvocato generale di Apple, a tal proposito ha dichiarato:
Apple possiede indiscutibilmente la licenza su tali brevetti e gli sviluppatori sono protetti dalla licenza
A quanto pare Apple avrebbe offerto supporto legale agli sviluppatori che si sono visti recapitare la lettera, probabilmente inviata da Lodsys come forma di ritorsione verso la stessa Apple che non ritiene ci siano margini per ulteriori trattative con questo patent troll.
[via theloop]

Continuiamo con un’altra lettera che ogni sviluppatore vorrebbe mandare a Cupertino. La scorsa volta abbiamo affrontato il problema del Garbage Collector in iOS e dai commenti è emerso che “un vero programmatore deve sapersi gestire la memoria manualmente” quasi come se il GC fosse roba da femminucce viziate: quella povera minoranza di smidollati che sviluppa ancora in .NET, Java, Ruby, Python e tanti altri.
Oggi vi propongo un’altra lettera di Jon Evans di TechCrunch, questa volta indirizzata solo al CEO. Il tema è lo sviluppo di iOS su altre piattaforme hardware che non siano quelle di Cupertino.
Steve Jobs
One Infinite Loop
Cupertino, CA
USA 95014Caro Steve,
per favore fa sì che sia possibile sviluppare applicazioni iOS su qualcosa che non sia solo un Mac. Non per me; Sono molto felice del mio MacBook Pro sfavillante. Per te.
Perché 3 miliardi di abitanti del mondo sviluppato compreranno smartphone nella prossima decade; vorranno applicazioni in linea con la loro cultura e il loro stile di vita, ad esempio realizzate da persone con la loro cultura e il loro stile di vita; e se tu fossi uno sviluppatore in un mercato povero ma emergente, preferiresti spendere $200 e cominciare a sviluppare applicazioni Android, oppure spenderne $1000 e cominciare a sviluppare per iOS? Esatto.
Ti ho ripetuto queste cose per anni, Steve, ma non mi hai mai dato ascolto. Il che è una vergogna, perché mi piacerebbe che il tuo (quasi) eccellente ed elegante OS/SDK si affermasse anche nel resto del mondo.
Ciò detto, ho i miei dubbi sul tuo approccio egemone.

Jon Evans di TechCrunch, oltre che blogger, è anche uno sviluppatore sia iOS che Android. Egli ha provato entrambe le piattaforme nel corso della sua carriera imparando a conoscerne pregi e difetti. Dalla sua esperienza con iOS ha partorito una serie di lettere indirizzata a Steve Jobs e Scott Forstall: le lettere che tutti gli sviluppatori vorrebbero mandare a Cupertino. Quella che segue è la prima.
Steve Jobs (and Scott Forstall)
One Infinite Loop
Cupertino, CA
USA 95014Caro Steve,
per favore dacci il garbage collection. Per favore, per favore, per favore dacci il garbage collection.
Lo so che non è sexy, o brillante, o rotondo. Lo so che gli utenti non possono accorgersi della differenza (tranne quando le applicazioni crashano, o ci mettono il doppio del tempo necessario per svilupparle).
Mentre quasi ogni altra cosa di iOS SDK, l’editor, le librerie, lo stesso Objective-C, è fantastica, la sua gestione della memoria è onestamente ferma agli anni ‘80. Come un compatriota ha recentemente detto con orrore quando ha sviluppato per la prima volta con iOS, “Aspetta un attimo, di che decennio è questo?”.
E’ come guidare una Ferrari con i freni realizzati da Lada.

Sulla scia di Firefox 4 e Microsoft Internet Explorer 9, la funzionalità Do not track di non tracciamento dei dati personali sarà presto disponibile anche per il resto di noi. Su Safari, e con Mac OS X Lion. A riportare la notizia è il Wall Street Journal di oggi:
Lo strumento è incluso all’interno dell’ultima release di prova di Lion, una versione del Sistema Operativo di Apple Mac OS X attualmente disponibile solo per gli sviluppatori. Il rilascio della versione finale del Sistema Operativo è in programma per questa estate. Riferimenti alla feature di non tracciabilità nel browser Apple Safari hanno iniziato a comparire recentemente sui forum di discussione online e su Twitter.
Di tempo, a quanto pare, ce n’è in abbondanza, visto che la tecnologia richiede interventi lato server volontari da parte dei network pubblicitari online (che, sulla faccenda, nicchiano con nonchalance), in assenza dei quali semplicemente non funziona:
Gli strumenti di Do not track nei browser inviano automaticamente messaggi ai siti Web e ai network pubblicitari con richieste esplicite che i movimenti degli utenti sul Web non vengano tracciati. Il sistema è efficace solo se le società del Web si accorderanno nel rispettare le preferenze della gente.
Allo stato attuale, l’unico player importante a non aver ancora introdotto -o annunciato- il supporto all’header HTTP salva-privacy risulta essere Google con Chrome, ma è possibile ovviare all’inconveniente con estensioni come Keep My Opt-Outs, liberamente scaricabile a questo indirizzo.

Esiste da anni, ma soltanto ora che l’attenzione sulle tecnologie di streaming dei contenuti Apple è alle stelle, è accaduto l’inevitabile. Grazie a sofisticate tecniche di reverse engeneering, lo sviluppatore James Laird ha scovato la chiave privata dell’Airport Express e l’ha pubblicata sotto forma di un progetto Open Source.
Si chiama Shareport, ed è un un emulatore di Airport Express:
Questo programma emula un’Airport Express per il solo scopo di effettuare le streaming musicale da iTunes e iPod compatibili. Implementa un server per il protocollo RAOP di Apple.
Ed ecco cosa cambia ora. Se prima potevamo effettuare lo streaming musicale esclusivamente con iTunes/software di terze parti verso la Airport Express (o verso i dispositivi ufficialmente compatibili con AirPlay), ora potremo inviare il flusso anche verso qualunque software o hardware decida di implementarne le funzionalità. Certo è che difficilmente i produttori tradizionali supporteranno un hack simile, visto e considerato che Apple già concede in licenza -dietro compenso- la tecnologia AirPlay; più probabilmente, a trarne maggior beneficio non sarà tanto l’hardware quanto il software. E non è un caso che Laird abbia già inviato la chiave alla mailing list degli sviluppatori VideoLan, quelli dietro VLC.
Lo scenario comunque è infinitamente più variegato e complesso. In futuro, la musica di iTunes potrà essere inviata anche a Mac, PC Windows o Linux, console modificate e così via. E c’è da scommetterci che presto anche Banana TV si approprierà della novità: se ricordate, l’unica grossa mancanza di cui soffriva era giust’appunto l’assenza di supporto allo streaming audio, proprio per via della chiave privata sconosciuta. Ma questa, oramai, è acqua passata almeno fino a quando Apple non aggiornerà tutto il software e l’intero parco dispositivi che lo supportano. Il che, per forza di cose, non potrà avvenire tanto rapidamente.
Contrariamente alle aspettative di Cupertino, per il momento iAd Gallery ha ricevuto poche attenzioni da parte degli utenti e ancora meno dagli inserzionisti; ha invece sollevato più d’un sopracciglio tra gli sviluppatori, visto che viola le stesse linee guida pubblicate da Apple e per di più somiglia sinistramente ad un’app bocciata tempo addietro.
A sollevare per primo la questione è Business Insider, secondo cui -in linea puramente teorica- la vetrina virtuale degli spot con la mela non avrebbe semplicemente dovuto essere pubblicata. Il contrasto con le linee guida dello store, recentemente aggiornate, si verifica al punto 8.3:
Le applicazioni che si confondono con prodotti o campagne pubblicitarie Apple saranno rifiutate.
Un modo sottile e gradito per evitare di intasare App Store con brochure virtuali, cataloghi punti e amenità siffatte. Il problema, in questo caso, non ci sarebbe visto che App Store è ufficialmente una dépendance di Cupertino e notoriamente il padrone di casa, a casa sua, si comporta come più gli piace. Ciò che urta maggiormente gli addetti ai lavori, semmai, è il fatto che l’idea di raccogliere gli spot iAd in un’unica app (ribattezzata Ads Tube) era già venuta ad un altro sviluppatore, che però ha ricevuto una sonora bocciatura in ragione della sua “mancanza di funzionalità”. Va da sé che le possibilità in questo caso sono due: o Apple l’ha impallinata perché ci stava già lavorando sopra, o l’ha semplicemente copiata.
D’altro canto, al di là delle conclusioni facili, occorre per lo meno sollevare la questione del copyright. Come sottolinea giustamente Rene Ritchie, a impedire l’approvazione c’erano delle questioni piuttosto plausibili di violazione della proprietà intellettuale, e comunque Apple non produce applicazioni di terze parti. Spesso, com’è avvenuto nel caso di iBooks, le app di sistema possono spingersi ben oltre i dettami di Cupertino e questa ormai è storia. Sì, Apple è Apple e voi no: prima o poi occorrerà farsene una ragione.

A poco più di un mese di distanza rispetto alla prima, la Developer Preview 2 di Mac OS X Lion -numero di build 11A419 e peso di 3,7GB- è già nelle mani degli sviluppatori ma, contrariamente ai rumors a riguardo, siamo ancora ben lontani dalla Golden Master.
Secondo qualcuno, Apple aveva internamente identificato la versione definitiva della prossima generazione del proprio Sistema Operativo, e invece pare che ci vorrà ancora qualche tempo. La nuova beta infatti presenterebbe almeno una dozzina di diversi problemi noti:
Contrariamente alle indiscrezioni, nessuna delle release è stata classificata come Golden Master. Piuttosto, secondo gli sviluppatori le build hanno ancora diversi difetti etichettati come notevoli o irrisolti.
E d’altro canto una Golden Master ora risulta altamente improbabile, anche soltanto per considerazioni di mera tempistica. Mancano ancora due mesi al WWDC 2011, e c’è da scommettere che quello sarà lo scenario per la release candidate agli sviluppatori, col lancio pubblico a distanza di qualche settimana. Dopotutto, all’interno dell’OS sono ancora in corso d’opera importanti modifiche come quelle registrate in iCal ed iChat. L’interfaccia grafica dell’app di agenda, infatti, è stata sensibilmente rivista rispetto alla precedente versione metallica e ora somiglia molto a quella per iPad, con rifiniture fotorealistiche in pelle ed eleganti animazioni d’apertura; per quanto concerne iChat, invece, le finestre dei contatti Bonjour, AIM, Yahoo e Jabber sono state finalmente consolidate all’interno dello stesso spazio, un po’ come fanno Adium e sostanzialmente tutti gli altri software di instant messaging dell’universo noto.

A quanto pare, mentre Apple macina numeri da capogiro, Amazon tenta di irretire gli sviluppatori iOS e convincerli a creare dei porting delle proprie applicazioni per piattaforma Kindle, soprattutto quelle didattiche. La guerra degli e-reader contro i tablet passa tutta dalle app.
A svelare per primo i retroscena è Henri Hansen, lo sviluppatore dietro Atomium, una tavola periodica digitale per iPhone ed iPad con tutte le informazioni necessarie per passare il compito di chimica e anche di più. A quanto pare, sarebbe stato contattato via mail da Amazon col preciso scopo di ottenere un porting della sua app su piattaforma Kindle, cosa che tuttavia non è affatto scontata.
Anche solo a livello di impatto visivo, un’app per iOS garantisce colori vividi, movimento e multi-touch. Il Kindle, dal canto suo, è basato sulla tecnologia e-ink che fornisce una durata della batteria praticamente eterna (se paragonata ai tablet general-purpose) e un’esperienza di lettura sensibilmente meno stancante. Il fatto è che se ne usufruisce esclusivamente in bianco e nero, e questo spiega la propensione di Amazon verso il settore delle app educational: solo in quel frangente possiede un po’ di trazione, per il resto il Kindle resta sostanzialmente inadeguato alla fruizione dei contenuti multimediali.
Una mossa che non sorprende affatto ma che rischia di non avere un grosso seguito. Cortesie del genere le aveva espresse anche Microsoft tempo addietro - e a Redmond hanno tutte le risorse per convincere gli sviluppatori- eppure sembra che elogi e incentivi non siano bastati. E altrettanto aveva tentato Google, anche se con una particolare predilezione per i titoli best-seller, ma anche in questo caso tutto si è risolto in un nulla o poco di fatto. Chissà se Amazon non avrà più fortuna.

Apple ha recentemente rilasciato agli sviluppatori una nuova beta di Mac OS X 10.6.7. Anche in questo caso, nessun bug o problema conosciuto risulta affliggere la build in questione, identificata internamente col codice 10J868.
Siamo alla quarta variazione sul tema. Dopo la prima e la seconda build, infatti, le ultime due hanno iniziato a susseguirsi con incedere piuttosto forzato. L’ultima, la terza, risale soltanto allo scorso 2 febbraio e come allora Cupertino chiede ancora agli sviluppatori di concentrarsi sulle solite aree chiave del Sistema Operativo, vale a dire Safari, Mac App Store, AirPort, Bonjour, SMB e i driver grafici.
Non esiste ovviamente una data di disponibilità ufficiale per la versione definitiva di Mac OS X 10.6.7, ma a giudicare dal ritmo di rilascio delle beta e dall’assenza di problemi noti nelle ultime build, è chiaro che alla Golden Master non dovrebbe mancare ancora troppo.