Oggi App Store si sarà anche aperto a 13 nuovi paesi, ma minaccia di chiudersi a molte applicazioni. Più o meno tutte quelle app per iPhone, contenenti riferimenti sessuali appena meno espliciti di quelle già bandite precedentemente, saranno cancellate da App Store.
Almeno, questo è quello che sostiene TechCrunch, che si è visto inoltrare una mail proprio da uno sviluppatore a rischio espulsione, il quale ne aveva ricevuta una da Apple, molto esplicita.
Certo il nome dell’app in questione non depone molto bene in favore dello sviluppatore: Wobble iBoobs. Il contenuto, invece, è molto più tranquillizzante. Si tratta infatti di un’applicazione il cui compito è creare delle superfici rimbalzanti in qualunque parte di una foto da voi caricata. Una soluzione di compromesso per lo sviluppatore, in questo caso molto originale, sarebbe stata quella di cercare un nome meno ammiccante per la sua creatura.

Più guerra di così, fra Apple e Google, soprattutto riferendomi alle loro rispettive piattaforme mobili, non era mai stata. L’ultima novità sembra un po’ eccessiva, ma è stata ampiamente documentata dalla “vittima” di questa “ribalderia” di Apple.
Lo sviluppatore di un’app per iPhone, Flash of Genius: SAT Vocab (link iTunes, si tratta di un dizionario di lingua inglese evoluto), si è visto recapitare una mail da parte di Apple, che lo intimava di rimuovere del testo che citava la piattaforma Android all’interno della descrizione della stessa App.
“Per quanto la vostra applicazione non sia stata rifiutata, sarebbe appropriato rimuovere il testo - Finalista nell’Android’s Developer’s Challenge” dalla descrizione dell’app”.
La risoluzione, continua la mail, intima che i cambiamenti, se apportati al testo in questione, faranno sì che la disponibilità dell’app in App Store non subisca “interruzioni”. A volte Apple, per difendere i suoi diritti, ricorda una mamma di qualche razza feroce. Altre volte ancora, qualcosa di ancora più violento. La descrizione, per ora, sembra non soltanto essere stata modificata, ma anche del tutto rimossa.

Non c’è stata solo la sorpresa che hanno ricevuto gli sviluppatori di Knocking, come prova di un possibile cambiamento di direzione in fatto di policy di App Store, dalle parti di Apple.
Ormai anche altre voci soddisfatte e, a dire la verità, sulle prime un po’ incredule, si aggiungono al piccolo coro dei “miracolati” da App Store “buono”. Pensate soltanto a quello che è accaduto a Vimov, sviluppatori di iSimulate.
iSimulate è un’utility per iPhone dal costo alto (12,99 euro, link iTunes) ma dalle feature introvabili. E’ un’app destinata agli sviluppatori su piattaforma iPhone e serve a simulare in maniera più completa ed efficace le caratteristiche dell’ambiente iPhone su Mac (includendo anche input multitouch e, soprattutto, quelli che provengono dall’accelerometro).
iSimulate viola apertamente le policy App Store, perché usa delle API private non documentate fra quelle approvate da Apple. Ma cosa è avvenuto, dopo la richiesta su pubblicazione dell’app? Il miracolo. Apple ha approvato comunque l’applicazione, accompagnando il gesto con una mail in cui esortava gli sviluppatori a risolvere il problema in un “prossimo update”.

Continua la saga delle diatribe fra sviluppatori per la piattaforma iPhone (qualcuno, ormai è un ex-sviluppatore) e dirigenti Apple, riguardo le policy dell’App Store. Ancora una volta è Phil Schiller (a capo del marketing della Mela) a prendere le difese dell’App Store, in questo caso nel corso di un’intervista a Business Week.
Come potete immaginare, Schiller e Apple sono molto fermi sulle loro posizioni: non è previsto indietreggiare. La loro prima preoccupazione sarebbe quella di fare in modo che la maggior parte delle 10.000 applicazioni che arrivano sulla loro “scrivania” ogni settimana possano “funzionare come previsto”. Già cose dette e ridette. L’unica novità sembra che le dichiarazioni di Schiller cominciano a diventare così banali da mostrare meno rispetto per gli utenti del melafonino.
“Abbiamo costruito uno store che la maggior parte degli utenti può considerare affidabile. Voi, i vostri amici e la vostra famiglia potete scaricare applicazioni dallo Store, e nella maggior parte dei casi esse fanno quello che vi aspettereste: si installano nel vostro telefono, vi si presenta un conto secondo le regole e tutto, semplicemente, funziona”.
Cosa possa c’entrare l’affidabilità delle app con cavilli e paranoie su semplici foto di prodotti Apple presenti in applicazioni (che vengono puntualmente rifiutate dall’App Store, come nel caso di sviluppatori anche “illustri”, leggi Rogue Amoeba) non saprei dire.
Khalid Shaikh non è mai stato un imprenditore informatico regolare o canonico. Come ultima fatica aveva messo su la Perfect Acumen, una start up da 25 dipendenti (tutti ingegneri pakistani) per battere probabilmente ogni record in fatto di prolificità nel settore applicazioni per iPhone: più di 5 al giorno venivano regolarmente approvate da Apple (ok, alcune ci mettevano settimane, ma infine erano regolarmente presenti su iTunes), per un totale di 900 e più, in 250 giorni di vita dell’azienda.
Cosa produceva Perfect Acumen? Perlopiù (in realtà, esclusivamente) piccolissime app capolavori di SEO interna al motore di App Store, che non facevano altro che formattare in stile app di terze parti iPhone contenuti presi dal web (”Aggiornamenti sulla cura per la pelle”), per cifre alte anche per un’app “di concetto”: spesso 5 $.
Era tale l’esposizione di cui godevano i titoli delle app, che Khalid fatturava migliaia di dollari al giorno. Ora, da un giorno all’altro, e senza alcun preavviso né motivazione meno generica di “copyright infringement”, Apple ha spazzato via dal suo App Store quelle 900 applicazioni, tutte un tempo regolarmente approvate, e di fatto ha ucciso il business messo su da Shaikh. D’accordo, non erano app geniali, ma che ne pensate di questo modo di operare? Che App Store stia veramente diventando l’anello che non tiene di anni ed anni di scelte azzeccate, da parte di Apple?
Su MobileCrunch trovate anche il testo completo della lettera con cui Apple ha notificato a Khalid Shaikh e al suo team il bando da App Store.
Apple ha ufficialmente diramato le sue scuse per aver approvato la pubblicazione dell’applicazione Baby Shaker (dallo sviluppatore Sikalosoft) nel suo App Store. Baby Shaker era un giochino molto maligno, il cui scopo era quello di far uccidere tranquillizzare in via definitiva un neonato piangente, attraverso lo scuotimento dell’iPhone in cui era installato.
“Questa applicazione era profondamente offensiva e non avrebbe dovuto essere approvata per la distribuzione su App Store. Appena ci siamo resi conto dell’errore, l’abbiamo rimossa immediatamente. Ci scusiamo sinceramente per l’errore e ringraziamo i clienti che lo hanno fatto notare”.
Dopo i sentiti e motivati rifiuti per tante piccole applicazioni forse non intellettualizzanti, ma certo non offensive o lesive degli infanti come questa, Apple doveva probabilmente un gesto come questo, tanto ai genitori di bambini coetanei a quello del gioco, quanto agli sviluppatori di applicazioni futili cui è stato rifiutato l’accesso all’ambito e redditizio App Store. Per non parlare delle piccole discrepanze rispetto alle policy che spesso costringono a rimandare l’aggiornamento (atteso) di applicazioni di successo, come è successo anche recentemente. Dopo il salto, un video trailer dell’applicazione che non sarà più possibile usare su iPhone e iPod Touch.
Continua a leggere: Apple si scusa ufficialmente per aver accettato Baby Shaker nell'App Store