
Un’esclusiva di CultofMac apre l’ipotesi che il famigerato iPhone a basso costo di cui abbiamo già parlato sia costituito sostanzialmente da un telefono privo di memoria fisica. O meglio, dotato del quantitativo strettamente necessario ad iOS e al buffer per lo streaming che avverrà non dai poderosi server di Cupertino, ma dai più modesti pc di casa. Altro che cloud computing nel senso stretto del termine, ecco a voi Personal Streaming.
L’idea, ripresa da più parti, è che una ventura generazione di iPhone possa vedere ridotto -per la prima volta- il quantitativo di memoria onboard rispetto ai suoi predecessori:
Apple ha deciso di tagliare parte della memoria, che fino ad oggi rappresenta la componente più costosa dell’iPhone (fino a un quarto del costo del dispositivo, secondo le stime di iSuppli). Con “parte della memoria”, intendiamo TUTTA la memoria. L’iPhone nano non avrà memoria interna per lo storage dei media, affermano le nostre fonti. Ne avrà a sufficienza solo per eseguire il buffering dei contenuti veicolati tramite il cloud. “Sto parlando in modo specifico di memoria per lo storage”, ha affermato la nostra fonte.
Un cambiamento piuttosto radicale, che modificherà anche il modo in cui le app sono gestite. Niente più installazione in locale ma piuttosto caricamento dal Web: si tratterebbe insomma di un iOS basato sul cloud, e ciò significa senza mezzi termini una stretta correlazione (dipendenza?) dal nuovo Mobile Me. Lo streaming avverrà principalmente dal proprio computer a casa, ma una mano dovrebbe dargliela il famoso e segretissimo data center del Nord Carolina.
Continua a leggere: Mobile Me: lo streaming sarà tra pc e dispositivi

iOS di Apple è diventata la terza piattaforma più popolare su internet, misurando il dato in termini di quota di mercato. La piattaforma di Cupertino è quasi sei volte più popolare di Android ed è certamente più popolare di Linux, dice NetMarketShare.
Complessivamente i dispositivi che utilizzano iOS - iPhone, iPod Touch e iPad - rappresentano il 1,1% di tutto l’hardware connesso alla rete lo scorso mese. Windows e Mac OS sono al primo e secondo posto dei sistemi operativi’ utilizzati per navigare, rispettivamente con il 91,3% e 5%.
“La curva della crescita del settore mobile è molto forte e sta riscuotendo un’approvazione fenomenale per Internet” dice Vince Vizzaccaro, il vice president di NetMarketShare. Anche Windows Mobile non è molto presente online.

Imagination dopo il successo di iPhone 4 ha svelato il futuro dei chip grafici per smartphone e chiaramente anche quello di Apple.
Il chip SGX544 è quello più potente dell’intero settore dei dispositivi a basso consumo energetico ed è veloce abbastanza da poter essere utilizzato non solo per il mobile: riesce a gestire l’accelerazione hardware richiesta sia da DirectX 9 che da OpenGL 2.1 in ambiente desktop, oltre che OpenGL ES 2.0 per le piattaforme mobili.
Supporta nativamente OpenCL ed è in grado di ripartire ottimamente i carichi di lavoro, riconoscendo e disattivando i task inutilizzati “al volo”. Il dispositivo ha 4 pipeline grafiche che possono essere combinate in configurazioni multi-core, fino ad un massimo di 16 core, o 64 pipeline singole.
Non sono state rivelate la date di vendita che sono completamente indipendenti dalla produzione di qualsiasi dispositivo mobile, desktop o tablet di qualsiasi azienda. Probabilmente Apple non utilizzerà immediatamente il chip presentato limitandosi al recente SGX535 dell’iPad e probabilmente (ancora non si sa) del nuovo iPhone 4, ma potrebbe pensare al salto di qualità per un futuro aggiornamento della linea. Potrebbe altresì essere utilizzato fin da subito dalle altre piattaforme concorrenti; Imagination supporta ufficialmente Android, Bada, MeeGo, webOS ed altre.
[Via Electronista]

Al di là della slavina di novità portate da iPhone OS 4.0 beta 4, ce n’è una passata un po’ inosservata ma che farà probabilmente la gioia di parecchi utenti. La prossima major release del Sistema Operativo mobile di Cupertino permetterà infatti di visionare e modificare direttamente il dizionario personalizzato dell’utente.
Fino ad oggi, l’unico modo per insegnare all’iPhone nuovi termini era quello di declinare i suggerimenti impartiti dal correttore ortografico. Ora, invece, è stata aggiunta una sezione “Edit User Dictionary” all’interno delle impostazioni della tastiera che consente di scorrere la lista dei termini acquisiti, cancellarne alcuni o aggiungerne altri.
Ciò significa che, oltre al rullino fotografico in modalità landscape, alle nuove immagini wallpaper e alla disattivazione della messagistica MMS, tra le 100 novità annunciate ad aprile (ma mai formalmente snocciolate nel dettaglio) si aggiunge finalmente la possibilità di modificare il dizionario personalizzato, una comoda funzionalità che sui telefoni della concorrenza è presente praticamente da sempre.

I grafici e le nuove statistiche stilate da Flurry Analytics confermano che il ruolo di Apple nel mondo del gaming mobile è tutt’altro che marginale. Rispetto soltanto all’anno scorso, nel mercato USA del software ludico Cupertino ha segnato un rispettabilissimo +500% di crescita, passando dall’1% al 5% di market share nonostante una graduale contrazione del settore, che è passato dagli 11 miliardi di dollari del 2008 ai 9,9 miliardi del 2009.
Il merito, ovviamente, va tutto ad iPhone ed iPod touch, che sono ormai diventati ufficialmente le spine nel fianco di Sony e Nintendo:
Se escludiamo dal novero i giochi per console come Nintendo Wii, Sony Playstation 3 e Microsoft Xbox 360 per focalizzarci sul mercato del portable gaming, la parte destinata ad Apple è anche maggiore. Rispetto all’anno prima, i giochi dell’App Store sono cresciuti dal 5% al 19% di share dell’intero mercato americano del portable gaming.
Crescita che ha colpito pesantemente Sony PSP ma che rischia di scalfire anche la leadership di Nintendo DS, calata dal 75% del 2008 al 70% dell’anno successivo. E attenzione, ammoniscono da Flurry, ora che iPad è in dirittura d’arrivo queste tendenze possono solo rafforzarsi ulteriormente.

Arriva la prima risposta ufficiale alle accuse scagliate da Apple contro HTC, circa le presunte violazioni dei brevetti riguardo alcune delle tecnologie di iPhone. E se da una parte annuncia battaglia, dall’altra si difende strenuamente affermando di non aver mai infranto alcun brevetto.
La posizione dei legali di HTC è chiara: sono intenzionati ad andare avanti. Affermano che la società taiwanese ha il massimo rispetto per la concorrenza ma anche che tutte le tecnologie impiegate sono state sviluppate internamente:
HTC sostiene fortemente la protezione della proprietà intellettuale e continuerà a rispettare le innovazioni altrui e le loro tecnologie come è sempre avvenuto, ma continueremo ad abbracciare la competizione attraverso la nostra stessa innovazione perché questo è il modo salutare con cui i consumatori possano ottenere la migliore esperienza mobile possibile.
A riguardo, HTC spiega di avere una lunga tradizione negli smartphone alle spalle, e di essere stata la prima a lanciare per T-Mobile un PDA Windows nel lontano 1998, dotato di touchscreen da 3,5″ e Sistema Operativo Pocket PC Phone Edition. Inoltre, avendo presentato l’HTC Touch diverse settimane prima dell’uscita di iPhone nel giugno 2007, asserisce di aver battuto Apple nell’introduzione sul mercato del primo telefono basato sui gesture. Ma se questo basterà a difendere tutti e venti i brevetti citati da Apple sarà il tempo a dirlo.
Se la galleria di foto sul simulatore di iPad contenuto nell’iPhone SDK 3.2 beta 2 non vi sono bastate, ecco qui un filmato in alta qualità che mostra ognuna delle caratteristiche descritte.
Controlli multi touch, zoom automatico, accorgimenti nell’interfaccia e miniature delle pagine (fino a un massimo di 9) rendono iPad probabilmente il sistema più comodo oggi esistente per consultare il Web, senza tuttavia i problemi tipici della mobilità, primo fra tutti la grandezza dello schermo. Come visibile, l’esperienza è ricca e paragonabile a quella su un computer desktop: un esempio sono i suggerimenti nella barra di ricerca di Google, oppure i suggerimenti per la sostituzione delle parole.
Una curiosità. Al posto del solito mattoncino blu nei filmati flash, viene visualizzato uno spazio bianco, e ci si chiede già se ciò non rappresenti il presagio di una storica tregua tra Flash e Mac.

In una vaga nota inviata agli sviluppatori, Apple richiede che i servizi di Core Location, cioè la geolocalizzazione sull’iPhone, vengano utilizzati esclusivamente per fini utili all’utente. E qualcuno già accusa Apple di voler assumere il controllo della pubblicità su iPhone introducendo in questo settore la stessa, pericolosa discrezionalità cui siamo abituati con le approvazioni software.
Proprio ora che anche a Cupertino le cose nel mondo della pubblicità si sono fatte serie, sull’Apple Developer forum si può leggere:
Se avete costruito la vostra applicazione con caratteristiche basate sulla posizione GPS dell’utente, assicuratevi che queste caratteristiche forniscano informazioni utili. Se la vostra applicazione fa uso del GPS primariamente per permettere agli inserzionisti mobili di fornire pubblicità mirata sulla posizione geografica dell’utente, la vostra applicazione sarà rispedita al mittente dal Team di revisione delle applicazioni così che possa essere modificata prima di un nuovo vaglio.
Dopo il fallimento con AdMob e il successo nell’acquisizione di Quattro Wireless, Apple ha assegnato al CEO di Quattro il posto di Vice Presidente della Mobile Advertising di Cupertino. In seguito, ha assunto due nuovi responsabili e, secondo BusinessWeek, starebbe “lavorando per rivoluzionare il settore della pubblicità mobile così come ha fatto per telefoni e lettori multimediali”. Insomma, se ci sono ancora dubbi sulla faccenda, Craig Hockenberry, uno sviluppatore iPhone e Mac, ha cinguettato con estrema chiarezza il timore di molti:
Continua a leggere: Apple vieta la pubblicità location-based sull'iPhone

Piccolo aggiornamento per quanti seguivano le vicende del Nexus One, lo smartphone targato Google e HTC. I diversi problemi che affliggono il dispositivo e i deludenti risultati di vendita (e non soltanto rispetto ad iPhone) lo rendono bersaglio di critiche feroci, e qualcuno già si domanda se non siamo di fronte ad un flop. Di certo Mountain View ha tutte le risorse per risollevare le sorti del suo pupillo, ma il danno è fatto e intanto T-Mobile ne ha abbassato di 100$ il prezzo di vendita.
Dal punto di vista della percezione dell’utenza, Google ha commesso diversi errori. La gestione delle reti non è ottimale, la fotocamera presenta i medesimi difetti (tendenza ad un alone rosso nelle foto più chiare) dell’HTC HD2, l’assistenza tecnica è limitata alle sole mail (niente telefono) e la mancanza di wow factor ha fatto il resto: a differenza dell’equivalente Apple, la gente non percepisce alcuna rivoluzione, ma solo una semplice evoluzione rispetto agli Android della concorrenza.
E così, se Cupertino può permettersi di vendere l’iPhone 3G ad un prezzo invariato rispetto all’anno precedente, T-Mobile e Google hanno invece deciso di abbassare il prezzo di commercializzazione del Nexus One da 379$ to 279$, e a beneficiarne saranno anche quei 20.000 che l’hanno già acquistato. Qualcosa che, curiosamente, ricorda da vicino il brusco taglio da 200$ sull’iPhone originale che portò ad una lettera di spiegazioni ufficiali da parte di Steve Jobs. Ma a differenza di allora, e nonostante il fatto che l’iPhone originale fosse tutt’altro che perfetto, le motivazioni che portarono al taglio erano praticamente opposte.
E’ evidente che Google abbia i mezzi e la capacità per migliorare il suo telefono, e nel breve termine assisteremo certamente ad un ribaltamento della situazione. Ma per ora, gli analisti sono tutti concordi sul fatto che si poteva fare decisamente molto di più.
Aggiornamento: come correttamente segnalato dai lettori, l’abbassamento di prezzo si riferisce all’upgrade per gli utenti T-Mobile e non, come lasciato intuire da HardMac, al prezzo generico del dispositivo; il costo del Nexus One in assenza d’abbonamento è infatti rimasto invariato.

AT&T invia una breve risposta iniziale alla Federal Communications Commission lettera di inchiesta spedita ad Apple, AT&T e Google lo scorso sabato. Brad Mays, portavoce AT&T, ha fermamente negato ogni collegamento tra l’azienda che rappresenta e la decisione di Apple di rifiutare Google Voice nel suo App Store, di conseguenza attribuisce la totale responsabilità dell’accaduto al produttore di iPhone. Una risposta più esaustiva e formale è previsto che arrivi nei prossimi giorni.
“AT&T non gestisce o approva applicazioni per App Store”, ha dichiarato Mays. “Abbiamo ricevuto una lettera e, naturalmente, risponderemo”.
La lettera ricevuta chiede ad Apple ed AT&T se il carrier abbia o meno esercitato pressioni finalizzate al rifiuto dell’applicazione in questione. La FCC ha anche chiesto a Google di spiegare le caratteristiche di Google Voice e quelle delle applicazioni che sono state approvate o rigettate in passato, come Google Earth e Google Mobile App.
Continua a leggere: AT&T nega il coinvolgimento nel caso Google Voice

Come ampiamente annunciato, dopo Blackberry, Microsoft e Google aprono ufficialmente i battenti dell’App Store targato Nokia. Niente di nuovo sotto il sole, per ora, ma un bacino d’utenza potenziale che potrebbe dare filo da torcere anche ad Apple.
Come sottolineano velenosamente su 9to5Mac, se l’imitazione è la forma più sincera di adulazione, allora l’industria della telefonia mobile ha un amore spassionato per l’iTunes Store. In quest’ultima incarnazione, il mercato virtuale del software di Nokia si chiama OVI e consente di scaricare applicazioni, giochi, video e podcast:
Lo store offre 20.000 prodotti diversi, e può essere facilmente consultato dai 50 milioni di utenti Nokia. I visitatori possono scegliere di visualizzare tutti i prodotti o soltanto quelli compatibili col proprio telefono. Il client software necessario è disponibile in inglese, tedesco, italiano, russo e spagnolo.
Una delle (poche) differenze macroscopiche rispetto al servizio offerto da Apple è che in molte nazioni gli acquisti generati sullo store vengono direttamente aggiunti nella fattura dell’operatore telefonico o scalati dal credito il che, in un paese come l’Italia, potrebbe favorire Nokia sugli altri competitor che invece richiedono la carta di credito. Certo, sempre ammettendo che tutto funzioni come dovrebbe.

“La terza generazione di iPod Shuffle potrebbe rivelare la direzione lungo la quale Apple intende muoversi per i futuri iPod ed iPhone” dice Shaw Wu di Kaufman Bros. “L’iPod Shuffle incorpora la tecnologia VoiceOver, usata per identificare i brani e supportare le playlist multiple. Gli sviluppi di questa funzionalità potrebbero essere cercati all’interno degli attuali firmware” suggerisce Wu.
“In termini di iPhone o iPod Touch, è possibile che a Cupertino possano essere interessati ad estendere l’uso di VoiceOver, che renderebbe più pratico il dispositivo in termini di “uso senza mani”. Una parte cruciale dell’equazione potrebbe essere l’implementazione del riconoscimento vocale, che agevolerebbe l’uso dei dispositivi in circostanze come la guida. Tali cambiamenti dovrebbero incrementare la competitività o anche la supremazia dei prodotti Apple” continua Wu.
Intanto Apple si dedica all’aggiornamento della versione mobile di Safari, attingendo da Safari 4 ed incrementando velocità e semplicità d’uso. Il processo di sviluppo può diventare semplice, e coincidere con un miglioramento di App Store, tradotto come semplicità di navigazione e disponibilità di titoli meglio recensiti. Wu commenta che la differenza potrà essere essenziale nei confronti degli store dei concorrenti: Google, Nokia e RIM.
[Via MacNN]