
L’industria tarda a produrre un rivale per il Macbook Air sia perché il mercato degli Ultrabook non promette novità in futuro, sia per “colpa” dei tablet, sempre più diffusi.
Il rapporto di Juniper Research intitolato Ultrabooks & Mobile Computing - Strategies & Forecasts 2012-2016 non prevede nulla di nuovo, nonostante il ragguardevole traguardo dei 178 milioni di esemplari che saranno venduti entro il 2016. Cifra (stimata) importante ma sovrastata dai 253 milioni di tablet che invaderanno, è proprio il caso di dirlo, il mercato.
Gli Ultrabook sono prodotti particolari, di nicchia, costosi ma allo stesso tempo performanti e duraturi. Ma ancora nessun costruttore ha presentato una linea che regga il passo con il Macbook Air, ultimamente in grado di mettere in ombra il vecchio caro Mac Pro e che si è rivelato, dal 2008 anno della presentazione ufficiale, di non essere affatto un laptop “castrato” dalle ridotte dimensioni.
Intel forse potrà attirare le attenzione dei consumatori con l’arrivo di Windows 8, ma la vera guerra sarà sui tablet, a quanto sembra.
L’innovazione, nel mondo della tecnologia per come lo conosciamo, passa attraverso diversi stadi, e uno di questi è certamente quello della produzione dei cosiddetti “brevetti per invenzione.” Dal canto suo, e per tutelarsi da eventuali diatribe legali, Apple è tra le società più impegnate su questo fronte: è 39esima nella classifica delle società USA per numero di richieste agli uffici dello United States Patent and Trademark Office. Un netto incremento rispetto soltanto ad un anno fa.
Nella lista dei brevettatori compulsivi, Cupertino si posiziona al 39esimo posto nel 2011 con 676 brevetti depositati; in prima e seconda posizione, tuttavia, restano IBM e Samsung, rispettivamente con 6.180 e 4.894 brevetti internazionali ciascuna. Seguono Canon, Panasonic e Toshiba con i loro 2.500 brevetti circa e altre società high tech come Microsoft (al sesto posto con 2.311 brevetti), Hewlett-Packard (14esima, con 1.308), Intel (sedicesima con 1.244) e AT&T (35esima e “soltanto” 721 brevetti).
I 676 brevetti della mela sembreranno poca cosa rispetto agli altri, ma si tratta in realtà d’un sostanzioso incremento rispetto ai 563 del 2010; e rappresentano un vero e proprio salto di qualità rispetto al 2009, quando non si è superato un totale di 289 brevetti, per non parlare del 2008 coi suoi 186. E se la frequenza di pubblicazione all’USPTO ha un qualche valore nel determinare il successo di una società, significativo è il posizionamento di Research in Motion -40esima- e Nokia, ferma al 47esimo dopo i ruggenti anni dell’era pre-smartphone.
Alcuni tra i più recenti -e brillanti- brevetti depositati da Cupertino descrivono un’antenna integrata nella tastiera, la retroilluminazione dinamica per le iTV, il riconoscimento facciale su iOS, le SIM virtuali con tecnologia NFC.

Il rapper e produttore discografico Kanye West ha intenzione di raccogliere l’eredità lasciata da Steve Jobs nel campo del design e dei prodotti che lasciano il segno. In un twit sul proprio account ufficiale ha in qualche modo ufficializzato le proprie intenzioni presentando Donda, la società che si occuperà di «creare prodotti ed esperienze che la gente vuole e che si può permettere».
Kanye West di sicuro non si è mai distinto per la propria umiltà, tuttavia è una sorta di Re Mida del business musicale e si potrà permettere di finanziare la sua Donda (che prende in nome dalla madre, scomparsa anni fa) «coprendo 22 divisioni» e assumendo un team di architetti, graphic designer, compositori, produttori, scrittori, esperti di social media etc.
Le intenzioni sono serie, anzi serissime. Non è ben chiaro quando la Donda invaderà il mercato con i propri prodotti, né di cosa si tratterà con precisione. Kanye in attività imprenditoriali lontane dalla musica finora non ha avuto molta fortuna ma come lui stesso afferma su Twitter: «abbiamo bisogno di uomini di scienza e designer per poter influenzare direttamente i governi». Se lo dice lui.
L’ultima ricerca comScore sul mercato mobile statunitense nell’anno che volte al termine non lascia adito a dubbi, anzi conferma il trend documentato da NPD. Apple e Google continuano la loro ascesa nel settore, seppur con accelerazioni nettamente differenti, alle spese di RIM e Microsoft.
Per quanto concerne i produttori hardware OEM, l’iPhone rappresenta l’11,2% degli smartphone in circolazione negli USA, passando dal 9,8% di abbonati dello scorso agosto al 10,2% di settembre per finire poi -per l’appunto- all’11,2% registrato a novembre, e con un picco proprio in prossimità del lancio di iPhone 4S che poi è l’iPhone più venduto di sempre. Va bene anche a Samsung, che ora possiede un quarto dell’intero settore, ma sul comparto software a fare veramente paura è Google e non poteva che essere così.
Con l’enorme disponibilità di terminali in circolazione e costi d’accesso alla piattaforma meno esosi, Android arriva a toccare il 46,9% di market share, praticamente metà dell’intera torta. Un fenomeno che subisce un’accelerazione sempre maggiore, proprio mentre BlackBerry continua la sua caduta libera scivolando al 16,6% rispetto al 19,7% di tre mesi fa (-3,1%), e i Windows Phone rasentano l’estinzione con il loro 5,2% di presenza sul mercato (-0,5%). Symbian perde lo 0,3, passando dall’1,8% all’a 1,5%: praticamente un fossile tecnologico.
Per contro, iOS guadagna 1,4 punti percentuali passando dal 27,3% di agosto al 28,7% di novembre. Un ottimo risultato, assolutamente in linea con le previsioni degli analisti e nonostante il periodo di forte cristi che sta condizionando la propensione europea agli acquisti e che soprattutto sta guastando le festività natalizie nostrane.

Una ricerca condotta dalla Kantar Worldpanel ComTech e riportata da Reuters mostra un andamento delle vendite iPhone -soprattutto per merito del debuto di iPhone 4S- estremamente positivo in UK, USA e Australia. Va male invece nell’Europa dell’Euro, dove la crisi e le politiche di austerità stanno strangolando i consumi.
E’ un dato di fatto, checché ne dicano alcuni, che il nostro paese sia in recessione, e d’altro canto non è che il Vecchio Continente in generali se la passi troppo bene. E così, anche per colpa della concorrenza, ma soprattutto per via delle difficoltà economiche e finanziarie, i prodotti hight tech sono i primi a risentirne:
“In Gran Bretagna, USA e Australia, il nuovo iPhone di Apple continua a volare via dagli scaffali per via del Natale. Tuttavia, si tratta di un trend tutt’altro che universale”, ha affermato Dominic Sunnebo, global consumer insight director. Il market share di Apple nelle 12 settimane che terminano a novembre è salito al 36% negli Stati Uniti dal 25% dell’anno precedente, e in UK al 31% dal 21%, ha dichiarato Kantar. Tuttavia, in Francia lo share è scivolato al 20% dal 29% e in Germania al 22% dal 27%; andamenti simili, tuttavia, sono stati registrati anche in Spagna e Italia.
Insomma, esaurito l’interesse iniziale, la domanda consumer è calata drasticamente nei paesi in difficoltà. Per il resto -e beata lei- Apple potrà comunque contare su fatturati in ascesa grazie soprattutto alla diffusione dei propri prodotti in quei paesi in cui Android è particolarmente radicato. Per il trimestre fiscale che si conclude con le vacanze invernali, gli analisti prevedono infatti consegne per 30 milioni di iPhone; un record che straccia i 20 milioni di unità del secondo trimestre di quest’anno.

Non le manda a dire Eric Schmidt, Executive Chairman di Google nel suo intervento a Le Web 2011 a Parigi. Le sue parole hanno dimostrato la grande fiducia nutrita verso Android che è destinato a superare iOS soprattutto riguardo l’attenzione rivolta da parte degli sviluppatori.
Schmidt afferma, causando il gelo nella sala, che «Android è davanti ad iPhone» e non si tratta di un’imitazione del sistema operativo mobile di Apple, anche perché «Android è stato fondato prima dell’iPhone» e forte dei 200 milioni di telefoni Android in uso e dei 550 mila in corso di attivazione nei prossimi sei mesi il mercato supererà quello delle applicazioni di iOS.
Android sarà più evoluto di iOS, più “aperto”, più performante anche se con interfaccia poco fluida. Ma come mai l’avvento di Flipboard per iPhone è accolto da ovazione mentre lo sviluppo della stessa applicazione per la piattaforma mobile di Google forse non avverrà mai? Apple ha saputo attirare l’attenzione degli sviluppatori sul proprio sistema di distribuzione centralizzato che garantisce un facile e comodo acquisto da parte dell’utente che si traduce in un cospicuo guadagno per chi produce l’app.
Schmidt continua il suo intervento (disponibile integralmente nel video dopo il salto) elogiando l’integrazione con i servizi Google: Gmail, Apps, Plus, Music, Maps. Fondere social e local sarà la chiave del successo e del sorpasso su iOS.
Continua a leggere: Eric Schmidt: «tra sei mesi Android Market batterà App Store»

Una nuova ricerca effettuata da GfK afferma che gli utenti iPhone restano i più fedeli al brand anche se incalzati dalla concorrenza.
Lo studio, condotto negli USA, in Cina, Giappone, Brasile e i principali 5 stati europei, conferma un trend già piuttosto consolidato: l‘84% degli acquirenti dei prodotti con la mela preferisce restare nell’ecosistema Apple anche in futuro, comprando nuove versioni dei dispositivi già in uso. Di contro, nel mondo Android solo il 60% ostenta fedeltà al marchio, cosa che suggerisce una propensione al cambiamento estremamente più marcata.
E sul versante RIM, le cose vanno pure peggio. Solo il 48% degli utenti intervistati afferma di voler restare su piattaforma BlackBerry, il che lascia intuire che probabilmente l’emorragia d’utenza non s’arresterà fino alla commercializzazione del BlackBerry London, atteso per l’anno prossimo. Ed è interessante sottolineare che la gran parte degli utenti migrati ad Android arriva dal BlackBerry e non dall’ecosistema iOS.
A dire di GfK, il vincitore è solitamente la società che riesce a restituire “l’esperienza utente più armoniosa”, ma ciò non vuol dire necessariamente che gli equilibri resteranno immutati per sempre. Il recente accordo di Nokia con Microsoft deve ancora offrire i suoi frutti più maturi sul mercato, ma d’altro canto anche iPhone 4S deve ancora mostrare tutti i suoi muscoli; soprattutto ora che è commercializzato da importanti carrier come Sprint, KDDI e altri nel mondo che, fino a non molto tempo fa, erano rimasti esclusi dalle delizie di Cupertino.
Stando agli ultimi dati forniti da NPD, iPhone 4 ed iPhone 3GS hanno battuto per quantità di vendita tutti i telefoni Android commercializzati negli USA nel terzo trimestre del 2011. Un andamento già piuttosto consolidato, visto che somiglia molto al trimestre precedente, e che rischia di acuirsi ulteriormente.
Il primo posto spetta all’iPhone 4, e ciò non sorprende; d’altro canto, iPhone 4S è ancora troppo giovane per poter scalfire il monopolio del precedessore. Degno di nota, semmai, che al secondo posto alligni un telefono che ha ben due anni di vita, il che equivale sostanzialmente a dire che un dispositivo Apple del 2009 attira più acquirenti dei telefoni Android più recenti, potenti e con display più ampi. Ma di sicuro, il price point di 49$ promosso da AT&T deve aver contribuito parecchio.
Ecco quindi la lista dei cinque smartphone più venduti negli USA fino al 30 settembre scorso:
Ma ora c’è una nuova ammiraglia nella flotta, iPhone 4 è ceduto a 99$ e iPhone 3GS a costo zero; il rischio, afferma qualcuno, è che presto Apple possa finire con l’occupare ben tre delle prime cinque posizioni. E per saperlo, basterà attendere i dati di gennaio 2011.

Secondo una ricerca condotta da Gartner nell’ultimo trimestre sono stati venduti complessivamente 14.8 milioni di computer nell’Europa occidentale, un calo dell’11.4% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.
I dati rilevati da Gartner prendono in considerazione solo i computer desktop ed i notebook, mentre sono esclusi dal conteggio i cosiddetti media tablet, come l’iPad.
Apple ha abbondantemente superato la quota di un milione di Mac venduti, con un aumento delle vendite del 19.6% rispetto all’analogo trimestre del 2010. I computer della Mela raggiungono quindi una quota di mercato del 7.6% che permettono ad Apple di posizionarsi al quinto posto tra i produttori di computer in Europa, non troppo distante da Dell, le cui vendite sono calate del 10% nell’ultimo trimestre.
HP mantiene la prima posizione, con un calo di vendite tutto sommato contenuto, che probabilmente è servito all’azienda americana per riconsiderare la clamorosa decisione presa alcuni mesi fa di abbandonare il settore dei PC. I due maggiori produttori asiatici di computer invece si spartiscono il migliore ed il peggior risultato, rispettivamente un aumento di vendite del 20% per ASUS ed un crollo del 45% per Acer.
[via Gartner]

L’iPhone 4S è stato lanciato da meno di un mese in Italia e il suo ritmo di vendita è altissimo. Eppure, secondo il DigiTimes, Apple avrebbe ridotto il volume dei suoi ordinativi presso i fornitori asiatici. La richiesta di componenti e -conseguentemente- di iPhone 4S e iPad 2 sarebbe stata ridotta dal 10% al 15% per il quarto trimestre 2011 e l’inizio del 2012.
La notizia non è stata ufficialmente confermata, ma la maggior parte dei fornitori di Apple ha comunicato un ribasso sui benefici a fine anno. Brian White, analista presso Ticonderoga che segue il mercato asiatico, ha segnalato una caduta del 22% nelle forniture ad Apple fra settembre e ottobre da parte di alcuni produttori di componenti elettronici di Taiwan. Queste notizie confermerebbero una diminuzione nelle richieste da parte di Apple.
La notizia del Digitimes, in controcorrente con le vendite, potrebbe avere diverse spiegazioni. Prima di tutto, nel mese di settembre 2011, Apple chiese uno sforzo di produzione ai suoi fornitori, per supportare il lancio globale dell’iPhone 4S. Naturalmente, i mesi successivi, gli ordinativi sono destinati a calare, data la grande quantità di iPhone presenti sul mercato. La fabbricazione di nuovi dispositivi, fra cui l’iPad 3 e l’iPhone 5, potrebbe essere un’altra ragione del calo di ordinativi di iPhone 4S e iPad 2 nei prossimi mesi.
Alla faccia del Think Different e dei proclami del marketing. Accusata dai suoi stessi dipendenti retail di “trattamento iniquo”, invece di mettere mano al portafoglio Apple nicchia e muove guerra istruendo i suoi manager sui metodi scientifici -e legali- per gestire le intemperanze.
Si stanno dando rapidamente un ordine e un’organizzazione con tanto di sito Web. Molti dipendenti del retail Apple, si ignora al momento il numero esatto, si sono raggruppati a formare il cosiddetto “Apple Retail Workers Union” nel tentativo di strappare migliori condizioni di lavoro e un rapporto più diretto:
Tutti sanno che lavoriamo in uno degli ambienti retail più esigenti eppure soffriamo a causa di trattamento iniquo e di compensi inadeguati, tra le altre cose. Meritiamo molto di meglio: ora tocca a noi.
Una proposta che deve aver ispirato in qualche modo l’eco di protesta dei dipendenti dell’Apple Store di Roma Est, che hanno sfruttato il giorno del lancio dell’iPhone 4S per dare visibilità al proprio sciopero e alle proprie richieste:
Non abbiamo intenzione di bloccare le vendite, ma solo di portare all’attenzione pacificamente la nostra vertenza in atto da settembre. All’azienda chiediamo una maggiore consultazione su scelte, passaggi di qualifica, mansioni e aumenti di livello. La nostra non è solo una rivendicazione economica, ma la richiesta di maggiore consultazione dei dipendenti in un’azienda che ha per filosofia quello di voler condividere tutto
La risposta della società non si è fatta attendere, ed è arrivata col solito stile di sempre, ovvero di sottecchi, e con una strategia d’acciaio. Sono stati istituiti corsi di formazione obbligatori per tutti i responsabili, dedicati alla gestione della materia:
Continua a leggere: Apple istruisce i manager per le proteste dei dipendenti retail

In un interessante articolo pubblicato su BusinessWeek, si legge di uno dei segreti meglio custoditi di Cupertino. Un misto di intraprendenza,capacità e rapacità che ha consentito ad Apple di trasformare una normalissima catena d’approvvigionamento, supply chain in inglese, in un inimmaginabile vantaggio competitivo, a suon di pagamenti cash.
Il trucco, a quanto pare, consiste nel controllo maniacale di tutti gli aspetti che riguardano la catena:
stando a più di una dozzina di interviste con ex-impiegati, responsabili dei fornitori ed esperti di management vicini alle operazioni della società, Apple ha costruito un ecosistema chiuso in cui controlla quasi ogni tassello della catena di approvvigionamento, dal design fino al retail.
E d’altro canto, lo zampino di Tim Cook sulle Operazioni è evidente; l’attuale CEO Apple si è infatti guadagnato la stima di Steve Jobs proprio ottimizzando l’intero il flusso delle forniture, anticipando i bisogni futuri e assicurandosi le tecnologie e la componentistica vitali per il business. Un approccio molto aggressivo che funziona grazie alle spaventose riserve cash detenute nei forzieri di Cupertino e che ammontano a ben 81 miliardi di dollari. Ma facciamo qualche esempio.
Al tempo del lancio dell’iMac Bondi blue -e parliamo della fine degli anni ‘90- Steve Jobs si assicurò per 50 milioni di dollari i servizi dell’intero trasporto aereo statunitense sotto le festività, in un periodo storico in cui i competitor si avvalevano principalmente delle consegne via mare. Ciò, da apparente follia logistica, ha finito col creare diversi problemi a rivali come Compaq quando in seguito -loro stessi- hanno avuto bisogno del trasporto aereo. E parimenti, durante il lancio di iPhone 4 o iPad 2, Apple aveva occupato talmente tante macchine e produttori coi suoi dispositivi da non lasciare praticamente risorse agli altri:
Continua a leggere: Uno dei segreti di Apple? La catena di fornitura