
Sharp, uno dei più grandi fornitori di Apple in materia di display, ha comunicato che la produzione di schermi da 9.7 pollici per Apple è praticamente ferma nella fabbrica di Kameyama, in Giappone. Sembra, secondo alcune persone vicine alla compagnia giapponese, che si stia verificando uno spostamento della produzione a favore dei display degli iPad mini. Stiamo forse assistendo alla fine dell’iPad 4, decretata dall’avvento dell’iPad mini?
Reuters, che ha indagato sulla notizia, non è riuscita a confermare se si tratta di una sospensione temporanea dovuta al periodo post natalizio, tipicamente povero di vendite, o se gli acquirenti si stiano veramente spostando verso gli iPad mini, a scapito degli iPad. Contattati da Reuters, i dirigenti di Sharp non hanno voluto rivelare cifre riguardo l’andamento delle vendite dei tablet Apple.
Macquarie Research stima invece che le consegne di iPad diminuiranno del 40% circa nel trimestre in corso, passando da 13 milioni a 8 milioni. Ma questa diminuzione delle vendite di iPad è -lo sottolinea anche Macquarie Research- fisiologica visto che il primo trimestre dell’anno è sempre meno redditizio dell’ultimo.
A metà gennaio, il Wall Street Journal ha pubblicato un rapporto secondo il quale Apple avrebbe ridotto la richiesta di fornitura di componenti per l’iPhone 5, a causa della previsione di una domanda di mercato inferiore rispetto alle aspettative. Stiamo assistendo a un fenomeno simile per l’iPad?
Continua a leggere: Sharp produce meno schermi: l'iPad mini ha soppiantato l'iPad?

Secondo gli analisti di Morgan Stanley, l’anno prossimo dovremmo iniziare ad osservare le prime avvisaglie di un fenomeno di saturazione del mercato statunitense per quanto riguarda iPhone ed iPad. Le vendite dei gingilli con la mela, insomma, stanno per raggiungere il punto massimo di espansione, oltre il quale languiranno. Eppure, un recente studio della medesima banca d’affari sembra smentire questa proiezione.
In seguito ai risultati di una ricerca proprietaria fatta su un campione di 1.000 consumatori negli USA, le parole dell’analista Katy Huberty sono rassicuranti, almeno per Cupertino. “Nonostante preoccupazioni di segno opposto,” ha affermato, “la domanda di iPhone ed iPad resta forte. Le intenzioni d’acquisto per il C4Q battono tutte le nostre previsioni. Ci hanno anche sorpreso gli iPad, con una presenza stabile al 50%, in controtendenza rispetto al calo che avevamo prospettato per l’anno prossimo.”
I punti salienti della nota, riassunti elegantemente da Fortune, sono cinque:
Continua a leggere: iPhone ed iPad prossimi alla saturazione del mercato USA?

Secondo le stime preliminari pubblicate da IDC sulle consegne mondiali di tablet nel terzo trimestre fiscale del 2012, risulta che l’iPad abbia ceduto parecchio terreno ai competitor. Siamo capitombolati dal 68,2% del secondo trimestre all’attuale 50,4%.
Un po’ è stata colpa della stagnazione prima del debutto di iPad mini, e un po’ è dipeso dalla crescita dell’intero settore e quindi della concorrenza:
Dopo un secondo trimestre molto forte, Apple ha visto la crescita rallentare quando le consegne commerciali e consumer (incluse quelle educational) iniziavano a scemare per via dei rumors sull’arrivo di iPad mini” ha affermato Tom Mainelli, responsabile della ricerca Tablet presso IDC. “Riteniamo che una percentuale importante di utenti interessata nell’acquisto di prodotti Apple sia rimasta al palo durante il terzo trimestre per via delle anticipazioni sull’annuncio dell’iPad mini. Ora che l’iPad mini e l’iPad di quarta generazione sono disponibili, ci aspettiamo un eccellente trimestre. Tuttavia, pensiamo anche che il prezzo di commercializzazione relativamente alto di 329$ lascerà molto spazio ai produttori di dispositivi Android, che potranno così espandersi ulteriormente dopo il successo del terzo trimestre.
E infatti Samsung ha più che quadruplicato le consegne rispetto all’anno precedente, e anche Amazon ha fatto balzi da gigante, assicurandosi quasi il 10% dell’intero mercato. Ovviamente si parla di consegne e non di vendite: nulla vieta quindi che, come già accaduto in passato, ora tutti questi dispositivi restino a marcire nei negozi sotto l’ondata dei nuovi iPad. L’impressione, tuttavia, è che questa volta le cose andranno diversamente, e che i numeri inizino finalmente a descrivere con maggiore aderenza alla realtà i gusti degli utenti.

Michael Walkley, analista presso Canaccord Genuity, ha previsto che Apple venderà ben 101.6 milioni di iPad nel corso del 2013. Questo modello darebbe ad Apple il controllo di 58,4 % del mercato dei tablet.
Ricordiamo che durante l’evento del lancio dell’iPad mini, Tim Cook aveva annunciato che erano stati venduti 100 milioni di iPad dal giorno del lancio, nel marzo 2010. Secondo le previsioni di Walkley, Apple venderebbe in un anno la stessa quantità di tablet che in poco più di due anni e mezzo. Questo risultato strabiliante sarebbe da attribuire, sempre secondo Walkley, alla presenza sul mercato sia dell’iPad “classico” che del nuovo iPad mini.
Ma non solo: per Walkey il 2013 sarà l’anno dei tablet, che entreranno con forza nelle nostre case. Egli prevede che, anche se Apple continuerà a dominare il mercato dei tablet, Amazon venderà 10,7 milioni di Kindle e Samsung 8,4 milioni di tablet.
Anche l’iPhone potrebbe ritagliarsi una parte da leone nel 2013, con 194 milioni di dispositivi venduti complessivamente. Walkley trae le sue stime dal crollo della competenza di Apple e Samsung, che stanno cannibalizzando il mercato dei dispositivi portatili, avendo strappato cospicue fette di mercato a RIM, Nokia e Motorola durante l’ultimo trimestre del 2012.
Via | Apple Insider

A quanto pare, non è vero che Apple sia la società di maggior valore della storia. Partendo dagli elementi emersi nei vostri commenti, abbiamo fatto qualche ricerca e abbiamo scoperto il vizio di fondo che minava l’intero scoop: i numeri utilizzati per il confronto diacronico, infatti, non tenevano in conto l’andamento dell’inflazione.
Ci sono cascati davvero tutti, da Bloomberg alla CNN, da AllThingsD a Reuters, compresa la stampa nostrana (che però non ha ancora rettificato) e molti continuano a fare confusione a causa degli errori contenuti nella rettifica stessa, ma arriviamo al sodo. Secondo i calcoli fatti dal Columbia Journalism Review, Cupertino è sulla strada per strappare il primato storico, ma non sarebbe ancora riuscita nell’impresa:
Apple non è -e di parecchio- la società più grande o di maggior valore della storia. Ciò accade perché la stampa sovradimensiona la realtà per la voglia apparentemente irresistibile di titoli che includano le parole d’oro “Apple” e “record.”
Il market cap da 622 milioni di dollari di Apple è un record nominale, non effettivo, reale. E diventa un record solo se non adeguate il market cap del 1999 di Microsoft all’inflazione del tempo.
Basta dare uno sguardo agli indici del S&P Dow Jones, infatti, per scoprire che un dollaro nel 1999 equivaleva ad 1,38$ nel 2012. Con le opportune correzioni, insomma, si evince che i 620,6 miliardi di dollari del 1999 di Microsoft oggi corrisponderebbero a 853,4 miliardi; ovvero oltre 200 miliardi di dollari rispetto alla capitalizzazione di Apple. Per metro di paragone, IBM muoveva qualcosa come appena -si fa per dire- 192.3 miliardi di dollari.
Ciononostante, se gli eventi continueranno a seguire il corso che in molti prospettano, è probabile che Cupertino possa raggiungere i 3 trilioni di valore entro il 2020, vale a dire più del PIL di Brasile, Francia o Italia. Ma per questo record c’è ancora parecchio cammino da compiere.

Sul Moscow News di ieri si legge che Apple ha intenzione di aprire in Russia alla vendita diretta dei propri prodotti entro il 2013. Il nuovo -e decisivo- tentativo giunge in seguito al fiasco inanellato l’anno scorso.
Sembra incredibile, ma in un mercato gigantesco come la Russia non esistono ancora Apple Store ufficiali. Solo l’anno scorso, scrive IFOAppleStore, alcuni dirigenti della mela -inclusi Ron Johnson e Bob Bridger- avevano tentato di trovare qualche location adatta, ma dovettero tornare a Cupertino con le pive nel sacco. E questa è la situazione ad oggi:
I prodotti Apple in Russia sono stati distribuiti dalla società ECS dal 1996 al 2007. A partire dal 2007, Apple ha aperto un ramo ufficiale in Russia che conduceva in autonomia le proprie attività di marketing. Nel 2008, hanno firmato col loro primo distributore ufficiale di computer, diHouse. Nel novembre del 2009, Apple ha acquisito un nuovo distributore in Russia, la Marvel company, e a marzo 2012 ne comparve un’altra ancora, la OSC. Tuttavia, il 75% di tutti i prodotti Apple sono ancora distribuiti attraverso diHouse. L’iPhone invece è distribuito da Vimpelcom e MTS.
Formalmente Apple ha già fondato una nuova società chiamata Apple Rus e vi ha posto a capo Vitaly Morozko, il consigliere legale locale; ma si tratta d’un guscio ancora vuoto, o poco più. Insomma, di lavoro da fare ce n’è ancora parecchio; e di sicuro l’aver regalato all’allora presidente Dmitry Medvedev un iPhone bloccato su AT&T non aiuta.

C’era un tempo in cui Microsoft dominava l’industria Tech con fatturati da capogiro e una penetrazione nel mercato da far gridare al monopolio. Poi, a partire dal 2000, ha iniziato a perdere terreno mentre Google, Apple, Facebook e altre avanzavano inesorabilmente con la forza dell’innovazione e tanto coraggio. Risultato, ora il business dell’iPhone vale più di tutta Microsoft. Incredibile ma vero.
Lo racconta Vanity Fair in un recente articolo consultabile anche online:
Un solo prodotto Apple, qualcosa che neppure esisteva cinque anni fa, fa vendite più alte di qualunque cosa offrano quelli di Microsoft. Più di Windows, di Office, di Xbox, di Bing, di Windows Phone e ogni altro prodotto che Microsoft ha creato dal 1975. Nel trimestre fiscale che finisce al 31 marzo 2012, le vendite dell’iPhone hanno raggiunto quota 22,7 miliardi di dollari; Microsoft Corporation non ha superato i 17,4 miliardi.
Microsoft, per farla breve, ha sostanzialmente buttato via un decennio della propria esistenza, finendo così calpestata da società nettamente più piccole, meno ramificate ma estremamente più aggressive. E come sia stato possibile tutto ciò lo si capisce da un aneddoto significativo. Nel lontano 1998 -un’era geologica fa, in termini informatici- un gruppo di ingegneri a Redmond fu folgorato dal capolavoro di Douglas Adams, “Guida galattica per gli autostoppisti” in cui prende forma un singolo libro contenente tutto lo scibile dell’universo. Mossi da questa ispirazione, i membri del team crearono il prototipo d’un rivoluzionario lettore di eBook che trasformasse in realtà la visione di Adams, ma ci fu un intoppo imprevisto ai piani alti:
Emozionato dal successo e pregustando gli allori, il gruppo inviò il dispositivo a Bill Gates che tuttavia lo bocciò a tempo record. L’eBook non era adatto a Microsoft, dichiarò.
“Non gli piaceva l’interfaccia grafica, perché non somigliava a Windows” ricorda un programmatore impegnato nel progetto. Il gruppo infatti concordava nell’asserire che Windows avrebbe rovinato tutto in un eBook. L’idea era di avere un libro -e un libro soltanto- sullo schermo; e i libri veri non hanno immagini di Microsoft Windows che fluttuano da tutte le parti. Infilare cose simili in una versione elettronica avrebbe finito col distruggere l’esperienza utente.
Insomma Microsoft, ironia della sorte, alla fine è stata schiacciata dal peso soverchio dei sue due più grandi successi, ovvero Windows e Office. Apple, invece, ha continuano leggera per la sua strada, investendo in ricerca e sviluppo e soprattutto mostrando un coraggio e una visione d’insieme che le fanno onore. Anche se il suo vero cavallo di battaglia -il suo pregio irraggiungibile- consiste probabilmente in altro. Le conclusioni sono di Forbes:
A dire il vero, questa non è neppure la caratteristica più incredibile dei recenti successi di Apple. La vera stranezza sta nel fatto che siano riusciti a raggiungere questi livelli di vendita continuando a macinare margini da softwarehouse sulla vendita dell’hardware. Questo è il trucchetto che nessuno altro riesce a emulare.

Panos Mourdoukoutas scrive su Forbes che l’attacco congiunto del Nexus 7 di Google e di Microsoft Surface spodesterà presto l’iPad dalla sua condizione di re incontrastato del mercato. A suo dire, uno vincerà sul fronte dei prezzi mentre l’altro su quello delle funzionalità, ma qualcosa nel computo proprio non torna.
A leggere Forbes, sembra evidente che l’attuale assetto del mercato non potrà perpetuarsi ancora per molto, non con questi equilibri e con queste quote, in ogni caso. Perché i competitor della mela hanno dalla loro l’esperienza:
Microsoft e Google arrivano in ritardo in un industria brutale che ha già fatto le sue vittime (leggi Hewlett-Packard Co. e Research In Motion Limited). Ma forse, hanno imparato una cosa o due dagli errori di quelli che li hanno preceduti. Invece di fronteggiare a viso aperto Apple, ognuno di loro ha scelto di indirizzare i propri sforzi verso specifiche nicchie all’interno dell’industria dei tablet.
Surface dovrebbe battere l’omologo con la mela per completezza, grazie al suo supporto a Windows 8 e all’inclusione d’una tastiera fisica all’interno della cover, scelta costruttiva [geniale, a mio modo di vedere] che irretirà quanti “in un tablet cercano soprattutto le funzionalità di un laptop in luogo di uno smartphone nel tablet.” Google invece ha “ammaliato i consumatori con prezzi nettamente più bassi dell’iPad.”
Tutto vero, per carità, ma l’analisi non tiene conto di un paio di fattori. Se è vero che il Nexus sta vendendo parecchio, nulla può confermare che -nel medio e lungo termine- il mercato vorrà solo tablet più piccoli, meno potenti e a basso costo; senza contare che, su queste basi, se Apple decidesse sul serio di lanciare un iPad mini come si vocifera da tempo, il Nexus verrebbe probabilmente spazzato via.
Continua a leggere: Forbes: Google Nexus 7 e Microsoft Surface batteranno iPad

Al margine del rumor sugli iPad mini sotto i 499$, il New York Times ha lanciato una bomba passata un po’ inosservata nella blogosfera Apple-centrica: se Cupertino da una pare lavora ad un anti-Kindle, dall’altra Amazon starebbe per lanciare un tablet Kindle da 10,1″.
Più di un analista concorda sulla cosa. Se Cupertino lancerà un iPad entry level dal form factor meno voluminoso, resterà regina incontrastata del segmento per molti anni a venire. L’erosione, infatti, viene dai più piccoli dispositivi Android, come quelli Samsung oppure lo stesso Kindle Fire di Amazon, ma in futuro i due fronti sono inevitabilmente destinati ad incontrarsi e a darsele di santa ragione.
È un po’ come se Amazon e Apple stessero lavorando rispettivamente alle due estremità del medesimo ponte, su cui combatteranno epiche battaglie:
Questa estate, Microsoft ha annunciato la creazione del suo tablet, Surface. E Amazon sta lavorando ad una nuova versione del Kindle Fire, con un display più grande, che potrebbe competere più direttamente con iPad, secondo lo sviluppatore informato sui piani di Amazon che tuttavia ha preferito non essere identificato. Anche gli analisti ritengono che Amazon stia per aggiornare il Kindle Fire. Drew Herdener, un portavoce Amazon, si è tuttavia rifiutato di esprimere un giudizio.
Non è esplicitata nel testo la grandezza del display di questo presunto anti-iPad, ma pare che sarà molto prossima ai 10,1″, proprio per fronteggiarlo ad armi pari. Se le indiscrezioni su un imminente aggiornamento della gamma Kindle si riveleranno veritiere, Amazon potrebbe decidere di usare proprio tale cornice per il nuovo modello. E allora, le cose si faranno davvero interessanti.
Photo | EVE

Gli sforzi di Intel nel segmento degli ultrabook non sta dando affatto i risultati sperati. Nel secondo trimestre fiscale dell’anno in corso, infatti, le consegne di ultrabook non Apple sono arrivate a 500.000 unità, contro i 2,8 milioni di laptop con la mela distribuiti globalmente.
L’analista Jay Chou di IDC loda Cupertino:
“Il MacBook Air rappresenta una buona porzione del business di Apple. Può vantare ottimi livelli di crescita.”
Quanto all’ultimo trimestre fiscale, Apple ha consegnato nel mondo 2,8 milioni di portatili contro i 500.000 ultrabook dei competitor PC. E sebbene in quei 2,8 milioni rientrino anche i MacBook Pro, Chou sostiene che la maggior parte di essi fosse costituita da MacBook Air. In altre parole Cupertino, con appena due modelli di ultrabook, batte le dozzine e dozzine di prodotti omologhi della concorrenza.
Una bella mazzata per Intel, che invece sperava in ben altri equilibri. All’inizio dell’anno, infatti, stimava che gli ultrabook avrebbero coperto il 40% del mercato laptop consumer, ma qualcosa deve essere andato storto nel frattempo. Secondo le proiezioni di IDC, è possibile che si arrivi ad un milione di ultrabook piazzati entro la fine dell’anno, ma poiché per allora i laptop totali dovrebbero toccare quota 225 milioni, va da sé che la porzione costituita dagli ultrabook sarà davvero trascurabile.
L’ago della bilancia, ormai è evidente, non è l’hardware in sé ma il software:
“Il futuro dipende per lo più da 2013, e dall’andamento di Windows 8″
Il che equivale a dire che i potenziali acquirenti hanno tutti messo in standby la carta di credito, in attesa della prossima Major Release di Microsoft. OS che dovrà arrivare presto e funzionare a dovere, altrimenti saranno dolori: mentre l’intero mercato dei PC perde lo 0,1% su base annuale, Apple è l’unico produttore ad aver segnato un +4,3%.
Photo | MacSlush