
In occasione del 25esimo anniversario del Macintosh, in California si è riunito un gruppo di persone davvero speciale: coloro che costituivano la Macintosh Division di Apple, la squadra che ha creato il Macintosh 128k.
Da Barbara Koalkin (Marketing Manager della division) a Randy Wigginton (il “papà” di MacWrite), da David Beaver (al tempo assistente personale di Steve Jobs) a Guy Kawasaky, leggendario Mac Evangelist e “cronista” della reunion, volti più o meno noti, c’era buona parte del team originale, che ha scritto un pezzo importante della storia dell’informatica.
Il report di Kawasaki è davvero particolare e permette di comprendere quanto speciale fosse la Macintosh Division, quanto della filosofia Think Different fosse già presente allora.
Suggestiva la chiosa di Kawasaki: “Spero che tutti possano avere nella vita almeno una occasione di lavorare ad un progetto così grandioso con gente così speciale, come la Macintosh Division“.
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Tra i primati del Macintosh 128k, uno curioso e poco noto riguarda la sua costruzione.
Fino al 1984, i personal computer erano prodotti in modo poco più che artigianale: lo stesso Apple II, e pure l’IBM PC, non venivano assemblati in catene di montaggio automatizzate, ma costruiti con tecniche da azienda manifatturiera.
Il Macintosh, invece, è stato il primo prodotto della sua categoria ad essere progettato per essere costruito su larga scala, in maniera il più possibile automatizzata: per questo la semplicità e la modularità erano fondamentali, tanto da influenzare perfino il design.
La nascita del Macintosh non solo ha rivoluzionato la storia del personal computer ma, per certi versi, anche quella dell’advertising. Oltre al celeberrimo “1984“, diretto da Ridley Scott, che vedete qui sopra, vi proponiamo una galleria degli spot che hanno accompagnato il lancio del “computer for the rest of us“.
Dopo il “salto” i video.
Celebrare il 25esimo anniversario di un computer è, agli occhi di molti, una cosa un po’ strana, un po’ da sfigati, o meglio, da nerd.
Ma forse è meno peggio di quanto potrebbe sembrare agli occhi del “non iniziato”, perché il Macintosh 128k, che oggi festeggiamo, è qualcosa di più di un semplice elaboratore elettronico.
Possiamo distinguere almeno due elementi che elevano il Macintosh dal resto dell’informatica.
In prima battuta il design: Steve Jobs, che aveva già dimostrato che un computer poteva trovare spazio sulle scrivanie dei comuni mortali, con il Macintosh ci ha fatto capire che un computer poteva essere molto di più di un elettrodomestico, uno strumento sì di utilità per molte delle esigenze domestiche, ma anche per l’intrattenimento.
Poi, l’interfaccia. Fino al 1984, parafrasando una celebre frase di JFK, si doveva assecondare il calcolatore perchè questo eseguisse per noi un lavoro; da 1984, si è iniziato a ragionare, più semplicemente, su cosa un computer potesse fare per noi.
In tutto questo, possiamo vedere il Macintosh 128k come capostipite, come primo prodotto in cui si riconosce il DNA del calcolatore moderno. Buona parte dei temi che attualmente caratterizzano questo settore erano già presenti, vivi, pulsanti in quel piccolo scatolotto grigio.
Ma la cosa ancora più importante non è il prodotto in se, pur notevole. E’ la piattaforma che, pur con i problemi sorti nel corso degli anni, Apple ha saputo sintetizzare dal progenitore.

128 kilobyte di memoria RAM, 64 kilobyte di ROM, 8MHz di clock e 500 byte di cache; un lettore di dischi magnetici da 400Kb l’uno, uno schermo in bianco e nero da 9″ per 512×342 pixel, audio mono a 8 bit.
Dette così, nel 2008, sembrano le specifiche di un tostapane (nemmeno dei più evoluti…) e, per la verità, nemmeno nel 1984 erano specifiche che facevano gridare al miracolo.
Ciò che rendeva quei 7 chili e mezzo di plastica, vetro, silicio e metalli rari così speciali è il modo in cui sono erano “messi assieme” e quello che accadeva alla pressione del tasto di accensione.
Il 24 gennaio 1984 Apple ha introdotto il Macintosh, e non solo il 1984 non è stato come “1984″, addirittura nulla è stato più come prima.
Il sistema operativo basato non sull’input/output di linee di testo, ma su una interfaccia grafica metaforica: icone, finestre, cartelle e cestino. Il mouse. I font. Disegnare con il computer. Ascoltare musica con il computer.
Oggi, per noi, tutto questo è scontato: e lo è in larga parte grazie al Macintosh 128k.
E’ per questo che oggi festeggiamo i 25 anni dalla sua prima introduzione. E’ per questo che il Macintosh 128k non poteva non essere il vincitore della nostra Top-10, che ha voluto fin dall’inizio essere il nostro piccolo e personale tributo ad una vera e propria pietra miliare dell’informatica.
E non dimenticate: never trust a computer you can’t lift!
(Dopo il “salto”, il video con la prima presentazione al pubblico del Macintosh 128k)

Tra pochi giorni cadrà, come sapete, il 25 anniversario dell’introduzione del primo Macintosh.
Che l’abbiate proprio acquistato, che lo abbiate usato all’università, che lo abbiate visto esposto ad una fiera o ad un museo: chi ne è entrato in contatto non può non ricordare questa “strana macchina” con mouse, icone, finestre e cartelle.
Visto che il successo, del prodotto e della piattaforma che ne è derivata, è stato decretato dagli utenti, vi chiediamo di raccontarci la vostra esperienza, i vostri ricordi riguardanti questa pietra miliare dell’informatica. Pubblicheremo i più interessanti e curiosi.
L’indirizzo è sempre il solito: suggerimenti@melablog.it
In occasione dello storico 25esimo anniversario della nascita del Macintosh, in rapido avvicinamento, aumenta l’interesse per la storia di un prodotto che ha fatto la storia dell’IT. Un prodotto diventato, nel tempo, una piattaforma sulla base della quale sono nati alcuni tra i migliori computer di sempre.
Noi di mela|blog abbiamo stilato una piccola classifica, su quella che riteniamo essere la Top-10 di questi (primi) 25 anni di Macintosh.
Nella nostra marcia di avvicinamento al 24 gennaio, data di introduzione del capostipite, faremo un nostro conto alla rovescia, scandito dalle schede dei 10 migliori Mac di sempre. Per avere la classifica, seguite il tag “toptenmac”.
Stay tuned!