
Il vice presidente senior d’Industrial Design presso Apple, Sir Jonathan Ive, l’uomo dietro al design dell’iMac, dell’iPod e dell’iPhone non ha sempre avuto l’apparenza di un entusiasta e sofisticato designer. In un video del 1999 scovato da pdmcmahon, un utente di Reddit, Jonathan Ive ha un aspetto abbastanza diverso.
Jony Ive sfoggiava nel ‘99 una capigliatura spettinata, qualche chilo in più e un baffetto che lo fanno molto nerd. Quello era l’anno in cui il MIT lo nominò uno dei 100 più grandi innovatori under 35. Ive aveva da poco elaborato il design dell’iMac, rendendolo un computer differente da tutti i PC che esistevano all’epoca, e appena lanciato l’iBook, la versione laptop dell’iMac.
Parecchia acqua è passata sotto ai ponti e Jony Ive ha realizzato in questi ultimi 15 anni la grande opera di ri-elaborare il design di se stesso (anche se il sorriso è rimasto lo stesso), abbandonando anche i goffi propositi da amante dei computer dell’intervista al Macworld di San Francisco: “Un computer può assolutamente essere sexy.”
[Via MacEinstein]

In una intervista al Daily Telegraph, Sir Jonathan Paul Ive ha raccontato un po’ di sé, della sua amata Londra della filosofia Apple dietro al design industriale. E, tra dissertazioni sull’estetica e sulla necessità di un’attenzione maniacale ai dettagli, ha parlato anche di prodotti “senza dio.”
L’imperativo categorico a Cupertino è sempre lo stesso: creare congegni e servizi che si distinguano dalla concorrenza per filosofia e approccio, e che soprattutto lascino nell’utente la sensazione di una cura estrema nella scelta qualitativa e quantitativa delle funzionalità implementate. Ive afferma (probabilmente in modo improprio) di non desiderare prodotti “senza dio” ma il concetto è chiarissimo. Ad Apple non tollerano prodotti senz’anima:
Cerchiamo di sviluppare prodotti che sembrino in qualche modo inevitabili. Che ti lascino con la sensazione che non ci sia altra possibile soluzione dotata di senso. “Credo che senza rendersene conto la gente stia molto attenta a queste peculiarità. Credo che riescano a percepire l’attenzione. Ritengo che faccia piacere vedere tanta importanza data all’attenzione, ma non è una questione di numeri: si può produrre una cosa senza cura e farne milioni con attenzione. Non c’entra niente la quantità di prodotti che creerai. […] Una delle nostre preoccupazioni, con la produzione di massa e l’industrializzazione, era di assistere ad un inerente processo di mancanza di attenzione e di ateismo [godlessness, nell’originale]. […] Quando sviluppiamo, creiamo qualcosa di nuovo e lo lanciamo sul mercato sappiamo perfettamente che porta con sé un insieme di valori. Ci preoccupa l’attenzione ai dettagli; non ci interessa che i nostri prodotti rispettino la tabella di marcia, né che rispondano all’agenda aziendale o a quella dei competitor. Cerchiamo davvero di progettare i migliori prodotti che possiamo per la gente.
Le interviste a “Jony” Ive sono rare -l’ultima risale ad un paio di mesi fa- e gettano sempre una luce interessante sulla nostra percezione di Apple nel suo insieme. Potete leggerla, in tutta la sua inglesità, a questa pagina.

Al concorso British Visionary Innovator, Sir Jonathan Ive si è aggiudicato il primo premio con larghissimo consenso. L’onoreficenza, creata dall’Intellectual Property Office inglese, intende celebrare i sudditi di Sua Maestà che si distinguono per il contributo fornito nell’innovazione, nei servizi e nel design.
Sulla pagina dell’IPO dedicata alla notizia, si legge:
Sir Jonathan Ive è nato a Chingford, Londra, nel 1967. Diplomatosi al Politecnico di Newcastle, Ive ha dimostrato una predisposizione innata per l’Industrial Design che lo ha portato a lavorare per Apple brevemente nel 1992, e poi definitivamente sotto la leadership di Steve Jobs nel 1997. Negli ultimi 15 anni, Ive ha progettato alcuni tra i più popolari prodotti di sempre, e che ora hanno raggiunto lo stato di simboli o icone. Cose come l’iMac, il MacBook, l’iPhone, l’iPad, e ovviamente l’iPod. Alcune delle onorificenze che si è guadagnato includono la “Persona più Influente sulla Cultura Britannica” (BBC), “Inventore del decennio” (Guardian) e l’investitura a cavaliere del 2012. Finalmente, oggi lo avete votato come il vostro innovatore visionario inglese preferito.
Il concorso pernea attorno all’iniziativa World Intellectual Property Day 2012, e ha visto tra i partecipanti nomi del calibro di JK Rowling, l’autrice della saga Harry Potter, Ian Wilmut, lo scienziato dietro la pecora clonata Dolly, e l’inventore del Bancomat James Goodfellow.

In una intervista col London Evening Standard, il vice presidente senior d’Industrial Design presso Apple Sir Jonathan Ive ha parlato di Apple e della sua capacità di suscitare profondo entusiasmo nel pubblico. Il merito, afferma, consiste nella creazione di prodotti oggettivamente migliori, assieme alla cura per i dettagli e all’approccio emozionale.
Tutto è cominciato col trasferimento nella Silicon Valley, con un progetto nel cuore e tanto ottimismo. Non era la ricerca del guadagno a spingerlo, quanto piuttosto la volontà di perseguire le proprie idee e portarle a termine. Alla domanda su cosa renda diverso il design in Apple, Ive ha difficoltà a trovare una risposta univoca, ma sottolinea l’importanza dell’intero processo di creazione del prodotto, dal design fino ai prototipi finali:
Quando separi questi passaggi fondamentali, penso che il risultato finale ne soffra. Se qualcosa deve essere migliore, allora è nuovo, e se è nuovo ti stai confrontando con problemi e sfide su cui non hai riferimenti ed esperienze passate. E’ quindi necessaria molta concentrazione sugli obiettivi da raggiungere.
E quale migliore esempio di questo approccio se non iPad? Invece di correggere il tiro apportando modifiche e migliorie qua e là, col suo tablet Apple ha scelto di inventare da zero un’intera categoria di prodotto che fino a pochi anni fa non esisteva. E’ più complicato, certo, ma è l’approccio vincente. Dopotutto, gli obiettivi di Apple sono “molto semplici” e rientrano nel design e nella creazione di “prodotti migliori”:
Continua a leggere: Jonathan Ive: il segreto di Apple è la cura nei dettagli

Dopo la biografia autorizzata di Steve Jobs, il libro Inside Apple sembra essere destinato a diventare in questo inizio 2012 la nuova lettura preferita di tutti i fan della società americana: scritto da Adam Lashinsky, Senior Editor at Large di Fortune, Inside Apple promette infatti di svelare interessanti retroscena sui vari processi aziendali.
Uno di questi è costituito dalla cosiddetta Unboxing Room, luogo in cui un impiegato appositamente dedicato al design e alla composizione delle confezioni si occupa di attraversare centinaia di combinazioni per trovare il modo giusto di impacchettare un prodotto. Colori, disposizione degli oggetti, dimensioni delle confezioni: tutto passerebbe per la Unboxing Room. E vista la rinomata eleganza dei prodotti Apple, non stentiamo affatto a credere a una cosa del genere.
Del resto, chi ha avuto modo di leggere proprio la biografia scritta da Walter Isaacson saprà che gli stessi Steve Jobs e Jonathan Ive spendevano un enorme quantitativo di tempo nello studiare la struttura e il look delle confezioni, in modo piuttosto appassionato nel “disegnare un rituale di spacchettamento che faccia in modo da rendere il prodotto speciale”. Non chiamateli pacchi.
Via | Macrumors.com
Foto | Flickr

L’invidia dei fan di Apple monta sempre più nei confronti di Jonathan Ive. Non solo per la sua investitura a “Sir” e per il ruolo chiave di designer svolto all’interno della società, ma per la nuova voce di corridoio riguardante iTV, la televisione targata Apple prevista a quanto pare per metà 2012.
A riportare gli ultimi rumor è USA Today, secondo cui Jony Ive avrebbe ben chiuso a chiave nel proprio studio un modello di iTV da 50″. Secondo la stessa fonte, Apple starebbe avviando la produzione di una televisione LCD da 42″ o superiori, con integrate funzionalità Wi-Fi. Una notizia che in realtà si scontra con le ultime voci di corridoio, secondo le quali per iTV Apple si sarebbe concentrata almeno in partenza sui modelli a 32″ e 37″, anche se una notizia precedente includeva comunque i 55″.
Le notizie vere o false su iTV ormai non si contano più: per saperne qualcosa di più non ci verranno incontro purtroppo nemmeno l’imminente CES di Las Vegas, dove Apple non sarà presente, né tantomeno l’evento di gennaio che a quanto pare riguarderà iBook.
Via | Appleinsider.com

Di a Jonathan Ive abbiamo avuto modo di parlare molte volte qui su Melablog. Colui che si qualifica come Senior Vice President of Industrial Design di Apple è infatti il responsabile del successo, almeno dal punto di vista del design, di gran parte dei prodotti dell’azienda di Cupertino, diventando così una delle sue figure chiave dal 1992 a oggi.
Già nel 2005, Ive ricevette dal proprio Paese d’origine, il Regno Unito, l’onorificenza di Commander of the British Empire (CBE), affiancata oggi da quella di Knight Commander of the British Empire (KBE): cosa vuol dire? Che da oggi il buon Jonathan Ive può a pieno titolo farsi chiamare Sir Jonathan, vedendo così riconosciuti ancora una volta anche in UK il suo straordinario lavoro svolto in 19 anni in Apple. Lavoro che portò lo stesso Steve Jobs a definire Ive (lavorativamente parlando) il proprio “partner spirituale”.
Complimenti Jony! Anzi, Sir Jony!
Via | Tuaw.com

Quanto vogliamo bene a Jonathan Ive? Tanto. Oggi Jonathan, malgrado i dubbi e i pettegolezzi (le voci sul suo ritorno in UK) è una carica importante - Senior Vice President of Industrial Design di Apple - e la casa di Cupertino deve moltissimo del suo successo anche alle sue intuizioni sul fronte del design industriale, per esempio quelle che portarono al primo iMac nel 1998.
Di lì in poi Apple si dimostrò capace di realizzare prodotti non solo ben fatti, semplici, anni avanti la concorrenza, ma anche e soprattutto sexy. E se gli oggetti diventano sexy, il merito è di chi li disegna, di chi li concepisce, di chi in un lampo riesce a materializzare un’idea.
Quel qualcuno in casa Apple è Jonathan Ive: sul DailyMail del 20 marzo scorso è uscito un ritratto su di lui molto ben scritto - nel caso ve lo siate perso, lo trovate qui - dopo il salto vediamo i punti salienti del pezzo firmato da Rob Waugh.
Continua a leggere: Jonathan Ive, il ritratto del designer Apple sul Daily Mail

Stando alle indiscrezioni pubblicate sul Sunday Times (abbonamento richiesto), il genio del design industriale Jonathan Ive vorrebbe poter tornare assieme alla famiglia in UK. Una mossa che è apparsa platealmente sgradita ad Apple, e che potrebbe costargli addirittura il posto.
A fornire le notizie al giornale sarebbe stato uno stretto amico di famiglia, secondo cui Ive e consorte desidererebbero educare i propri figli in una scuola di Sua Maestà, magari “facendo i pendolari” tra la loro tenuta da 4 milioni di dollari nel Somerset e gli USA. Una proposta che al consiglio d’amministrazione Apple non è piaciuta e che ha creato un certo disaccordo tra le parti:
Sfortunatamente, è semplicemente troppo importante per Apple, e gli hanno chiaramente detto che se fosse tornato in Inghilterra la sua posizione con la società sarebbe divenuta insostenibile.
D’altro canto, problemi per il trasloco non ne sussistono. Proprio in questi giorni, Ive ha ricevuto lo stock di azioni contemplate nel contratto firmato nel 2008 con Cupertino e che gli ha reso approssimativamente 30 milioni di dollari: un compromeso da “manette d’oro”, come lo definisce qualcuno, che gli garantisce notevoli benefit ed ingenti entrate a patto che il designer resti confinato all’interno del quartier generale Apple.
Da Cupertino, l’intera vicenda viene liquidata come “mere speculazioni”, e nessun commento ufficiale sullo stato di impiego di Jonathan Ive è trapelato.

Con il lancio di Ping, era arrivato anche il primo spam sulla rete sociale: le pagine dei commenti degli artisti più popolari erano state inondate da messaggi con link pubblicitari. Nella giornata di ieri, Apple ha provveduto a fare un po’ di pulizia, rimuovendo questi messaggi indesiderati e provvedendo ad installare un filtro che li fermi in futuro.
Non solo lo spam è stato rimosso da Ping, ma sono stati cancellati anche numerosi falsi account che erano fioriti in questi ultimi giorni. Tra gli account rimossi, quelli di un finto Steve Jobs e di un fasullo Jonathan Ive.
Inoltre, alcune piccole correzioni sono state apportate all’interfaccia web di Ping, tra cui l’aggiunta dei pulsanti “avanti” e “indietro” che permettono una navigazione più rapida.
Malgrado che Ping abbia ora più di un milione di utenti, il social network della mela viene anche criticato da alcune frange d’utenza. Ping permette di seguire gruppi musicali e artisti, venendo aggiornato su nuovi album e date dei concerti; è possibile anche ottenere raccomandazioni musical da amici presenti sul network.
[Via AppleInsider | Foto Miles Gehm]
Tempo fa vi avevamo parlato di Objectified, un docu-film realizzato da Gary Hustwit incentrato interamente sul design industriale.
Il regista lo ha realizzato intervistando i più famosi designer industriali del mondo e tra questi non poteva mancare Jonathan Ive, Apple Chief Designer dal 1997. Il film è stato distribuito in DVD il 13 ottobre ed oggi è possibile, tramite YouTube, visionare l’estratto dell’intervista ad Ive.
Il designer parla della cura che l’azienda ripone nella scelta dei materiali e delle forme, sottolineando l’evoluzione tra il primo iMac ed il penultimo modello (l’ultimo non era ancora commercializzato quando è stato realizzato il documentario); parla del design come “chiave di connessione tra il prodotto e l’utente” e mostra le componenti strutturali dei nuovi portatili con tecnologia Unibody.
Nel complesso, si tratta di un documentario molto interessante e questo estratto non può che aumentare la curiosità. Buona visione.
[Via Gizmodo]
I nuovi iMac presentati ieri hanno conquistato il cuore di molti, soprattutto il modello da 27″. Se a questo si aggiunge il video di presentazione disponibile su Apple.com nel quale vengono mostrate le principali novità, l’all-in-one di Cupertino farà “innamorare” anche i più dubbiosi.
Tre i protagonisti del video: si comincia con Jonathan Ive, Senior Vice President of Industrial Design di Apple, che illustra l’idea alla base degli iMac e spiega come il nuovo modello sia l’evoluzione di un prodotto “so right”, così giusto ed appropriato, già al momento della sua realizzazione.
La parola passa poi a Bob Mansfield, Senior Vice President of Mac Hardware, e Scott Brodrick, Product Manager, che presentano alcune delle nuove specifiche tecniche, in primis quelle relative al nuovo display.
Nella presentazione trova anche un piccolo spazio Magic Mouse, il nuovo mouse multi-touch di Apple che ora è venduto in bundle con l’iMac.
Il video di presentazione dura poco più di 7 minuti.
Buona visione.
[Grazie matteinomac per la segnalazione]